• LA LETTERA

Anche in questo dolore Dio compie meraviglie

Da giovane prete, vivo con dolore questa situazione. Ma Dio continua a operare in mezzo a questa pandemia, che può essere occasione per la Sua Gloria. Lo testimoniano le catene di preghiere che “assediano il Cielo” e tanti giovani, lontani dalla fede, che oggi vogliono confessarsi e s’interrogano sul senso della vita

Caro Direttore Cascioli,

sono un giovane prete con sei mesi di Messa, e mi trovo a dover vivere la mia prima Quaresima da sacerdote in questa situazione che ormai per tutti ha assunto un clima di assurdità. Siamo chiusi in casa, come dice il noto giornalista Nicola Porro, agli arresti domiciliari, per di più nella piccola realtà in cui mi trovo è stata imposta la chiusura delle chiese, ed essendo io viceparroco non ho potuto neanche manifestare la mia contrarietà, se non al mio Vescovo. Non sa che dolore, tale da farmi piangere durante la Messa domenicale.

Non pensavo minimamente di vedere una desolazione di questo genere: speravo di poter confessare, benedire le case, godermi il tempo quaresimale come sacerdote, e soprattutto vivere la Santa Messa con il popolo della mia parrocchia. Ma così non è stato…

Il buon Dio non ha voluto lasciarmi senza fedeli, alcune suore rimaste senza il loro sacerdote necessitano della Messa quotidiana e, per me, loro sono il resto d’Israele affidatomi. E come tutti vivo questa strana vita, cercando di essere vicino a tutte le realtà che mi sono affidate, ma constatando continuamente la mia debolezza: non solo dovuta alle mie povere capacità, ma in primo luogo perché a noi sacerdoti occorrono i fedeli, occorre vedere quanto desiderano il Santissimo Sacramento, quanto desiderino stare alla Sua presenza, riconciliarsi con Lui, vivere di Lui.

Eppure, come in ogni cosa, Dio opera, opera in maniera eccezionale, ma a volte anche in maniera sommessa, e questo mi rinvigorisce continuamente. È proprio vero che nulla è un limite per Dio e, anche se oggettivamente stiamo vivendo in un periodo di difficoltà, di sofferenza, di morte, nulla toglie che Dio possa operare quello che vuole, “questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”, abbiamo ascoltato in questa domenica. Come Lazzaro fu segno per le sorelle e i Giudei, così anche questo male per tutti gli uomini che vadano oltre alla superficialità.

Ebbene, non solo sto vedendo l’affezione del popolo alle pie devozioni della tradizione cattolica, come il Santo Rosario, con il quale si stanno creando delle vere e proprie catene giornaliere, non solo di anziani o pie donne, ma di giovani, ragazzi che sentono profondamente di dover assediare il Cielo, stupenda espressione del Cardinal Burke, per ottenere la cessazione di questa pandemia. Ma vedo anche come in tanti giovani, lontani dalla fede e da Cristo, stia sorgendo la domanda su cosa voglia dire essere credenti, su quale sia il senso della vita davanti alla morte, come mi è capitato di ascoltare con le mie stesse orecchie qualche giorno fa. Ragazzi, conosciuti nei mesi di supplenza in un liceo, che ti chiamano per chiederti che senso ha la vita, se si possono confessare, che necessitano di una parola che dia senso alle loro vite, adesso che si ritrovano senza poter fare altro che stare con sé stessi.

Certo, son piccoli segni, ma questa non può non essere l’opera di Cristo che cerca di chiamare tutti a Sé. Non le dico che gioia, che ringraziamenti si riescano ad elevare a Dio anche solo per questi segni di speranza.

Per questa ragione, caro Direttore, non potevo non comunicarle questa mia gioia, perché è vero che, come ha detto Vittorio Messori in un vostro articolo, servono i fra Cristoforo, ma Dio agisce, opera continuamente in maniera incredibile.

Grazie,

un giovane prete