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MAIDAN

Voci ucraine in Italia

Il sit-in di protesta di fronte al consolato di Milano

Esteri 20_02_2014
La bandiera ucraina

Lontani dallo scontro, ma vicini (spiritualmente) a quel che sta avvenendo a casa loro. La comunità ucraina in Italia è coinvolta emotivamente per la sorte di amici e parenti rimasti in patria, mentre si assiste allo scoppio delle peggiori violenze da novembre, dall’inizio della protesta a Kiev contro il presidente Yanukovich.

A Milano, di fronte al consolato dell’Ucraina si è riunito un piccolo “Maidan”, come viene chiamata la piazza dell’Indipendenza, teatro della protesta a Kiev. Sono quasi tutte donne, come la maggior parte delle immigrate ucraine in Italia. Portano le bandiere giallo-blu nazionali e alcuni cartelli di protesta. “Assassini” e tracce di sangue riprodotte su cartelli muti, piccola testimonianza del sangue che è scorso nella notte precedente a Kiev.

«Siamo tutti sconvolti, anche se la violenza era prevedibile – ci spiega Marta, ragazza che ci introduce nel sit-in di protesta – L’opposizione non riusciva a raggiungere i suoi obiettivi, ma nessuno si aspettava questo massacro, per lo meno, non di queste dimensioni».

«Trovare una spiegazione a ciò che sta avvenendo in Ucraina è diventato impossibile. È incomprensibile il comportamento del presidente e del nostro governo. È diventato irrazionale. La spiegazione ufficiale è sempre quella: proteggere la popolazione “pacifica”, termine con cui indica i suoi sostenitori, dai “terroristi”, cioè tutti gli oppositori. Quella è l’unica descrizione della situazione che ci viene data dalle fonti ufficiali. Ma è naturale che, dopo tre mesi di resistenza, Yanukovich deve aver capito che non si può sciogliere la protesta del Maidan con chiacchiere e false promesse. La violenza è diventato il suo unico metodo per sedare la protesta».

Proprio di fronte al consolato ucraino di Milano si legge, scritto in rosso da italiani, il graffito “Ue=morte”. Per gli italiani l’Unione Europea è una disgrazia, mentre gli ucraini che si battono in piazza con le teste di cuoio, hanno sfidato la sorte, almeno all’inizio, perché non volevano esserne esclusi per decisione del presidente Yanukovich. Marta, comunque, ci spiega che, ormai, l’adesione all’Accordo di Associazione, non è la sola e non è la principale ragione della protesta di piazza. «Quello era il fattore scatenante, ma la gente in piazza, oggi, si batte semplicemente per dare un futuro migliore alle generazioni che verranno, contro questa classe politica corrotta».

Raccogliendo altri pareri in italiano, fra le donne che manifestano qui in Italia, percepiamo soprattutto molta paura. La paura di una repressione annunciata e pronta a trasformarsi in guerra: «Nessuno si aspettava questa repressione, tranne Yanukovich. Da Kiev dicono che questa azione di forza era in preparazione da almeno 4 settimane. Perché l’elettricità era già razionata e la metropolitana chiusa. Non si può spegnere la luce in centro a Kiev senza pianificarlo prima. Era evidentemente tutto preparato in anticipo da Yanukovich e i suoi».

«… Sì, poi, Yanukovich non agisce da solo. È una marionetta dei russi. Non del popolo russo, sia chiaro, ma di Putin».

«Tutto quel che sta avvenendo in Ucraina è inspiegabile – ci dice una terza manifestante – è inspiegabile il comportamento del presidente. Un uomo che ama il suo popolo, di fronte a questa protesta, si sarebbe dovuto dimettere già da due mesi, senza arrivare a tutto questo. Stiamo parlando di decine di morti e centinaia di feriti…»

«… e poi ci vergogniamo di un uomo simile al vertice del nostro Paese! Un uomo che è stato in carcere, un delinquente!»

Ma in Italia come è rappresentata la crisi ucraina? Le risposte sono abbastanza univoche.

«Finalmente sentiamo dire un po’ di verità, sentiamo un po’ di compassione. Ma noi non chiediamo compassione, chiediamo che la voce arrivi a tutti».

«Adesso almeno sanno che siamo ucraini e non russi – interviene una quarta manifestante – perché ci hanno sempre scambiato per russi. Non lo siamo. E sanno dove siamo: nel centro geografico dell’Europa. E non è una questione di avere accesso o meno all’Ue, qui si tratta di difendere la nostra dignità. Perché ce l’hanno tolta, ci hanno tolto l’indipendenza, ci hanno calpestati. Yanukovich ci sputava in faccia e ci rassicurava dicendo che stava piovendo. Dobbiamo dirgli basta!»