a cura di Benedetta Frigerio
  • Accuse infondate

Arrestato in India padre Stan Swamy

L’8 ottobre padre  Stan Swamy è stato arrestato con l’accusa di “terrorismo maoista”. L’anziano sacerdote gesuita, 83 anni, si trovava nel centro sociale di Bagaicha dove vive, nello stato del Jharkhand, quando degli agenti si sono presentati e senza un mandato e con modi definiti “rudi e arroganti” dai testimoni lo hanno prelevato. Da allora non si hanno sue notizie. Da mezzo secolo padre Swamy è impegnato a difendere i diritti degli Adivasi, i popoli tribali aborigeni dell’India. L’accusa di legami con i gruppi maoisti deriva dal fatto che le autorità ritengono che abbia avuto un ruolo nei disordini che si sono verificati nel 2018 a Bhima-Koregaon, nel Maharashtra, durante le celebrazioni del bicentenario di una battaglia vinta dai Dalit contro un esercito dell’impero Maratha. Alcuni discorsi infiammati sui diritti dei nativi, uno dei quali pronunciato da padre Swamy, sarebbero secondo la polizia all’origine delle violenze durante le quali una persona è stata uccisa e molte sono state ferite. La polizia aveva arrestato diversi attivisti accusandoli di legami con il movimento maoista indiano e denunciato di incitazione alla violenza gli oratori. Padre Swamy era già stato interrogato per ore a luglio e ad agosto. La Conferenza episcopale indiana ha espresso dolore e angoscia per l’arresto e ha sollecitato le autorità a rilasciare padre Swamy ricordando che i cattolici in India sono stimati per la loro lealtà e il rispetto della legge e apprezzati per i servizi resi alla nazione e ai suoi abitanti. La Chiesa cattolica ha inoltre ringraziato tutte le persone di diverso ceto e religione che subito dopo la notizia dell’arresto si sono unite alla Conferenza episcopale per chiedere che padre Swamy torni presto a casa.