a cura di Anna Bono
  • Induismo

Ancora un religioso cristiano aggredito in India

Kawalsingh Paraste, un giovane Pastore protestante, è stato vittima insieme alla sua famiglia di un grave atto di intolleranza. È successo in India, nel villaggio di Polmi che si trova in una zona rurale dello stato del Chhattisgarh. Oltre un centinaio di estremisti indù hanno fatto irruzione in casa sua il 29 agosto, mentre era in corso un incontro di preghiera, devastandola. Hanno danneggiato degli oggetti di culto, ma anche degli utensili domestici, hanno strappato i testi delle sacre scritture, hanno picchiato lui e malmenato i suoi famigliari, senza risparmiare le donne. Poi si sono dati alla fuga, riuscendo a dileguarsi prima dell’arrivo della polizia. A distanza di oltre un giorno, ancora non sono stati individuati i colpevoli e si teme che le forze di sicurezza, come succede spesso quando le vittime di violenza sono i cristiani e altre minoranze, non tentino di andare a fondo e di rintracciare gli autori dell’aggressione. A scatenare la collera degli integralisti indù sembra che sia stata una falsa accusa rivolta al Pastore di svolgere attività al fine di indurre delle persone a convertirsi al cristianesimo. Il Chhattisgarh è uno degli otto stati della federazione indiana che hanno adottato una legge che proibisce le conversioni cosiddette forzate, vale a dire estorte con l’inganno o con la forza. Le leggi servono in realtà a impedire, sostenendo appunto che si tratti di conversioni inammissibili perché “forzate”, che i tribali e gli indù fuori casta, ovvero le categorie sociali più emarginate e discriminate, si convertano all’Islam e al Cristianesimo. All’inizio dell’anno l’agenzia Fides ha pubblicato un rapporto sulla violenza contro i cristiani in India dal quale risulta che il Chhattisgarh nel 2020 è stato secondo solo all’Uttar Pradesh per numero di episodi di violenza contro i cristiani commessi da radicali indù o dalla popolazione da questi istigata.