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Assad prepara la rivincita sui ribelli

In Siria le forze lealiste del presidente Bashar al Assad stanno vincendo la guerra contro i ribelli grazie ai loro alleati: Iran, Hezbollah, Russia e Cina. Secondo i servizi segreti tedeschi di questo passo il governo potrebbe riprendere il controllo dell'intero sud del Paese.

Assad
La notizia suona come una doccia fredda per l’alleanza sunnita-occidentale che da due anni sostiene gli insorti siriani, ma la fonte da cui proviene è più che autorevole. I servizi segreti tedeschi (Bundesnachrichtendiens - BND) fin dalla Seconda guerra mondiale molto ben informati sulle vicende libanesi e siriane, valutano che le forze lealiste del presidente Bashar al Assad siano oggi più forti che in passato e stiano vincendo la guerra contro i ribelli grazie ai loro alleati; Iran, Hezbollah, Russia e Cina.

L’ultimo rapporto del BND, che ribalta le valutazioni estremamente negative per il regime di Assad formulate nell’estate dell’anno scorso, è stato reso noto dal sito internet dello Spiegel. Secondo il giornale tedesco il direttore del Bnd, Gerhard Schindler, ha riferito ad alcuni parlamentari tedeschi della Commissioni difesa e sicurezza circa la situazione in Siria affermando che sono probabili nuove offensive contro i ribelli da parte dei lealisti che stanno riconquistando il terreno perduto negli ultimi due anni e tengono in scacco il nemico.

Le ultime offensive che hanno visto pesantemente coinvolti hezbollah libanesi (almeno 75 dei quali rimasti uccisi nel conflitto), miliziani sciiti iracheni e pasdaran iraniani hanno portato alla riconquista di ampie porzioni delle regioni di Homs, Qusayr e di alcuni quartieri di Damasco caduti nelle mani dei ribelli. 
Di questo passo, secondo il BND, entro l'anno il governo potrebbe riprendere il controllo anche dell'intero sud del Paese. 
Secondo le analisi del BND il regime non sarà comunque in grado di spazzare via i ribelli dall’estremo nord grazie agli appoggi forniti dal governo turco e dalle milizie curde, così come la situazione militare ridurrà di molto le già scarse possibilità di procedere a una trattativa politica tra le parti.

I problemi dei ribelli sono di tipo militare a causa dello scarso coordinamento tra le diverse milizie spesso rivali tra loro e della carenza di munizioni determinata dall’elevato consumo imposto dalle offensive governative. 
Non mancano però anche i problemi politici e di leadership dal momento che i leader dell’opposizione siriana (soprattutto il presidente del Consiglio Nazionale Siriano George Sabra) saranno anche ben voluti negli Usa, in Europa, ad Ankara e presso la Lega Araba, ma i miliziani sul campo non li conoscono e rispondono solo ai loro comandanti. 

Con informazioni documentate il BND ha spiegato che le truppe di Assad hanno riaperto completamente le loro vie di rifornimento di armi e carburante per i carri armati e l'aeronautica riprendendo il controllo delle strade intorno a Damasco e Homs, espellendo i ribelli da parecchi sobborghi della capitale siriana e tagliando le loro vie di rifornimento verso sud e ovest. 
Per questo gli 007 di Berlino considerano precaria la situazione dei ribelli, compresi i combattenti del Fronte al-Nusra legato ad al-Qaeda, riforniti di armi e munizioni per lo più da Arabia Saudita e Qatar. 

Sui fronti bellici per gli insorti sarebbe ormai impossibile anche evacuare i feriti e rifornirsi di munizioni (dettaglio quest’ultimo emerso recentemente anche da report di fonti aperte) e in questo contesto ogni nuovo combattimento non fa che indebolirli ulteriormente. Una ragione che da sola spiegherebbe il costante afflusso di combattenti sciiti libanesi, iraniani e iracheni per alimentare l’offensiva affiancando le truppe regolari siriane e le milizie del partito Baath. 

Anche se in Occidente nessuno lo dice esplicitamente il conflitto civile siriano è ormai diventato una guerra di religione a tutti gli effetti che oppone “brigate internazionali” sciite a formazioni analoghe sunnite. 
Queste ultime secondo l’intelligence tedesca stanno avendo la peggio nonostante il supporto della Lega Araba, degli Usa e dell’Europa, evidentemente insufficiente finché Teheran, Mosca e Pechino manterranno il sostegno economico e militare a Damasco. 
Con le ultime forniture di sofisticati missili antinave a lungo raggio Yakhont e di moderni sistemi di difesa antiaerea e antimissile S-300, Mosca ha dotato Assad di un buon deterrente contro la tentazioni dei Paesi della Nato di rispondere alla richiesta turca di attuare un blocco navale alle coste siriane e una no-fly zone nello spazio aereo di Damasco. 

Alcuni analisti e molte forze politiche in Occidente sostengono che un intervento internazionale in Siria sia necessario per impedire che il conflitto si estenda ai Paesi vicini, come nei fatti sta già accadendo. 
Occorrerebbe forse sottolineare il contrario e cioè che proprio l’afflusso in Siria di migliaia di “volontari” da tutto il mondo islamico (inclusi almeno 800 europei che secondo la Ue combattono con il Fronte al-Nusra) per combattere dall’una o dall’altra parte della barricata ha reso questa guerra internazionale. 
Al tempo stesso l’accoglienza offerta da Giordania e Turchia a grandi masse d profughi siriani sta esasperando la popolazione locale creando problemi di ordine pubblico e stabilità politica ai governi di Ankara e Amman.

La Siria è il campo di battaglia più importante di uno scontro tra sciiti e sunniti che da anni cova sotto forma di terrorismo in Iraq e Libano. 
Un contesto che allarma soprattutto Israele, che secondo quanto scrive il New York Times, starebbe fornendo aiuti alle popolazioni druse che abitano lungo la frontiera del Golan. Popolazioni che non sono schierate né con il regime né con i ribelli e che Israele potrebbero avere interesse a proteggere con armi e sostegno umanitario per tenere lontani dai suoi confini sia hezbollah che i qaedisti. Uno scenario forse ancora prematuro, ma a Gerusalemme ci si prepara per ogni evenienza inclusa quella del tracollo del regime che trasformerebbe la Siria in un’altra Libia: un Paese nel caos in preda ad anarchia e milizie.