• IRLANDA DEL NORD

Aborto e “nozze gay”, passa l’imposizione di Londra

Scaduto l’ultimatum di Westminster per la formazione di un nuovo governo, da ieri l’aborto è formalmente legale in Irlanda del Nord addirittura per le prime 28 settimane di gravidanza, con i nascituri ora esposti a uno dei sistemi più estremi d’Europa. Via libera anche per i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso, sebbene con un diverso regime transitorio.

Da ieri l’aborto è formalmente legale nell’Irlanda del Nord, dopo che le forze politiche nordirlandesi non sono riuscite o non hanno voluto trovare un accordo capace di neutralizzare l’ultimatum imposto a luglio da Westminster, che fissava al 21 ottobre la scadenza per formare un nuovo esecutivo nella provincia e impedire i cambiamenti normativi non graditi a Stormont. Alla stessa scadenza era soggetto il via libera alle “nozze gay”, anche se in questo caso è previsto un diverso regime transitorio, con l’effettiva regolamentazione che dovrà entrare in vigore entro il 13 gennaio.

In Irlanda del Nord, che gode di un’autonomia speciale sotto il sistema della devolution, il parlamento e il governo non funzionano dal gennaio 2017, a causa della rottura tra i due principali partiti della coalizione di maggioranza, il Partito unionista democratico (Dup) e il Sinn Féin.

Lunedì 21 c’è stato un tentativo in extremis dei parlamentari unionisti di fermare la depenalizzazione dell’aborto, ma la cosa è naufragata in una seduta che è durata meno di un’ora, alla quale non hanno nemmeno partecipato il Sinn Féin (socialisti), il Partito dell’Alleanza (liberali) e i Verdi. Il Dup (conservatori) aveva tentato di approvare una proposta di legge a difesa dei nascituri, intitolata «Defence of the Unborn Child Bill 2019» e finalizzata a compensare l’abrogazione delle norme antiabortiste che sarebbe scattata, come appunto è avvenuto, all’indomani. Sarebbe stata cioè una pezza provvisoria, stante le realisticamente scarse prospettive di eleggere, in poche ore di assemblea, un nuovo primo ministro e un nuovo vice per la formazione del governo.

Il naufragio della proposta è arrivato a seguito di uno scontro sulle procedure dei lavori tra la maggioranza del Dup, guidata da Arlene Foster, che spingeva per il voto immediato sul provvedimento pro vita, e lo speaker Robin Newton, anche lui del Dup, che sosteneva la necessità di votare un nuovo presidente del parlamento, con un appoggio trasversale ai partiti, prima di poter apportare cambiamenti vincolanti. A quel punto gli esponenti del Partito Socialdemocratico e Laburista (Sdlp) sono usciti dall’aula, rendendo impossibile ogni altro tentativo di raggiungere un’intesa.

Secondo Liam Gibson della Spuc (Society for the Protection of Unborn Children), proprio dai socialdemocratici viene la delusione maggiore. Questo perché dell’atteggiamento cinico del Sinn Féin si sapeva già («è stato sfacciato nel suo sostegno all’aborto a richiesta»), mentre «l’Sdlp ha sempre insistito sul fatto di essere un partito pro vita» ma nessuno dei suoi parlamentari «si è preoccupato abbastanza dei bambini non ancora nati per salvarli dal regime d’aborto più estremo d’Europa. È un giorno molto buio per l’Irlanda del Nord e per tutti coloro che credono nell’inviolabilità della vita umana», ha detto Gibson, ricordando che si stima che le protezioni legali abbiano salvato - dal 1967 in poi, cioè da quando il Regno Unito ha approvato l’Abortion Act (entrato in vigore l’anno successivo) - più di 100.000 bambini. La legge del ’67 non si estendeva infatti all’Irlanda del Nord, dove fino a due giorni fa l’aborto era illegale eccetto che nei casi di grave pericolo per la vita e la salute della madre.

Adesso, invece, la situazione nordirlandese diviene perfino peggiore di quella delle altre province britanniche, dove attualmente l’aborto è in generale legale entro 24 settimane. Dal 22 ottobre è infatti in vigore un regime provvisorio, con l’aborto permesso addirittura fino a 28 settimane di gravidanza. Secondo la guida diffusa dal governo britannico, in questo periodo di transizione non sono previsti “servizi” abortivi aggiuntivi nell’Irlanda del Nord, ma le donne che vorranno abortire potranno andare in Inghilterra con viaggio e alloggio pagati; sarà comunque possibile per un operatore sanitario praticare un aborto e si allenteranno le norme volte a contrastare la compravendita online, senza ricetta, di pillole abortive. Molto scarse, inoltre, le previsioni sull’obiezione di coscienza, la cui garanzia rimane piuttosto vaga.

Questo regime provvisorio dovrebbe essere superato entro il 31 marzo 2020, termine entro cui Londra prevede l’entrata in vigore di una definitiva legge sull’aborto in Irlanda del Nord, che implementi le raccomandazioni contenute nei paragrafi 85 e 86 del rapporto per il 2018 del Comitato Onu sull’eliminazione delle discriminazioni contro le donne (Cedaw). Va da sé che il parlamento nordirlandese, quando sarà ripristinato, potrà eventualmente abrogare (ma servirà la volontà politica…) le norme intanto imposte da Londra approfittando della crisi e del conseguente vuoto di potere, e salutate con giubilo dal fronte mondialista, inclusa quell’Amnesty International già in prima linea nella battaglia in Irlanda contro il diritto alla vita dei nascituri.

Riguardo alle “nozze gay”, la loro specifica regolamentazione dovrà essere approvata dal Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord (membro del governo britannico), ad oggi Julian Smith, appunto entro il prossimo 13 gennaio. Smith ha dichiarato che i primi ‘matrimoni’ tra persone dello stesso sesso potranno essere celebrati «al più tardi la settimana di San Valentino del 2020». Un’altra data simbolica per normalizzare ciò che rimane contronatura e quindi contrario al bene comune. A proposito, se contro l’aborto c’è stata almeno una mobilitazione - per quanto timida, se paragonata al valore della posta in gioco -  da parte del clero locale, pressoché nulla è stata l’opposizione alle “nozze gay”. Purtroppo.