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Anne Hathaway subisce un po' di "stalking" vegano

Anne Hathaway riceve gentili pressioni da parte di un'associazione animalista. Non vogliono che abbandoni la sua dieta vegana, nonostante lei abbia dichiarato che le stesse provocando danni alla salute. Non è la prima volta che associazioni vegane assumono atteggiamenti invadenti e aggressivi.

Anne Hathaway

L’attrice, premio Oscar, Anne Hathaway, che molti lettori avranno sicuramente visto in Interstellar (e un po’ di anni fa in Il Diavolo Veste Prada), sta subendo una forma inedita di stalking. Riceve ricettari vegani, starter kit per vegani, libri sul veganesimo, propaganda animalista. Lo stalker non è (più) un suo fan e non si nasconde neppure dietro l’anonimato. Dichiara ai quattro venti, con tanto di comunicati stampa, la sua azione di stalking. E’ la Peta, una grande associazione animalista americana.

La Peta era assolutamente entusiasta di Anne Hathaway fino a quest’anno. Aveva usato la sua immagine come esempio e testimonial. Poi, come tanti altri fan, anche questa associazione è rimasta improvvisamente delusa dalle dichiarazioni dell’attrice, che è, e comunque resta, una delle più amate dagli americani. La sua colpa? Aver abbandonato la sua dieta vegana. Il motivo è semplicissimo: le stava facendo male. Proprio mentre girava Interstellar, si è resa conto che portare indosso una muta spaziale e girare scene d’azione impegnative le pesava più del solito. Quando ha interrotto la sua rigida disciplina alimentare e ha mangiato un normale piatto di pesce, ha iniziato a sentirsi meglio. Quindi: veganesimo addio. Ma gli animalisti non se ne sono affatto fatti una ragione.

La Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) ha deciso di imboccare la via dello “stalking” letterario. “Qualche volta, quando la gente smette di fumare, il loro corpo risente del cambiamento, anche quando il cambiamento è più salutare. E allora ricominciano a fumare – dichiara Colleen O’Brian, della Peta – Ma alla fine, molta gente cambia in modo definitivo. La Peta sa che Anne Hathaway è una persona di animo gentile e sensibile nei confronti degli animali. Può aver ricevuto qualche pessimo suggerimento, così noi siamo qui ad aiutarla con buoni consigli e copie del nostro starter kit vegano, che permette di diventare vegani in modo molto semplice”. Ma, al di là dell’ansia di mantenere una grande testimonial, perché tanto impegno e tanto clamore per una ragazza che cambia dieta?

Sicuramente questa reazione è molto più gentile (una testimonial del calibro di Anne Hathaway deve essere trattata bene) e certamente più divertente di tanti altri episodi che vedono protagonisti i vegani. Due mesi fa, al concerto di Morrisey (icona del pop britannico) a Roma, agli spettatori è stato vietato di introdurre nel Club Atlantico ogni tipo di carne, salume, pesce o qualunque altro cibo di derivazione animale (comprese uova e formaggio). I bar e i punti di ristoro, all’interno del locale, servivano solo piatti vegani. Gli spettatori potevano essere perquisiti. D’accordo: Morrisey è e resta, contrariamente ad Anne Hathaway, un vegano convinto perché ritiene che la nuova dieta faccia bene alla sua salute. Malato di tumore, ha deciso di dare una svolta radicale alle sue abitudini. La sua scelta può e deve essere rispettata da tutti, ma cosa c’entra il pubblico? E cosa c’entrano i punti di ristoro?

Ancora peggiori e più lesivi per la libertà altrui, sono i veri e propri raid condotti da associazioni vegane in fiere e festival culinari. Come a Torino, dove l’associazione “Veganesimo e Giustizia” ha imbrattato gli stand, tranciato cavi e provocato danni alla Festa della Famiglia Abruzzese e Molisana, colpevole di servire piatti tipici, arrosticini compresi. Sembra una barzelletta, ma non la è. E non è un caso unico.

Il problema, appunto, non è la dieta. Che faccia bene o male, che si giunga alla conclusione di intraprendere quel regime alimentare (come Morrisey) o di abbandonarlo (come Anne Hathaway) è una scelta assolutamente legittima e personale. Il problema è l’imposizione di quel regime. Perché il veganesimo, contrariamente alla dieta vegetariana, è una vera “filosofia”, per alcuni addirittura una religione, come apprendiamo dal film Noah, dove il regista Darren Aronofsky ha fornito la sua personalissima interpretazione vegana della Bibbia. Il problema sta tutto nella parificazione completa del diritto degli animali con quello degli uomini. Se il quinto Comandamento, “Non Uccidere” venisse applicato ad ogni specie vivente, come fanno i vegani, nessuno potrebbe uccidere o sfruttare un animale, esattamente come nessuno può uccidere o rendere schiavo un uomo. Sparirebbe gran parte del settore economico primario: niente pesca, niente caccia, niente allevamento, verrebbero abolite pratiche seguite sin dall’origine dell’umanità. Verrebbero rispettati questi divieti per principio, a tutti i costi. Anche a costo di estinguere l’uomo.