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Amoris laetitia, in Vaticano il decennale del ribaltone morale

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Da oggi l'incontro dell'episcopato a dieci anni dalla controversa esortazione apostolica di papa Francesco che ha liquidato la Veritatis splendor e imposto i criteri della nuova sinodalità. Una sterzata che impone di interrogarsi sul documento e sui frutti, a partire dalla rinuncia ad annunciare integralmente il Vangelo sulla famiglia.

Ecclesia 07_10_2026

Oggi 7 ottobre inizia in Vaticano l’incontro internazionale convocato da Leone XIV dal titolo Dieci anni dopo Amoris Laetitia: annunciare il Vangelo alle famiglie oggi. Sono stati invitati i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo assieme ai leader delle Chiese orientali. L’assemblea ha lo scopo di valutare quanto è accaduto ed è stato fatto in questi dieci anni sul fronte dell’annuncio del Vangelo alle famiglie. Dalla interpretazione del titolo si deduce che l’Esortazione Amoris laetitia in quanto tale non sarà oggetto di valutazione, ma verrà assunta come punto di partenza indiscutibile. Questo è stato chiaramente detto anche dalla Segreteria Generale del Sinodo tramite il suo consulente e responsabile organizzativo, il gesuita Giacomo Costa. L’incontro continuerà fino al 14 ottobre, si terrà a porte chiuse, verrà condotto con metodo sinodale e alla fine sarà resa pubblica una relazione conclusiva.

Inutile negare che si tratta di un appuntamento molto atteso. Amoris laetitia è senz’altro l’evento di maggiore impatto del pontificato di Francesco, quello che ne riassume meglio le intenzioni e le modalità di governo della Chiesa, quello che ha suscitato speranze e atroci delusioni, un giro di boa rispetto al passato su questioni vitali per la fede e la morale, una acuta sterzata nei confronti della tradizione, non solo l’inizio di “un’epoca di cambiamento” ma un vero e proprio “cambiamento d’epoca”. Da qui la domanda che tutti, senza esclusione, si sono certamente fatti: come si posizionerà Leone XIV? Non si trattava di “aspettarlo al varco”, come si dice, ma i contenuti in gioco per la fede sono molti e profondi. L’attesa in questo caso non è curiosità faziosa, ma sincera e motivata.

L’esortazione Amoris laetitia ha liquidato la Veritatis splendor di Giovanni Paolo II e la struttura della teologia morale da essa insegnata non solo su matrimonio e famiglia ma anche sull’intera vita morale del cristiano. La norma morale è stata considerata insufficiente e bisognosa di essere integrata nella sua normatività dalla situazione di vita. L’adulterio non deve essere considerato in assoluto una azione intrinsecamente cattiva, perché un giudizio morale e religioso su di esso deve tenere conto della concreta situazione dei conviventi. Nasce così il concetto rinnovato di “discernimento”. Dopo un periodo di discernimento i divorziati risposati possono decidere se accedere alla Comunione. È chiaro che, a questo punto, la loro decisione in merito diventa essa normativa, accostandosi autoritativamente alla dottrina dottrina.

Si è trattato di un cambiamento dalle grandi conseguenze e risulta difficile valutare queste ultime – come vuole fare l’incontro che inizia oggi – senza fare riferimento ad esso. Nasce infatti lì l’apertura non solo pastorale ma ormai anche dottrinale verso tutte le forme di convivenza, quelle cosiddette prematrimoniali, quelle dei divorziati risposati, quelle omosessuali o di altro genere a cui ci si riferisce parlando di “famiglie complesse” o “fragili”.

È molto difficile sostenere che questi nuovi atteggiamenti abbiano fatto il bene delle nostre famiglie e abbiano aiutato ad annunciare ad esse il Vangelo della loro salvezza. I vescovi che avevano sottoposto a Francesco i loro Dubia, vedevano in anticipo questi sviluppi problematici e chiesero al Sommo magistero di precisare se per la dottrina cattolica l’attività sessuale sia lecita anche fuori del matrimonio e se l’adulterio cessi di essere un’azione intrinsecamente cattiva. Ma non trovarono risposta. Chissà se i vescovi invitati all’Incontro che inizia oggi esamineranno anche questo aspetto dei trascorsi dieci anni, ossia la rinuncia del magistero ad insegnare. Se lo facessero dovrebbero però valutare anche il cambiamento indotto da Amoris laetitia e non solo il suo “dopo”.

Amoris laetitia, con il sinodo sulla famiglia che l’ha preceduta negli anni 2014 e 2015, è stata anche l’inaugurazione della nuova sinodalità. Francesco aveva voluto che nel documento finale di quel sinodo fossero mantenute anche le posizioni bocciate in assemblea in quanto considerate sbagliate dottrinalmente e dannose pastoralmente, proprio come è capitato di recente, con Leone XIV, col famoso rapporto del Gruppo 9 a conclusione del Sinodo sulla sinodalità. L’apertura alle situazioni esistenziali come normative, inaugurata secondo criteri inediti di Amoris laetitia, è diventata il criterio principale dell’agenda della nuova sinodalità. La partecipazione ai momenti assembleari e le “conversazioni nello Spirito” devono aprirsi al vento nuovo che nasce dal basso più che a verità di dottrina ritenute astratte, devono mirare alla conformitas mentis et vitae.

Anche su questo tema ci si può chiedere se i vescovi partecipanti all’Incontro vaticano riusciranno a valutare il decennio senza anche valutare l’Esortazione che ne sta alla base non solo come inizio ma anche come principio. Come ricordavamo sopra, gli organizzatori hanno assicurato che l’incontro si terrà con metodo sinodale, comprese le “conversazioni nello Spirito”. È stato anche osservato che a guidare l’evento il Papa ha invitato alcuni cardinali e vescovi maggiormente in primo piano nella gestione della nuova sinodalità, nomi che solo a sentirli pronunciare richiamano immediatamente il processo sinodale nelle sue aspirazioni più estreme e dirompenti.
Sembra logico che se il decennio trascorso verrà esaminato dall’interno della prospettiva della nuova sinodalità, Amoris laetitia ne risulterà implicitamente confermata, quindi valutata senza dire di valutarla. Sostenere di voler esaminare il decennio che nasce da Amoris laetitia astenendosi dal valutare Amoris laetitia è un impossibile gioco di parole.