• COLPO DI SCENA

Amburgo: il Vescovo ha sbagliato, ma resta in carica

Non c'è pace per la Chiesa cattolica in Germania. La Conferenza Episcopale tedesca ha diffuso una lettera per comunicare la decisione del Papa di rifiutare le dimissioni dell'arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse. Ma il potente Comitato centrale dei cattolici tedeschi non l'ha presa bene: "uno schiaffo in faccia alle vittime di abusi". Non solo...

Non c'è pace per la Chiesa cattolica in Germania. Lo scorso mercoledì la Conferenza Episcopale tedesca ha diffuso una lettera attraverso la quale la Nunziatura Apostolica aveva comunicato la decisione del Papa di rifiutare le dimissioni presentate sei mesi fa dall'arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse. Il prelato aveva fatto un passo indietro a seguito della pubblicazione del rapporto abusi avvenuti nell'arcidiocesi di Colonia tra il 1975 ed il 2018.

In quel report erano emerse delle negligenze di Hesse ai tempi in cui ricopriva l'incarico di capo del personale dell'arcidiocesi della Germania occidentale. Il Vaticano ha riconosciuto "le carenze nell'organizzazione" e "gli errori procedurali" commessi dall'attuale arcivescovo di Amburgo, di cui si è discusso anche nella Visita apostolica a Colonia guidata dal cardinal Anders Arborelius e da monsignor Johannes van den Hende.

Tuttavia, Francesco ha ritenuto di non accettare le dimissioni perché Hesse "ha riconosciuto umilmente i suoi errori". La decisione è stata presa sostenendo la mancata intenzionalità del religioso nelle segnalazioni non inviate - undici secondo il rapporto redatto dallo studio legale Gercke - addebitategli ai tempi del suo incarico di capo del personale a Colonia. Appresa la notizia, l'arcivescovo si è rivolto ai suoi fedeli in una lettera aperta dove ha ringraziato il Papa per la fiducia ed ha ammesso che non sarà facile riprendere il suo servizio, confessando di essere consapevole dell'esistenza di molti scontenti.

Ed in effetti è così: i vertici del potente Comitato centrale dei cattolici tedeschi si sono detti sotto shock per la decisione del Papa, definendola "uno schiaffo in faccia alle vittime di abusi". Secondo Claudia Luecking-Michel, vicepresidente dello Zdk, il Vaticano avrebbe dimostrato di ignorare la necessità di "cambiamenti visibili e tangibili nella Chiesa per riconquistare la fiducia che è stata persa". Johannes Norpoth, membro laico del comitato consultivo sugli abusi istituito dalla Conferenza Episcopale tedesca, ha criticato duramente i motivi addotti da Bergoglio per rifiutare le dimissioni, sostenendo che non si può parlare di un'ammissione di colpa volontaria da parte di Heße dal momento che il suo passo indietro è arrivato solamente come reazione ad "un parere legale che ha confermato i suoi errori commessi nella gestione dei casi di abusi come funzionario nell'arcidiocesi di Colonia".

"Un segno di umiltà - secondo Norpoth - sarebbe stato riconoscere i propri errori per libera convinzione, senza aspettare la perizia esterna" e "l'umiltà è una forma di atteggiamento interiore e non un'espressione di pressione esterna". Il coro di critiche ha unito giornalisti, teologi e rappresentanti del mondo delle associazioni di tendenza progressista. 

Matthias Katsch, portavoce di un'associazione di vittime ed egli stesso vittima di una violenza nel Collegio Canisius, ha parlato di "un'irresponsabilità organizzata" invitando i fedeli a lasciare la Chiesa, mentre Christoph Strack, giornalista della Deutsche Welle, ha polemizzato con la lettera scritta da Hesse, sottolineando come la parola "io" venga ripetuta diciannove volte a differenza di quella "vittime". Di tutt'altro avviso il capo dei vescovi tedeschi, monsignor Georg Baetzing, che ha definito "fondata e ben ponderata" la decisione di Francesco. 

Nella Conferenza Episcopale tedesca Hesse ha un ruolo non marginale, essendo incaricato speciale rifugiati e capo della Commissione migranti. Il rifiuto di Francesco di accettare la rinuncia dell'arcivescovo di Amburgo dovrebbe suggerire un esito analogo anche per la situazione di monsignor Dominikus Schwaderlapp e monsignor Ansgar Puff, anch'essi finiti nel rapporto Gercke per carenze nella gestione abusi nell'arcidiocesi di Colonia.

I due vescovi ausiliari sono stati esonerati dall'incarico lo scorso marzo dal loro superiore, il cardinale Rainer Maria Woelki. Anche Schwaderlapp, come Hesse, ha offerto le sue dimissioni ed è in attesa di una risposta. La decisione definitiva anche sul loro caso - secondo quanto si apprende - non dovrebbe essere lontana ma non è così scontato che sia la stessa. Anche il cardinale Woelki, commissariato da fine maggio con l'avvio della Visita apostolica nell'arcidiocesi di Colonia, è in attesa di sapere cosa ne sarà di lui.

I suoi numerosi avversari ne chiedono a gran voce la rimozione ed è presumibile che in un simile scenario - a differenza di quanto avvenuto con Hesse - il successore di Meisner non troverebbe grande solidarietà nei vertici della Conferenza Episcopale che lo avevano pubblicamente criticato per la gestione del dossier abusi. Tuttavia, il suo allontanamento da Colonia dopo che il report Gercke lo ha scagionato da ogni responsabilità diretta stonerebbe non poco con la recente riabilitazione dell'arcivescovo di Amburgo, riconosciuto in quello stesso documento come responsabile di undici errori procedurali. 

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