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Videro e credettero. Ma possiamo farlo anche noi

Oggi come duemila anni fa vedere e credere è possibile. È questo il tema di una mostra presentata a Imola lo scorso novembre e ora allestita a Milano, fino al 13 gennaio, alla Galleria del Credito Valtellinese.

Burnand - solo Pietro

Oggi come duemila anni fa vedere e credere è possibile. È questo il tema di Videro e credettero. La bellezza e la gioia di essere cristiani, presentata a Imola lo scorso novembre e ora allestita a Milano, fino al 13 gennaio, alla Galleria del Credito Valtellinese in corso Magenta (l'ingresso è libero). Attraverso testi, immagini d'arte e fotografie – e rispondendo a una precisa indicazione di Benedetto XVI – la mostra invita chi la visita a una “autentica e rinnovata conversione al Signore, unico salvatore del Mondo” (Lettera Apostolica Porta Fidei).

«Scopo della mostra è raccontare come l'esperienza di fede sia viva e ci cambi la vita. Il filo conduttore è il passaggio dal vedere al credere: la fede infatti non è cieca, ma nasce da un'esperienza di sguardo» spiega Sandro Chierici, autore della selezione iconografica che accompagna i testi curati da monsignor Andrea Bellandi, sotto coordinamento di Eugenio Dal Pane. E infatti il tema della sguardo è subito presente nel pannello introduttivo, illustrato dal dipinto di Eugène Burnand I discepoli Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro il mattino della Resurrezione. Il loro sguardo vivo, pieno di trepidazione, è lo sguardo di chi è già stato afferrato da Cristo e corre per rivederlo, per ritrovarlo. I loro occhi dicono che la loro vita è già stata cambiata dall'incontro che hanno fatto.

Videro e credettero è stata ideata e prodotta da Itaca, con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, del Progetto Culturale promosso dalla Chiesa Italiana e dell'ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, grazie al contributo del Credito Valtellinese. «Il messaggio della mostra è che la fede è una possibilità per chiunque, non solo per pochi devoti selezionati. Proprio per questo abbiamo realizzato i 32 pannelli della mostra in cinque copie, per cercare di raggiungere non solo le grandi città, ma anche i piccoli centri, le parrocchie, i decanati e i centri culturali» continua Chierici.

Il percorso della mostra si articola in cinque sezioni, che partono dall'analisi del contesto in cui viviamo, che secondo le parole di Péguy è un mondo dopo Gesù senza Gesù. Come la città di Nowa Huta, nei pressi di Cracovia, che fu edificata durante il regime comunista senza simboli religiosi. In questo luogo, dove Giovanni Paolo II ottenne la costruzione di una chiesa verso la fine del suo pontificato, la fede non è morta nel corso degli anni nonostante la mancanza di luoghi di culto, perché ci sono stati uomini e donne che l'hanno fatta abitare in loro.

Proprio sulla persona, o meglio sul cuore dell'uomo, si concentra la seconda sezione. L'attesa che lo costituisce è rappresentata dal dipinto di Hopper Mattino a Cape Cod, in cui una donna alla finestra guarda un punto lontano. Come lei, tutti gli uomini aspettano un compimento, qualcuno che risponda alla loro sete. Per questo Gesù si è incarnato, come mostra un pannello raffigurante il presepe, e con la sua venuta ha riscattato tutta la storia.

Si passa così alla terza sezione, dedicata a questo fatto. Gesù di Nazareth si è fatto uomo, si è fatto vedere da noi attraverso un incontro e ci chiede di seguirlo. I pannelli ripercorrono i diversi eventi straordinari, come la guarigione del paralitico, di cui furono testimoni i discepoli. Lì colpì il miracolo, ma soprattutto lo sguardo di Gesù, che conquista il cuore di chi lo incontra.

La quarta sezione interroga i visitatori con questa domanda: com'è possibile riconoscere Cristo? La risposta è offerta dal racconto dei vangeli: basta avere la semplicità del cieco nato, che una volta guarito ha riconosciuto di vederci, o del buon ladrone, magistralmente ritratto da Tiziano nel suo Gesù e il buon ladrone.

Infine la quinta sezione esamina la contemporaneità di Cristo oggi. Gesù è risorto e il nostro compito è guardare in alto verso di Lui, come ricorda in un pannello la foto del Portico della Gloria della cattedrale di Santiago de Compostela. Chiude il percorso una piccola sezione dedicata a uomini e donne da guardare, tra cui santa Gianna Beretta Molla e il beato Giovanni Paolo II, esempi di vita vissuta nella pienezza dell'umanità.

Le guide che illustrano al pubblico la mostra – studenti, catechisti, volontari che svolgono questo servizio gratuitamente – sono le prime persone a restare colpite dal suo messaggio. Dice Giulia: «Grazie a questa mostra ho capito che anche chi ha già la fede deve continuamente chiedere questo dono». Come ha sottolineato anche monsignor Rino Fisichella, nell'introduzione al catalogo: “È sempre più urgente che, nel cammino della nuova evangelizzazione, attingendo all'inestimabile patrimonio artistico custodito e difeso dalla Chiesa, si trovino forme adeguate per l'annuncio del Vangelo presso tanti battezzati che non comprendono più il senso di appartenenza alla comunità cristiana e sono vittime del relativismo e del secolarismo che ha portato l'uomo ad escludere Dio dal proprio orizzonte”.


Per il calendario delle prossime esposizioni, per ulteriori informazioni e per noleggiare la mostra: www.itacaevanti.it/anno-fede