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ELEZIONI

Argentina, duello all'ultimo voto. Milei sfida il peronismo

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L'Argentina sceglierà il suo presidente domenica. Il libertario Milei sfida il peronista Massa. L'Argentina soffre sotto il peronismo una crisi permanente. Milei promette un rischioso cambio di sistema. 

Esteri 17_11_2023
Il dibattito fra Milei e Massa (La Presse)

Duello all’ultimo voto in Argentina tra Segio Massa e Javier Milei. Massa è Ministro dell’economia e ha vestito i panni del paggio di corte di Alberto Fernandez e Christina Kirchner Fernandez. Milei è l’incomodo candidato liberal liberista che ad ogni piè sospinto non manca di difendere la vita nascente, ma anche di relativizzare la funzione civile e sociale del matrimonio, aprendo al matrimonio gay e attaccare il ‘sistema’ di lobbies e partiti che hanno portato il paese alla rovina.

Ieri è stato l'ultimo giorno di campagna elettorale prima dell'inizio del silenzio, domenica si voterà per ballottaggio tra i due candidati per eleggere il prossimo Presidente argentino, prima che il sole sorga in Italia, sapremo se il popolo argentino è stato condizionato per l’ennesima volta, dalle camarille e corruttele di favori e interessi che ne condizionano la libertà o, diversamente, si è liberato e ha puntato sul futuro rischioso ma diverso di Milei. 

Ieri, il leader peronista Massa ha incontrato gli imprenditori a Buenos Aires, ma il suo incontro non avrà rincuorato gli operatori economici che per bocca di Natalio Mario Grinman, Presidente della Camera di Commercio Argentina, ha anticipato previsioni inquietanti sui primi mesi di mandato del prossimo governo, «i primi sei mesi del 2024 saranno terribili», avvertendo che i politici dovranno «fare le cose per bene». Milei ha preferito invece il bagno di folla e si concentrerà sull’imponente manifestazione preparata nel centro di Córdoba dove accorreranno a decine di migliaia.

Nelle ultime ore della campagna elettorale, sia il candidato filogovernativo che quello dell'opposizione hanno puntato sugli indecisi, che si stima siano il 5-10% del totale degli aventi diritto al voto, cercando di convincerli di essere la seconda migliore opzione o il meno peggio, rispetto all’altro concorrente. Gli indecisi infatti sembrano essere, da tutti i sondaggi delle ultime due settimane, coloro che faranno propendere la bilancia a favore dell’uno o dell’altro candidato. Un sondaggio Celag condotto tra l'1 e l'8 novembre indicava la vittoria di Sergio Massa (46,7%) contro il 45,3% di Javier Milei, tuttavia, il sondaggio Atlas Intel ha indicato Javier Milei come vincitore (48,5%) contro il 44,7% di Sergio Massa. 

La catastrofe economica e la devastante situazione sociale provocata dai governi socialpopulisti e peronisti, di cui anche Massa come Ministro dell’Economia è responsabile, è stata confermata anche in queste giornate elettorali, il paese sopravvive stento con più del 142% di inflazione. Era del 120% ad ottobre. Attanagliata dalla peggiore crisi economica degli ultimi decenni, l'Argentina si trova di fronte a una scelta insolita nelle elezioni di domenica: eleggere il ministro dell'Economia Sergio Massa, alla guida del paese con l'inflazione a tre cifre e l'aumento della povertà, o scegliere l'outsider libertario Javier Milei, che vuole abbandonare sia la Banca Centrale che la moneta nazionale, utilizzando invece il dollaro statunitense.

Facile l’assalto di Mieli a Massa, nell’ultimo dibattito dei giorni scorsi tra i due contendenti, allorquando il Ministro dell’Economia ha cercato di assicurare i cittadini di un futuro più sereno e di un grande cambiamento alle porte con la sua vittoria, mentre il candidato liberale lo ha incalzato con la semplice constatazione realista: «È impossibile cambiare la realtà facendo le stesse cose. Un'Argentina diversa è impossibile con le stesse vecchie persone». Il ritornello più comune degli indecisi, secondo il Buenos Aires Times, è che finiranno per scegliere la migliore tra due opzioni sbagliate, che scelgano Milei, il solo che può rompere il sistema che ha devastato il paese.

I leader del centrodestra di Macri e Bullrich di “Uniti per il Cambio” che avevano ottenuto il terzo posto al primo turno con circa il 24% dei voti, hanno voluto anche in questi giorni, assicurare l’impegno forte per l’elezione di Javier Milei. Lo ha ribadito ancora una volta, il 15 novembre, l’ex presidente della Repubblica Mauricio Macri, nonostante i dissensi interni e fratture nel partito. Oltre ai capi di Stato dei paesi socialisti latino americani, Sergio Massa ha ricevuto il sostegno anche l’ex Presidente uruguaiano José "Pepe" Mujica, il devastatore dell’Uruguay dal 2010 al 2015, che ha legalizzato aborto, matrimoni e diseducazione Lgbti, cannabis e marjuana, in piena sintonia con il governo argentino guidato allora da Cristina Fernández de Kirchner.

A tal proposito, da dieci giorni tiene banco in Argentina l’ennesimo scandalo, indagine esplosiva sulla attività illegale di intercettazione, sorveglianza e dossieraggio nei confronti di politici, magistrati, leader sociali e imprenditori del paese, condotta da uno o più agenti federali di polizia, in contatto strettissimo con funzionari del partito peronista vicini alla Kirchner.