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Arcilesbica contro l’identità di genere

Arcilesbica nazionale sulla sua pagina Facebook rende noto: «Alle donne si è sempre imposto di assentire alla sottomissione e di farsi da parte per il bene di altri. Oggi questa imposizione si presenta così: ci viene chiesto di essere corpi disponibili, di chiamare libertà il metterci sul mercato del sesso, aderendo allo stereotipo della puttana felice o affittando altruiste la nostra capacità di mettere al mondo. Ci viene anche chiesto di accogliere chiunque semplicemente si dichiari donna negli spazi che ci siamo conquistati negli ultimi decenni. Domenica 31 Maggio, webinar in italiano dii Sheila Jeffreys, studiosa britannica e attivista femminista lesbica da oltre quattro decenni, coautrice della Declaration on Women's Sex Based Rights https://womensdeclaration.com/».

Sempre su FB vengono riportati alcuni principi di questa dichiarazione: «No alla sostituzione della categoria di sesso con quella di "identità di genere"», «Le categoria di donna, di lesbica, di madre si basano sulla differenza sessuale», «La sostituzione del concetto di sesso con quello di “identità di genere” ostacola lo sviluppo di leggi e strategie efficaci per il progresso delle donne nella società», «Riaffermiamo il diritto delle lesbiche a definirsi e a riunirsi in base al sesso e non all’ “identità di genere”».

Si è creato quindi un sano cortocircuito. Infatti il femminismo ha contribuito a diffondere la teoria del gender dato che predicava e predica l’interscambiabilità dei ruoli maschili e femminili. Poi venne il fenomeno transgender che affermava il diritto degli uomini di essere “donne”. E dunque se il femminismo voleva che una donna fosse in tutto e per tutto come un uomo, perché ora vietare che un uomo sia considerato una donna? Accettate le premesse poste dal medesimo femminismo non si può che accettarne anche le relative conclusioni.