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Abolire l’abuso d’ufficio è una conquista di civiltà

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Approvato in Commissione Giustizia del Senato l’art.1 del ddl Nordio per eliminare un reato che frena l'azione di sindaci e amministratori locali. Un passo in avanti verso un clima più disteso tra politica e giustizia.

Politica 11_01_2024

Nel mondo del giornalismo c’è una vasta corrente di pensiero che chiede l’abolizione dell’articolo 57 del codice penale sulla responsabilità del direttore di una testata per omesso controllo sugli articoli pubblicati. In altre parole si ritiene che il direttore, tanto più nell’era multimediale, non possa avere il tempo di controllare in via preventiva tutto quello che esce il giorno dopo sull’edizione cartacea.

Lo stesso approccio andrebbe seguito quando si pensa all’attività di un sindaco o di un amministratore locale o regionale, che magari mette una firma su un atto che non ha avuto il tempo di verificare perché si è fidato di un suo collaboratore e si ritrova sotto inchiesta o sotto processo.
Non si comprende perché una buona parte di mondo dell’informazione invoca quella modifica del codice penale nell’ambito delle responsabilità per reati a mezzo stampa, mentre preannuncia barricate e grida al trionfo dell’illegalità se una maggioranza di governo, peraltro con il sostegno di forze moderate dell’opposizione, decide di abolire il reato di abuso d’ufficio, che frena notevolmente l’agire di sindaci e amministratori locali paralizzando l’attività di molti enti pubblici, chiamati ad emanare di continuo atti finalizzati a promuovere il bene di tutti i cittadini.

È semplicistico, come fanno politici e giornali giustizialisti, accusare di aspirazione all’illegalità chi è a favore dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio. La verità è che è doveroso abolirlo e che è altresì opportuno rivedere quelle norme come la legge Severino (2012), che finiscono per imbrigliare l’agire di chi gestisce la cosa pubblica, insinuando in automatico il sospetto che si tratti di loschi figuri e di figure moralmente deprecabili. Infatti la legge Severino, che ha anche stoppato la candidabilità dei condannati in primo grado, punisce il reato di traffico di influenze, fattispecie dai contorni indefiniti perché a volte, nel tentativo di combattere la corruzione, si rischia di perseguire professionisti delle relazioni istituzionali per una semplice telefonata o un intervento presso un decisore istituzionale per chiedere aggiornamenti sull’andamento di una questione che può legittimamente stare a cuore.

Nei giorni scorsi la Commissione Giustizia del Senato ha votato all’unanimità sulla questione abolizione del reato di abuso d'ufficio ed ha preso un’importante decisione approvando l’art.1 del ddl Nordio, che porta all'eliminazione del reato di abuso d'ufficio dal codice penale. A votare con le forze di governo anche Italia Viva, da sempre garantista. Ma mentre i Cinque Stelle sono compatti nel criticare il provvedimento, nel Pd si registrano molti distinguo, anche perché i sindaci dem si rendono conto della rigidità delle attuali normative e chiedono maggiori margini di manovra per poter operare con maggiore flessibilità e autonomia nella quotidiana gestione della cosa pubblica.

A spiegarlo è stata la presidente della Commissione, Giulia Bongiorno, che ha anche annunciato una revisione di tutti i reati contro la pubblica amministrazione. Con il via libera è stato, dunque, abrogato l'articolo 323 del codice penale relativo appunto al reato di abuso d'ufficio. Si tratta solo di un primo passo, ma il Guardasigilli Carlo Nordio ha espresso «grande soddisfazione» con «l'auspicio che la parte residua del disegno di legge venga altresì approvata nel minor tempo possibile». Nordio ha poi ribadito che «l'abrogazione di questo reato evanescente, richiesta a gran voce da tutti gli amministratori di ogni parte politica, contribuirà a un'accelerazione delle procedure e avrà quell'impatto favorevole sull'economia».

A favore anche il deputato di Azione, Enrico Costa «L'abrogazione dell'abuso d'ufficio è sacrosanta»), mentre parla di «bella notizia» la sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano (Forza Italia). Dello stesso parere anche il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, che considera l'abuso d'ufficio «un cappio al collo» per i pubblici amministratori. Un passo apprezzato anche dal viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che, presente in commissione insieme al sottosegretario Andrea Ostellari, ha voluto precisare come «circa il 92-93% delle inchieste» per abuso d'ufficio finiscano «in archiviazioni, proscioglimenti e assoluzioni».

A completare il quadro disegnato dal ministro Nordio per andare incontro all’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) arriva anche l’intervento della Lega che vuole smontare la legge Severino, per eliminare la parte di quella norma che prevede la sospensione dalla carica dell’amministratore pubblico in presenza di sentenza non definitiva. Durante l’esame del ddl Nordio, la maggioranza ha approvato un ordine del giorno della leghista Erika Stefani che impegna il Governo ad abrogare la parte di legge Severino che costringe alle dimissioni gli amministratori pubblici condannati anche solo dopo il primo grado di giudizio. «L’obiettivo è cancellare una legge in contrasto con i nostri principi costituzionali, secondo i quali ciascun cittadino è innocente sino alla sentenza definitiva di terzo grado. Lo stesso atto impegna il governo a istituire un tavolo di lavoro per il riordino dei reati contro la pubblica amministrazione e un osservatorio che consenta di monitorare gli effetti dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio», ha spiegato il senatore della Lega Manfredi Potenti.

Si va dunque nella direzione di ristabilire un clima più disteso tra politica e giustizia, attraverso l’emanazione di provvedimenti di impronta garantista. Speriamo che, come già accaduto in passato, questi passi non risveglino in alcune toghe il ben noto istinto di vendetta. Della serie: chi tocca i fili muore.



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