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CONTINENTE NERO

Accordi e mercenari, la penetrazione russa in Africa

Che posizione stanno prendendo gli Stati africani a fronte della guerra in Ucraina? Alcuni sono condizionati dalla presenza di truppe russe private, i contractors (mercenari) dell'agenzia Wagner, che si sostituiscono alle missioni di pace europee. Piacciono ai governi locali, non alle popolazioni. Altri Stati hanno relazioni storiche con Mosca. 

Esteri 03_03_2022
Mali, manifestazione pro Russia (nel 2020)

La Russia ha invaso l’Ucraina proprio mentre si consolida la sua presenza soprattutto militare in Africa in seguito alla decisione della Francia e degli altri Stati dell’Unione Europea, annunciata mesi fa e confermata il 17 febbraio, di chiudere le missioni militari Barkhane e Takuba, per anni impegnate in Mali a combattere il jihad, lasciando ai mercenari russi del gruppo Wagner, già attivi nel paese, l’impegno di affiancare l’esercito maliano.

Il gruppo Wagner è una organizzazione paramilitare che ha iniziato a operare durante l’occupazione russa della Crimea nel 2014. Secondo il Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, dal 2016 al 2021 è stato attivo in Africa, oltre che in Mali, in 16 altri paesi tra cui Libia, Sudan, Sudan del Sud, Mozambico, Madagascar, Repubblica Centrafricana, Nigeria e Ciad. Oltre che tramite i mercenari del gruppo Wagner, a partire dal 2016 la Russia si è fatta strada in Africa fornendo armi e istruttori militari. I governi africani sono ben disposti nei confronti di Mosca, sembra, per gli stessi motivi per cui preferiscono i rapporti economici con la Cina: a differenza dei partner occidentali, non creano tensioni e attriti in materia di diritti umani e democrazia. “La Russia ha i suoi interessi – sostiene Djallil Lounnas, ricercatore in scienze politiche dell’Università Al Akhawayn di Ifrane, Marocco – Non fanno domande”.

Altra cosa è l’accoglienza da parte della gente comune. Anche in Mali, dove la propaganda governativa antifrancese della giunta militare che ha preso il potere con un golpe nel maggio del 2020 ha indotto molti cittadini a rallegrarsi della partenza delle truppe europee, c’è la diffusa convinzione che i Wagner non siano in grado di liberare il paese dai jihadisti, non più che i militari europei. In Mozambico, ad esempio, i mercenari russi si sono ritirati di fronte all’avanzata dei jihadisti al Shabaab nella provincia settentrionale di Cabo Delgado e a sostituirli sono arrivati i mercenari sudafricani. In effetti non è solo la popolazione a nutrire dubbi. Come osserva la ricercatrice del CSIS Catrina Doxsee, d’altra parte se dei mercenari riuscissero a mettere del tutto fine a un conflitto, non ci sarebbe più bisogno di loro. Non hanno interesse ad avere un successo completo”.   

Ma i russi non solo non fanno domande, non si fanno neanche tanti scrupoli e la popolazione ne fa le spese. Nella Repubblica Centrafricana ad esempio, dove sono arrivati nel 2017, i Wagner sono accusati di gravi violazioni dei diritti umani: stragi di civili, stupri, esecuzioni sommarie, saccheggi. Inoltre, in violazione del diritto internazionale, usano mine antiuomo che hanno già causato molte vittime civili. Nel 2021 sono stati registrati più di 25 incidenti con decine di morti e feriti. Potrebbero essere denunciati per crimini di guerra, ma solo lo scorso settembre il primo ministro centrafricano Henri-Marie Dondra ha ammesso che siano responsabili di violazioni dei diritti umani. Questo atteggiamento, secondo esponenti dell’opposizione e della società civile, denota il fatto che il governo non è in grado di controllare i Wagner perché in qualche misura è nelle loro mani e dipende da loro per la sua sicurezza e per conservare il potere.

Così stando le cose, l’aggressione russa crea imbarazzo al governo di Bangui e a molti altri governi africani, la maggior parte dei quali per ora hanno evitato di pronunciarsi. L’Unione Africana ha scelto di esortare “la federazione russa e ogni altro soggetto regionale o internazionale a rispettare imperativamente il diritto internazionale, l’integrità territoriale e la sovranità nazionale dell’Ucraina”. Più netta è stata invece la posizione della Ecowas, la Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale, che ha condannato l’invasione e ha chiesto a Russia e Ucraina di deporre le armi e di risolvere la crisi attraverso il dialogo.

Tra i pochi Stati che hanno preso la parola c’è il Sudafrica che ha importanti rapporti economici con la Russia. Il suo ministro degli esteri, Naledi Pandor, ha diramato un comunicato in cui chiedeva che la Russia uscisse immediatamente dall’Ucraina. Questo però ha suscitato le ire del presidente della repubblica Cyril Ramaphosa che ha replicato dicendo che le “parole forti” del comunicato erano in contrasto con la posizione del Paese. L’Uganda invece si è schierata senza incertezze con la Russia. Il generale Muhoozi Kainerugaba, potente figlio e possibile successore del presidente Yoweri Museveni, che ha 77 anni ed è al potere dal 1986, ha dichiarato che “Putin ha assolutamente ragione” e ha detto che “la maggior parte degli uomini non bianchi sostengono la Russia”. “Quando l’Urss ha piazzato i suoi missili nucleari a Cuba nel 1962 – ha aggiunto – l’Occidente era pronto a far saltare in aria il mondo. Adesso che la Nato fa lo stesso vorrebbe che la Russia si comportasse diversamente”. Nonostante le richieste da parte di alcuni Paesi occidentali, la giunta militare al potere in Sudan da ottobre con un golpe non ha condannato l’invasione, limitandosi a invitare le parti al dialogo e a una soluzione diplomatica. Il vice presidente della giunta, generale Mohamed Hamdan Dagolo, è in visita a Mosca dal 23 febbraio per colloqui con il presidente Putin e con il ministro degli esteri Sergey Lavrov. Il Sudan ha stretti legami con la Russia e li ha avuti, prima, con l’Unione Sovietica.

È in corso dal 28 febbraio al Palazzo di Vetro la 11a sessione plenaria speciale di emergenza dell’Onu. È stata votata ieri una risoluzione di condanna della Russia. “L’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa dà inizio a una nuova era globale. Gli stati membri dell’Onu devono schierarsi, scegliere tra pace e aggressione”. I Paesi membri dell’Onu sono 193, 54 dei quali africani. Hanno votato, per l'Africa: 17 astenuti, 1 contrario (l'Eritrea), 8 assenti. Ogni voto avrà il suo peso e le sue conseguenze. E ne sono consapevoli.