• PARLA IL VESCOVO AGUER

"Viri probati? Una grave spaccatura nella Chiesa"

Viri probati e diaconesse? "Il Sinodo è stato sconcertante, frutto dell'ideologia progressista nella Chiesa". Scisma tedesco? "Roma intervenga prima che sia tardi, stanno portando avanti proposte scandalose". Abusi del clero? "Nelle diocesi ci sono vere e proprie lobby di preti gay". La Pachamama? "Un papa come Leone Magno non avrebbe mai permesso una simile aberrazione". C'è un vescovo che parla a tutto campo e senza peli sulla lingua dei fattori di crisi che attanagliano la Chiesa. È Hector Aguer, arcivescovo argentino che in questa intervista alla Nuova BQ denuncia tutti i frutti dell'iperprogressismo postconcliare. 

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Viri probati e Chiesa tedesca a rischio scisma. C’è un vescovo che parla e che non ha paura di dire le cose come stanno: “Si tratta di una strada incompatibile con la tradizione, che sta creando una grave spaccatura nella Chiesa latina”. A parlare dall’altra parte dell’oceano è Hector Aguer, arcivescovo emerito di La Plata. Argentino di Buenos Aires, 76 anni, teologo, nel suo paese Aguer ha un’intensa attività pubblicistica nella quale denuncia la crisi morale del mondo contemporaneo e non esita a mettere in guardia la Chiesa dalle derive progressiste. In questa intervista alla Nuova BQ, una delle poche concesse a un giornale italiano, Aguer affronta i principali fattori di crisi che stanno portando la Chiesa verso un latente scisma: dall’ordinazione di viri probati alle spinte scismatiche della Chiesa tedesca, argomenti di grande attualità in questi giorni con la fine della prima parte del Sinodo tedesco e le indiscrezioni sull'esortazione apostolica del Papa a conclusione del Sinodo amazzonico.

Eccellenza, il Sinodo dell’Amazzonia ha trattato di viri probati e diaconesse. Che cosa accadrebbe se il Papa dovesse dare il via libera?
Il Sinodo sull’Amazzonia è stato, secondo me, un evento sconcertante. La questione dei viri probati e delle diaconesse era stata sollevata già tempo fa. Riguardo ai primi, il Cardinal Sarah, nel suo ultimo libro, suggerisce una soluzione: che vengano inviati sacerdoti da altre regioni del continente per coprire le mancanze di quel dato luogo. Ritengo che questo gesto di comunione ecclesiastica, che ci invita a essere solidali con le necessità del Corpo ecclesiale, sia perfettamente fattibile. Riguardo alle seconde: la promozione della donna, in corso nella cultura attuale – andrebbero aggiunti molti “ma” a questa “promozione” – induce molti a pensare perfino alla fattibilità di un sacerdozio femminile. Nella celebrazione dei 500 anni della Riforma Protestante, l’anfitrione da parte luterana era una vescovessa. Penso che se Roma approvasse entrambe queste proposte del Sinodo, si avrebbe una grave spaccatura con la tradizione della Chiesa Latina. Queste proposte sono incompatibili con la suddetta tradizione: sono ispirate da una teologia “progressista”, forgiata da diversi decenni a questa parte. Non rispondono a necessità reali, bensì a posizioni ideologiche. A falsi problemi, false soluzioni.

Si sta svolgendio il Sinodo della Chiesa tedesca. Teme che possa esserci un rischio di scisma?
Nella Chiesa tedesca, da decenni, si stanno sviluppando programmi teologici in contrasto con la tradizione cattolica. Dall’altra parte sono fioriti teologi straordinari. Basti citarne uno: Josef Ratzinger. Aggiungo quello del suo discepolo, Gerhard Muller. Ritengo che il lavoro di Karl Rahner abbia conferito un profilo tipico al pensiero cattolico tedesco, coltivando il dubbio e il relativismo; in questo modo, si è venuto a creare un clima diverso rispetto a quello del mondo latino, in cui è coinvolta un’indipendenza che include tratti di rottura. La questione dello scisma non implica una formulazione esplicita: può trattarsi di uno scisma immanente, non dichiarato. L’importante è come si “sente” la fede, come la si manifesta nella vita ecclesiale e con quali strumenti intellettuali la si formula. Anche diversi traumi storici hanno la loro influenza, come quello prodotto da Lutero nel XVI secolo, la teologia liberale protestante della fine del XIX secolo, e lo sviluppo di un’esegesi biblica scientifica, che si sono proiettate, in un modo o nell’altro, nel modo cattolico nel suo insieme. Spero che nel Sinodo, l’originalità della Germania si manifesti in modo tale da arricchire la Katolike e che non si stacchi da questa Totalità. Uno scisma implica un crollo della carità, dell’agape ecclesiastico, ispirato, in generale, da errori dottrinali che mettono a repentaglio la continuità omogenea della tradizione. Come disse San Vincenzo di Lerino diversi secoli fa, lo sviluppo o evoluzione della dottrina deve procedere in eodem scilicet dogmate, eodem sensu, eodem que sententia. Alcune proposte già avanzate dal Sinodo sono semplicemente scandalose; a mio giudizio, Roma dovrebbe intervenire prima che sia troppo tardi. Dato che la “Chiesa tedesca” vorrebbe continuare a essere parte della Chiesa di Cristo, di quella vera e non di una imitazione “moderna”, che soddisfi i cattolici tedeschi di oggi, che ogni volta sono meno. E sono meno a causa dell’iperprogressismo postconciliare.

Sul tema abusi Benedetto XVI ha denunciato la cattiva teologia che ha generato una cattiva condotta di sacerdoti e vescovi. C’è un’agenda gay che vuole condizionare la Chiesa?
Il problema esposto nella domanda è gravissimo. In molte diocesi c’è un consistente numero di sacerdoti con tendenze omosessuali; è risaputo che essi, di solito, si riuniscono in una specie di lobby, coprendosi reciprocamente e contando di ottenere posizioni di rilievo. Non c’è da stupirsi se a Roma succede la stessa cosa. Il magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI ha indicato chiaramente le deviazioni teologiche in fatto di dogmi e di morale. In questo secondo ambito, constato che in molti luoghi, in sede di predicazione e di catechesi, non si parla dei comandamenti della legge di Dio, contenuti nella Torà di Israele, commentati e approfonditi da Gesù nel Discorso della Montagna e ampliamente riportati nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Sul sesto comandamento, poi, regna un silenzio assoluto. E questa non è una battuta che faccio io così; l’ho constatato nella mia esperienza accademica e pastorale. Peggio ancora, viene dimenticato o accantonato il concetto metafisico di natura, così come l’esistenza di precetti oggettivi e universalmente validi, corrispondenti a un comportamento veramente umano. Inoltre, si è andata diffondendo una nozione distorta di libertà, concepita in termini soggettivi e relativisti; molti non ammettono che ci sono atti intrinsecamente sbagliati per via del loro contenuto. La perversione degli abusi è correlata con i difetti di cui ho parlato: la loro causa è una formazione carente e una decadenza della volontà nell’esperienza del celibato. Esiste un protocollo molto chiaro che non permette l’occultamento o la tolleranza di tali crimini che arrecano grossi danni alla Chiesa e sono avvallati dai mass media per denigrare la Chiesa stessa e gettare un’ombra di sospetto su tutti i sacerdoti, quando è risaputo che quantomeno l’80% di questi atti criminosi avvengono all’interno della famiglia delle vittime o delle persone a loro vicine. Papa Ratzinger si è distinto per la sua posizione chiara e ferma su questa penosa questione.

Da vescovo latinoamericano, che conosce anche la popolazioni indigene, che cosa pensa della Pachamama in Vaticano? C’è il rischio di un fascino dell’idolatria mentre le Messe invece perdono il sacro?
Precisamente, si è verificato questo singolare paradosso: la liturgia è stata investita dalla profanazione e dall’abolizione della solennità e della bellezza; ci sono perfino vescovi che sostengono che non debba esserci distinzione tra sacro e profano, e operano di conseguenza. Dall’altra parte, si cerca di promuovere culti sregolati, come quello del Gauchito Gil o quello di Difunta Correa, che contano devoti tra la popolazione, tra la quale regna una grande ignoranza religiosa. Nel caso della Pachamama, molti cercano di giustificare questo culto facendo leva sull’interesse della Chiesa verso la cura della terra. Il minimo che si possa dire è che questi tentativi sono sommamente ambigui e generano confusione. La Pachamama in Vaticano? Se immagino cosa penserebbero i Padri della Chiesa, Agostino e Papi come Leone e Gregorio Magno; non permetterebbero mai una simile aberrazione. Questa è l’occasione per ricordare un caso assai curioso, quello del gesuita Matteo Ricci, missionario in Cina nel XVI secolo. Per facilitare l’accettazione di Cristo ai nativi, davanti alla croce che invitava a venerare, posizionava un’immagine di Buddha. Un esempio di “restrizione mentale” in azione.

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