• tempi moderni

Abbiamo nostalgia

Della verità, del coraggio, del buon senso, di ciò che non è negoziabile, di ciò che è puro, del Cielo, di una Chiesa madre e non matrigna, di preti che discriminano ma tra bene e male. Sì lo vogliamo dire: abbiamo nostalgia di un mondo cristiano. Siamo nostalgici e ce ne vantiamo perché è una nostalgia fondata sulla certezza che Cristo ha vinto il mondo.

Abbiamo nostalgia. Abbiamo nostalgia della verità perché, anche se siamo tutti in pole position nel peccato, siamo arcistufi del dubbio, dell’autointerrogatorio perenne, delle domande senza risposte, del buio della fede, della stanchezza nel credere, del compromesso, della ricerca inesausta di un Dio che, chissà perché, gioca a nascondino con noi, dei cammini senza meta, del dialogo, non con chi sbaglia, ma con l’errore stesso.

Abbiamo nostalgia della chiarezza perché ormai siamo immersi nella nebbia perenne dove regnano l’ambiguità, i contorni sfumati, la conciliazione degli opposti: altrimenti sei rigido, dogmatico, stantio e pure indietrista. Abbiamo nostalgia della semplicità e molto meno dei piani pastorali, dei sinodi al quadrato, dei progetti condivisi, delle consultazioni di massa fatte per dar ragione a pochi, dei cammini intra-extra-pre-post ecclesiali.

Abbiamo nostalgia di chi dice pane al pane e vino al vino e non di chi si nasconde dietro al kèrigma, all’agrapha di Gesù, alla cristologia pneumatica, all’inculturazione vs acculturazione; di chi pur peccando è talmente forte da chiedere perdono e da rialzarsi mille volte e non di chi dice di sé di non essere peccatore bensì fragile perché pare che gli uomini tenaci e umili siano scomparsi tutti dalla faccia della Terra come i dinosauri e siano stati sostituiti da tanti omini di cristallo.

Abbiamo nostalgia del coraggio, di quello che ti fa dire con somma carità “Sì, sì, no, no”, perché altrimenti è tutto uno smussare e un dissimulare, un abbassare i toni per non offendere nessuno fuorché Dio, un procedere tanto prudentemente che alla fine ti ritrovi più indietro da dove eri partito e persino pavido, tanto pavido da aver paura del Vangelo.

Abbiamo nostalgia dei tempi in cui non dovevamo ripetere all’infinito che un cerchio è rotondo e mai e poi mai potrà diventare un quadrato e che il sopra sta più in alto del sotto e questo accade sempre. Abbiamo nostalgia del buon senso che non è più il senso comune perché ormai appannaggio dei torturatori della verità, dei piromani della dottrina, dei cravattari dell’ortodossia, dei falsari del Vangelo, dei manipolatori della coscienza, degli inquinatori delle falde acquifere dei cuori puri.

Abbiamo nostalgia della solidità dei valori perché dopo averli annacquati ora si sono sciolti sotto il sole dell’inclusività, del rispetto incondizionato, della partecipazione, della sostenibilità ed ora è tutto liquido, anzi è tutto un liquame fetido e noi in questo pozzo nero della coscienza non vogliamo proprio affogarci.

Abbiamo nostalgia di ciò che è radicale, incondizionato, non negoziabile, assoluto, incorruttibile, sempiterno e definitivo perché il nostro cuore è fatto di queste sostanze e ha bisogno di esse per continuare a battere e perché ci provoca nausea chi continua a ciarlare di eccezioni, di casi particolari, di discernimento, di lettera della legge e poi di realtà vera, di morale transformer e abbordabile ai più, quasi che Dio avesse troppe pretese.

Abbiamo nostalgia di ciò che è puro, alto, nobile, perché ormai dalle bocche di amici, parenti, giornalisti, esperti, politici e pure uomini di Chiesa spesso escono solo parole mediocri, banali, vacue, ignobili, pestilenziali, senza spirito, senza vita, misere nella loro piccineria e meschinità: un terrapiattismo del pensiero. Abbiamo bisogno di orizzonti infiniti perché chi si guarda sempre la punta dei piedi non farà mai un passo avanti.

Abbiamo nostalgia del Cielo perché qui a furia di parlare di immigrati, lavoro che manca, virus, rispetto dell’ambiente, emarginazione, ci sentiamo noi emarginati dalle cose ultime, le quali sono le sole per cui valga la pena di vivere: se parli solo delle cose terrene finirai per mangiar polvere.

Abbiamo nostalgia – sì lo vogliamo dire – di un mondo cristiano dove non ti devi sgolare per dire che è sbagliato uccidere un bambino, se ha la ventura di trovarsi ancora nel ventre della madre, e un vecchio, se invece gli capita di essere in un letto di ospedale, dove non ti devi  vergognare a sgranare un rosario davanti a tutti quasi fosse da derubricare ad “atti osceni in luogo pubblico”, dove non devi udire il rumore della segreta lima del fastidio ogni volta che incontri un parente o un amico che è divorziato-ma-con-nuova-compagna o che raggiante ti dice che lui e la convivente stanno aspettando un bebè in provetta o che ti presenta il suo compagno gay cinguettando con gli occhi a cuoricino: “Anche Don Mario è così contento per noi!”.

Abbiamo nostalgia della Chiesa madre e non di quella matrigna che taccia alcuni suoi figli di essere ideologici solo perché rifiutano il male sempre e comunque. Abbiamo nostalgia della Chiesa una, sola e al comando mentre stacca tutti gli altri che sprofondano nelle sabbie mobili del politicamente corretto.

Abbiamo nostalgia dei veri pastori e non di quelli che hanno venduto il gregge perché ambientalisti e si sono dati al business delle discariche, cioè al riciclo della sana dottrina cattolica: hanno infatti prima mandato al macero la verità e poi l’hanno riciclata confezionando benedizioni per coppie gay e comunione ai divorziati risposati.

Abbiamo nostalgia di quei preti che quando tenevano in mano la sacra particola non la maneggiavano come se fosse una Pringles, che non si presentavano ai fedeli come evoluzionisti della dottrina ma custodi umili e amorevoli di questa, che quando predicavano non parlavano della risonanza dello Spirito Santo e del dio debole che si è fatto crocifiggere per noi, che quando andavi a confessarti ti davano la penitenza, pure amara, perché convinti che fosse un farmaco che ti poteva far scontare un po’ meno di Purgatorio, che quando li incontravi per strada, ma anche in chiesa, li riconoscevi perché vestiti da prete.

Abbiamo nostalgia dei santi, cioè di coloro che mettono al primo posto Dio e al secondo posto ancora Dio, di coloro che discriminano, sì discriminano ma il bene dal male, ti indicano dove sta il bene e prima ancora lo vivono loro stessi, di coloro che vogliono stare dalla parte sbagliata della Storia almeno fino a quando questa non starà dalla parte di Dio. Abbiamo nostalgia dei padri che facevano i padri e non gli amici, delle maestre che facevano le maestre e non le mamme e dei sacerdoti che facevano i sacerdoti e non gli assistenti sociali.

Abbiamo nostalgia di Dio di Gesù Cristo, morto in croce per noi, e non di quello che è in ansia per la biodiversità del pianeta, né di quello che ha voluto il pluralismo religioso, né di quello che imbarca tutti sull’Arca della salvezza compresi quelli che non ci vogliono salire.

Sì, siamo nostalgici e ce ne vantiamo perché è una nostalgia fondata sulla certezza che Cristo ha vinto il mondo.

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