a cura di Anna Bono
  • Libia

100 emigranti detenuti dai trafficanti tentano la fuga

La sera del 23 maggio 100 emigranti prigionieri di una organizzazione di trafficanti nel nord della Libia hanno tentato la fuga. I trafficanti hanno aperto il fuoco per fermarli uccidendone almeno 15. Altri 25 emigranti sono stati feriti e sono stati ricoverati nell’Ospedale generale di Bani Walid. Sette hanno riportato gravi ferite, gli altri 18 sono stati curati per lesioni minori. Il giorno successivo sono stati tutti trasferiti nei centri di detenzione e negli ospedali di Tripoli. Medici senza frontiere, che ha denunciato l’accaduto, riporta che gli emigranti ricoverati sono per la maggior parte minori non accompagnati provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia. Sostengono di essere prigionieri da molto tempo, alcuni anche da tre anni, e nel frattempo di essere stati venduti più volte da una organizzazione di trafficanti all’altra. Cicatrici, segni di bruciature da corrente elettrica e vecchie ferite infette testimoniano delle violenze patite. L’intervento tempestivo in loro aiuto di alcuni agenti, membri di organizzazioni non governative e altri abitanti di Bani Walid è servito a salvare almeno una parte degli emigranti in fuga, ma molti, quasi tutti donne, sono stati ricatturati dai trafficanti. Medici senza frontiere ritiene che molti altri emigranti irregolari si trovino nelle prigioni clandestine dei trafficanti, catturati per riscuotere un riscatto. Come in altre occasioni, la ong ne attribuisce la responsabilità “alle politiche europee che criminalizzano emigranti e rifugiati e impediscono loro di raggiungere l’Europa”.