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GUERRA INFINITA

Accordo in Siria, buona premessa del summit Usa-Russia

Le forze governative siriane sono avanzate fino al confine con la Giordania. I ribelli hanno accettato il cessate il fuoco di Mosca. Vuol dire che gli accordi preliminari, in vista del summit di Helsinki, stanno reggendo bene: Assad riprenderà il controllo del Sud del paese in cambio di un ritiro dal Golan di forze iraniane e di Hezbollah.

Esteri 07_07_2018
Russi (e ceceni) distribuiscono aiuti in Siria

Le forze governative siriane hanno assunto il controllo del valico di frontiera di Nassib, al confine con la Giordania, che da oltre tre anni era in mano i ribelli. Lo ha riferito ieri la tv di Stato di Damasco.

La notizia segue l'annuncio che i ribelli siriani e gli emissari russi hanno trovato un accordo nel quadro delle trattative per porre fine alla battaglia che nel sud della Siria ha costretto alla fuga migliaia di famiglie e permesso al regime di Assad di riconquistare porzioni importanti e di valore strategico del territorio nazionale. L'agenzia di stampa ufficiale ''Sana'' riporta che sul valico di Nassib ora sventola la bandiera nazionale siriana, mentre la tv di Stato ha mostrato le immagini dei carri armati governativi in movimento verso il valico che i ribelli avevano occupato nell'aprile 2015.

L’ennesimo successo di Assad sul fronte meridionale ha indotto i ribelli sostenuti in questi anni dalla Giordania e dagli anglo-americani ad accettare il cessate il fuoco offerto da Mosca. Lo stop alle ostilità nella regione che confina con la Giordania e le alture del Golan prevede la consegna graduale delle armi da parte degli insorti che verranno poi trasferiti in altre aree del nord del Paese ancora sotto il controllo degli insorti o troveranno asilo in Giordania dove si trovano i campi in cui sono stati addestrati per anni dai consiglieri militari anglo-americani. Mosca e Damasco hanno confermato invece che non vi saranno trattative con le milizie dello Stato Islamico e di al-Qaeda presenti nella regione meridionale.

Il cessate il fuoco conferma inoltre la tenuta degli accordi assunti da Mosca e Washington in vista del summit di Helsinki. La regione di Daraa, che vede da metà giugno una pesante e vittoriosa offensiva delle forze di Damasco appoggiate dai russi, è infatti da mesi teatro di negoziati tra le due superpotenze che includono anche Israele e Giordania. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov aveva ammesso mercoledì scorso che "esiste già un accordo su questo settore, che è stato indicato nelle decisioni prese dal Presidente Putin e Trump negli incontri ad Amburgo nel luglio 2017 e a Da Nang nel novembre 2017 e queste decisioni sono state successivamente sostenute includendo la partecipazione della Giordania".

L’intesa sulla Siria meridionale prevede il ritiro delle forze iraniane e di Hezbollah dai confini con Giordania e Israele, settore dove verrebbero dispiegate solo truppe siriane e con ogni probabilità russe. Un’intesa che tranquillizza Gerusalemme, che non vuole iraniani ed Hezbollah (contro i quali ha scatenato almeno 120 raid aerei negli ultimi anni) sul Golan e al tempo stesso che consente ai governativi di riassumere il controllo anche di questa regione. Lavrov ha ribadito che chiedere all'Iran di abbandonare il teatro siriano è "semplicistico e irrealistico" e in ogni caso non è un tema oggetto dei negoziati tra Russia e Usa. Teheran ha più volte annunciato che il suo ruolo al fianco di Assad bilancia gli aiuti degli Stati arabi sunniti ai ribelli: proprio per questo l’unico compromesso accettabile è mantenere le forze iraniane in Siria a “distanza di sicurezza” dai confini israeliani.

L’intesa tra Russia e Usa, che già “tiene” (tra alti e bassi) nella Siria Orientale lungo le rive dell’Eufrate, sembra quindi prendere forma in vista di una stabilizzazione a più ampio respiro del conflitto siriano. Un obiettivo da cui Trump si aspetta in prospettiva di poter ritirare le sue truppe dal Paese (circa 2mila militari), come preannunciato in più occasioni, mentre Putin vorrebbe chiudere la guerra per poter ridimensionare il costoso impegno militare attivato in Siria dall’estate 2015.