a cura di Riccardo Cascioli
  • Inquinamento atmosferico

Afghanistan. Uccide più l’inquinamento che la guerra

Gli stati e le città più colpiti da inquinamento atmosferico del mondo sono quasi tutti asiatici. Due ricerche, la “State of Global Air 2019” dell’Health Effects Institute e “World Air Quality Report”, pubblicato da IQ Air Visual e da Greenpeace, riportano classifiche simili, con poche variazioni: ad esempio la comparsa nel secondo dei due rapporti citati di Kampala, la capitale dell’Uganda, all’11° posto per inquinamento da polveri sottili, e nel primo del Niger, sempre per le polveri sottili. Uno dei paesi più inquinati è l’Afghanistan dove, secondo l’Health Effects Insitute, l’inquinamento atmosferico ha ucciso 51.600 persone nel 2016, con un tasso annuale di 406 decessi ogni 100.000 abitanti, e oltre 26.000 nel 2017, anno in cui a causa della guerra i morti sono stati 3.483. In particolare l’aria è pressoché irrespirabile nella capitale Kabul abitata da sei milioni di persone, avvolta in una atmosfera tossica per la maggior parte dell’anno. Tra le molte cause si indicano i vecchi automezzi che circolano nella città, i generatori elettrici privi di garanzie ambientali, la spazzatura bruciata dappertutto, i fumi emanati dalle fabbriche di mattoni, dai forni e dai bagni pubblici. Lo studio rivela inoltre che la maggior parte delle vittime vengono avvelenate all’interno delle abitazioni perché moltissimi abitanti della capitale per difendersi dall’intenso freddo invernale scalda le case con qualsiasi materiale riesca a procurarsi: carbone, plastica, carta, stracci raccattati in giro. Benché il dipartimento ambientale della capitale esorti a non bruciare i rifiuti per riscaldare le abitazioni, i combustibili e le stufe elettriche sono troppo costose per la maggior parte della popolazione.