• IL PIANO STRATEGICO

Vaccini, il governo va di fretta ma dell'efficacia non v'è certezza

Il governo italiano ha prodotto il Piano strategico per le vaccinazioni anti Covid che inizieranno a gennaio, partendo dal personale sanitario. Ma il documento è anche rivelatore della disorganizzazione nella gestione della pandemia, nonché dell'assoluta indifferenza verso la possibilità di terapie per curare. E inoltre fa sorgere molti dubbi sulla reale efficacia dei vaccini. 

Il governo italiano ha prodotto il Piano strategico per le vaccinazioni anti Covid che inizieranno a gennaio. La macchina organizzativa è dunque in moto, anzi: avanza a grande velocità. Il documento sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della Salute, Istituto Superiore di sanità e Aifa si intitola: Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 PIANO STRATEGICO - Elementi di preparazione e di implementazione della strategia vaccinale.

Si tratta dunque di un documento organizzativo, e questa è indubbiamente una spettacolare novità. Dal febbraio scorso infatti il governo in carica non aveva mai provveduto a nessun piano organizzativo per affrontare efficacemente l’epidemia: nessuna riorganizzazione della Medicina Territoriale al fine di migliorare l’assistenza domiciliare ai malati di Covid, che pure è il cardine di una strategia di contenimento dell’epidemia, e soprattutto è il modo più efficace di prestare aiuto ai malati; non ha predisposto linee guida farmacologiche tenendo conto delle evidenze cliniche; non ha predisposto un piano per implementare il numero di posti letto negli ospedali, nonostante le richieste quasi disperate dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso; non ha attuato nessuna strategia preventiva nei confronti di quella “seconda ondata” che pure veniva annunciata fin dall’estate.
Sappiamo che le uniche iniziative concrete del governo sono state le progressive chiusure delle attività, il cosiddetto lockdown.

Ora invece, per le vaccinazioni, è pronta una formidabile macchina da guerra, presentata dal documento governativo. Il quale - al suo interno - presenta delle affermazioni davvero notevoli, che rappresentano bene la visione che le istituzioni hanno del problema epidemico. In un passaggio, ad esempio, possiamo leggere quanto segue: “La pandemia causata da Sars-Cov2, oltre ad aver causato un carico di malattia e di decessi elevato, ha intuibilmente avuto ricadute economiche dirette e indirette, non solo sulla Sanità, ma anche sulla società e i settori economico-produttivi in Italia e nel resto del mondo”.

Intuibilmente, scrivono. La rovina dell’economia di uno dei più importanti Paesi europei come un fenomeno “intuibile”. Elementare, Watson. Un fenomeno che poteva essere evitato alleggerendo la stretta delle coercizioni e investendo in terapie, medici, strutture sanitarie.

Ma ora è arrivata la soluzione tanto a lungo attesa: la vaccinazione. Una soluzione - dice il governo - che non ci siamo dati noi. Come si diceva un tempo: “ce lo chiede l’Europa”. In effetti lo scorso 17 giugno 2020, la Commissione Europea ebbe modo di presentare una strategia comune “per accelerare lo sviluppo, la produzione e la diffusione di vaccini efficaci e sicuri contro l'infezione (SARS-CoV-2 e/o la malattia (COVID-19)”. Insomma, come in un giallo scritto male la soluzione la si conosceva da tempo. E adesso bisogna arrivare in fretta ai capitoli conclusivi della storia.
Il Piano strategico ci ricorda che “la letteratura scientifica ha fornito evidenze su come il beneficio netto del distanziamento sociale intermittente possa essere negativo da una prospettiva macroeconomica, soprattutto quando le perdite sono persistenti nel tempo”. Ancora una volta la scoperta che tutte le famiglie in difficoltà hanno sotto gli occhi quotidianamente, anche senza sfogliare la “letteratura scientifica”.

Il Piano strategico ci rivela che l’Italia, attraverso il Ministero della Salute, ha seguito sin dalle prime battute le fasi che hanno portato alla messa a punto di vaccini. Appena è stato comunicato - da parte delle principali aziende produttrici – l’avvio dello sviluppo di candidati vaccini, il Ministero della Salute italiano ha ritenuto opportuno avviare interlocuzioni con altri partner europei, per procedere congiuntamente a negoziazioni che potessero assicurare la disponibilità di un numero di dosi necessario per l’immunizzazione dei cittadini dei Paesi coinvolti e di tutta l’Unione Europea.

La Commissione UE e gli Stati Membri hanno poi sottoscritto un accordo in base al quale i negoziati con le aziende produttrici sono stati affidati in esclusiva alla stessa, affiancata da un gruppo di sette negoziatori in rappresentanza degli Stati membri (tra i quali un italiano), e da uno Steering board che assume le decisioni finali, ove siedono rappresentanti di tutti gli Stati membri. Le trattative avviate si sono concentrate su un gruppo di Aziende che stanno sviluppando vaccini con diversa tecnologia.
I negoziati hanno già portato alla sigla di alcuni accordi e l’Unione Europea, al momento, si è già assicurata circa 1,3 miliardi di dosi da parte di diverse Aziende. Queste dosi saranno distribuite agli Stati membri in proporzione alla numerosità delle rispettive popolazioni. La situazione di emergenza, dice il Piano Strategico, ha reso necessario “il ricorso a procedure del tutto innovative”. Si parla degli studi pre-clinici e di quelli clinici di fase I, II e III, che si sono svolti con una modalità che il documento definisce “innovativa” ma che forse sarebbe più corretto definire, sempre con una sfumatura eufemistica, “inconsueta”.

Comunque sia, il governo ha già predisposto l’acquisto di milioni di dosi di diversi vaccini. Non avremo solo l’ormai celebre Pfeizer-BT, ma anche i vaccini di Astra Zeneca, J&J, Sanofi/GSK, Curevac, Moderna.

Il documento passa poi ad uno snodo cruciale dell’organizzazione: da chi si comincerà a vaccinare? Ci viene detto che “lo sviluppo di raccomandazioni su gruppi target a cui offrire la vaccinazione sarà ispirato dai valori e principi di equità, reciprocità, legittimità, protezione, promozione della salute e del benessere, su cui basare la strategia di vaccinazione”.
Insomma, sarà un vaccino democratico  e politically correct. Tuttavia ci sono delle priorità da rispettare. Coloro che attendono con ansia di salvare le proprie vite col vaccino dovranno mettersi disciplinatamente in coda ad aspettare il proprio turno. Prima si comincia infatti col personale sanitario. E qui il Piano strategico ci rivela un dato importantissimo: “Attualmente l’Italia si trova nella fase di trasmissione sostenuta in comunità, per cui le indicazioni iniziali sono riferite a tale situazione epidemiologica”. 

La trasmissione del virus è di tipo comunitario. Come gli ambiti sanitari. Il che conferma una volta di più che la prevenzione delle ospedalizzazioni attraverso le cure domiciliari rappresenta la vera soluzione del problema. Ma la strategia illustrata dal Piano strategico non vuole saperne di terapie. “La strategia di sanità pubblica per questa fase si focalizzerà inizialmente sulla riduzione diretta della morbilità e della mortalità, nonché sul mantenimento dei servizi essenziali più critici”. Come? Attraverso la vaccinazione del personale sanitario.  “Successivamente, - continua il documento governativo- qualora uno o più vaccini si mostrino in grado di prevenire l'infezione, si focalizzerà l'attenzione anche sulla riduzione della trasmissione, al fine di ridurre ulteriormente il carico di malattia e le conseguenze sociali ed economiche”.

Qualora. Una certezza scientifica granitica. Medicina basata sulle Evidenze.

Comunque, una volta vaccinati gli operatori sanitari e sociosanitari, si passerà al resto della popolazione, a cominciare dai più anziani, gli ultraottantenni, giù a scalare. Ma bisognerà pensare anche ai portatori di patologie croniche, e al personale di altri servizi essenziali. Il governo assicura che verrà fatto tutto, con un dispiego di forze mai visto. Perché, ci viene detto, “il beneficio netto dell’immunizzazione della popolazione decresce se l’introduzione della vaccinazione viene ritardata”.

O forse bisogna fare in fretta prima che l’epidemia si esaurisca da sola.