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MALTA

Aborto, resiste il fronte pro-life ma si apre un vulnus

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Lobby abortiste sconfitte a Malta: non passa il testo di liberalizzazione totale dell'aborto. Esultano i pro-life, ma viene ammesso per un pericolo imminente per la madre. Un vulnus che potrebbe essere un cavallo di Troia. 

Vita e bioetica 03_07_2023

Le lobbies abortiste e le sirene della Commissione europea, come abbiamo più volte negli ultimi anni e mesi descritto su La Bussola, hanno sperato che il governo laburista di Malta liberalizzasse finalmente l’aborto. Malta era l’ultimo paese europeo dove l’aborto era sempre vietato. Ora, con il nuovo emendamento al Codice penale (Proposta 28) approvato all’unanimità dal parlamento e sottoscritto dal Presidente della Repubblica e pro-life George Vella, si legalizzano due sole eccezioni che lo consentirà (lo sviluppo di gravi condizioni che potrebbero portare alla morte e il rischio per la morte imminente della madre).  

Male, l’esperienza di tutti i paesi del mondo che hanno legalizzato l’aborto, dimostra che è sufficiente anche una sola eccezione per mandare in frantumi in pochi anni il muro del divieto. La proposta del Governo Socialista dell’autunno scorso, approvata poi a pochi giorni dal Natale, prevedeva la completa de-criminalizzazione dell’aborto anche solo per un generico pericolo per la salute della madre.  

Venerdì 28 giugno il governo ha fatto marcia indietro e cambiato radicalmente il testo quando rimaneva solo un'altra lettura e la firma del Presidente perché la legge potesse entrare in vigore. Ora la proposta emendativa approvata prevede che l'aborto possa avvenire solo quando la vita della madre è in imminente pericolo mortale ma, comunque, dopo che siano state tentate tutte le altre cure. Inoltre, tre medici devono autorizzare la procedura ed attestare che effettivamente si siano svolte tutti gli altri tentativi di salvare il bambino e la madre.  

Ovviamente le pressioni di questi mesi da parte dei pro life, attualmente la maggioranza della popolazione maltese, della Chiesa e del Presidente della Repubblica George Vella, da sempre a favore della vita del concepito e che ha più volte assicurato di volersi dimettere piuttosto che firmare norme che liberalizzassero l’aborto, possono aver convinto il Governo Socialista a scender a patti con i Nazionalisti conservatori, da sempre per il mantenimento del divieto assoluto.  

Altrettanto ragionevole pensare che, con l’approssimarsi delle elezioni europee tra un anno, proprio i Socialisti abbiano voluto togliere agli avversari l’occasione di un argomento elettorale molto sensibile nel paese.  Come c’era da attendersi, gli abortisti sono stati sin da subito molto critici con il nuovo testo, chiedendo che il disegno di legge venisse ulteriormente modificato nella sua formulazione originale, che parlava di un serio ma generico rischio per la salute invece che di un grave rischio per la vita della madre. Tra essi i medici abortisti di “Voice for Choice”, un network di organizzazioni a favore dell'aborto, addirittura denunciava nei gironi precedenti alla approvazione che, la nuova norma avrebbe potuto portare le donne incinte a rimanere "permanentemente disabili o morte”.  

Amnesty International ha pubblicato una dichiarazione altrettanto dura in cui si accusa il Governo Laburista di aver annacquato la versione della precedente proposta di liberalizzazione dell’aborto e, così facendo, con il nuovo testo approvato si “metterà in pericolo delle vite umane”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche diversi parlamentari Laburisti che anonimamente, dopo l’approvazione del testo, hanno espresso preoccupazione nonostante il Primo ministro abbia descritto il voto come una "giornata storica”.  

In una dichiarazione di venerdì scorso invece, la Coalizione per la Vita che raccoglie diverse associazioni e gruppi pro-life di Malta, ha affermato che i cambiamenti sono stati il risultato delle proteste di migliaia di persone e delle migliaia di lettere e colloqui che moltissimi cittadini hanno avuto con il Primo Ministro e altri parlamentari, affermando chiaramente che la bozza originale della legge era inaccettabile perché avrebbe introdotto l'aborto a Malta.   

Il gruppo pro-life ha sostenuto nel suo comunicato che l'emendamento ora introdotto nel Codice Penale "non introduce l'aborto a Malta, ma codifica le pratiche salvavita attualmente già applicate a Malta e fornisce ulteriori garanzie per le madri, i bambini non nati e i medici".  "La voce del popolo maltese è stata molto chiara: siamo una nazione pro-vita, che valorizza ogni vita, la madre che merita la nostra massima protezione soprattutto quando si trova in difficoltà, il bambino non ancora nato che oggi abbiamo salvato, grazie a questa nuova versione della legislazione, e continueremo a farlo", ha dichiarato l'amministratore delegato della Life Network Foundation Miriam Sciberras. "Questa nuova versione dell'emendamento è un grande sollievo per tutti noi, così possiamo tornare al nostro lavoro primario di aiutare le madri in situazioni di crisi a ricostruire le loro vite e a prendersi cura dei loro figli". I pro-life maltesi hanno ragione solo in parte.  

Normare una pratica di salvavita che ordinariamente era in uso negli ospedali e non aveva mai portato a condanne per i medici, come si fa nell’emendamento che modifica il Codice penale, è di per sé introdurre un vulnus legislativo al diritto pieno e perenne alla vita del nascituro. L’esperienza dice che ciò che appare un successo ragionevole oggi, in un futuro prossimo potrebbe trasformarsi in un cavallo di Troia pro-aborto.