• SCONTRO A BARCELLONA

Vietato piangere i morti del Covid: vescovo multato

L'offensiva atea del governo catalano non si ferma neanche davanti ai morti: il vescovo di Barcellona è indagato per aver violato l'assurda regola di massimo 10 fedeli in chiesa. Per il funerale delle vittime del Covid c'erano 200 persone nella Sagrada Família (che ne può contenere 9000). Il vescovo denuncia: «Violata la libertà di culto». 

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Non era un ingiustificato gridare al lupo! al lupo!. L’emergenza religiosa in Spagna esiste e sta portando ad un clamoroso scontro di poteri fino a pochi anni fa impensabile. Lo Stato che denuncia la Chiesa e la Chiesa che ora, dopo anni di timida acquiescenza di fronte a politiche statali sempre più aggressive, non può fare altro che difendersi e denunciare lo Stato. A Barcellona lo scontro sta toccando i vertici della Generalitat e l’arcivescovado e vede il presidente della comunità autonoma, Quim Torra, nella parte dell’oppressore.

Neanche di fronte ai morti.
La propaganda anticristiana della classe politica spagnola, in questo caso il governo di Barcellona e quello centrale di Madrid vanno d’amore e d’accordo, ha preso di mira una Messa. Una Messa speciale, quella che l’arcivescovo di Barcellona, il cardinale Juan José Omella, ha indetto domenica scorsa alle 19 per commemorare le vittime del Coronavirus alla Sagrada Família. Una Messa funebre, dunque, comunitaria, riservata esclusivamente a tutti quei famigliari che, durante l’Estado de alarma (il lockdown), hanno perso i loro cari e non hanno potuto piangerli in un funerale pubblico.

Per il turismo sì, per le Messe no.
Una Messa, però, pesantemente condizionata da una grida del governo autonomo di Catalogna che impone in qualsiasi celebrazione religiosa la presenza massima di non più di dieci fedeli. Una misura impossibile da applicare e svilente, che al cardinale Omella è sembrata più che una provocazione dato che ogni giorno, da quando la quarantena stretta è finita, centinaia di turisti hanno ricominciato a visitare il tempio capolavoro di Gaudí.

Nonostante questa discriminazione, Omella ha tirato dritto e ha annunciato la Messa che si è svolta domenica e che, come si può vedere dalle foto, ha visto una presenza di circa 200 fedeli. Stiamo parlando di uno dei templi più capienti della cristianità che può ospitare almeno 9000 persone.

Il giorno dopo il presidente Torra si è vendicato e ha annunciato di aver dato mandato al dipartimento di Salute di aprire un fascicolo per sanzionare il funerale.

Torra ha rimproverato anche a Omella vecchie ruggini indipendentiste che nulla hanno a che fare con il Covid, ma che dimostrano il grado di ideologizzazione della giunta catalana: «Il vescovo ora si appella alla libertà di culto, ma non ha mai detto nulla per condannare la “repressione” che durante gli ultimi anni ha subito la Catalogna», ha detto pretendendo così una svolta indipendentista dei vescovi spagnoli.

Poi ha aggiunto: «Siamo tutti uguali davanti alle risoluzioni prese per fronteggiare il Covid e assicurare la salute dei cittadini» e in pieno delirio si è anche definito – lui! – un vero cattolico e seguace di Padre Pedro Casaldáliga Plá ed Ernesto Cardenal (due esponenti di spicco della Teologia della Liberazione negli anni ’70 e '80): «La mia Chiesa è quella che sta con i poveri».

Contrariamente all’atteggiamento remissivo mostrato da altri vescovi in passato per attacchi simili, Omella ha deciso di fronteggiare l’assalto catalano e ha dato mandato ai legali della diocesi di Barcellona di iniziare «le azioni legali opportune contro l’arbitrarietà della decisione del governo e la vulnerabilità della libertà religiosa e di culto, costituzionalmente protetta».

Omella ha denunciato anche l’ingiusta discriminazione di cui soffrono i cattolici tenendo conto che «siamo stati molto attenti e scrupolosi nel rispettare le norme sanitarie richieste per gli spazi chiusi e che molti luoghi oggi possono essere occupati per il 50% della capienza massima».

L’episodio è destinato a non restare lettera morta e dalla sua risoluzione si capirà molto dell'effettiva autonomia della Chiesa, in un momento in cui, lo abbiamo visto anche in Italia, la libertà di culto è stata una delle libertà più colpite in questa pandemia, come se il Covid fosse la scusa per affondare il coltello sulla Chiesa che prima non si era riusciti a piegare.

L’episodio di vero e proprio attacco alla libertas Ecclesiae  è stato stigmatizzato anche da Maria Garcia, dell’Osservatorio sulla Libertà Religiosa istituito in Spagna, che alla Bussola ha dichiarato: «È totalmente illogico che il governo voglia indagare monsignor Omella per aver celebrato un funerale per le vittime del Covid. Quello che sta facendo è limitare la libertà religiosa e la libertà di culto. Evidentemente non gli è bastato proibire durante l’Estado de alarma la celebrazione dell’Eucarestia. Complimenti invece al vescovo di Barcellona, che, denunciando il governo, si è dimostrato coraggioso».

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