• MACRON E IL GREEN PASS

Vaccinazione, folle corsa che calpesta le libertà

La proposta di Macron di estendere il Green pass per tutte le attività sociali divide la politica, ma mostra che la folle corsa alla vaccinazione di massa, senza evidenze scientifiche sull'affidabilità e l’utilità effettiva dei vaccini, si sta traducendo in una sospensione progressiva di molte libertà.

Macron potrebbe essere l’apripista di un ulteriore giro di vite dei governi di mezza Europa. Ha annunciato che il green pass diventerà obbligatorio anche per entrare in un bar, per prendere un treno, per frequentare luoghi nei quali sin qui non esistevano obblighi di alcun tipo. E in Italia c’è chi si dice pronto a seguirlo e a mutuare queste stesse misure pur di assicurare il rapido ritorno alla normalità.

La politica si divide tra chi evoca con preoccupazione “scenari orwelliani e raggelanti”, come Giorgia Meloni, e chi si dice favorevole al green pass obbligatorio più o meno ovunque, come il governatore ligure, Giovanni Toti, anche lui di centrodestra. Frenano i grillini, giudicando prematura una svolta del genere, anche perché temono di spaccarsi al loro interno pure su questo.

La folle corsa alla vaccinazione di massa, senza evidenze scientifiche sull'affidabilità e l’utilità effettiva dei vaccini, si sta traducendo in una sospensione progressiva di molte libertà, suscitando preoccupazioni anche presso il Garante della privacy, che vuole vederci chiaro e capire fino a che punto questa assolutizzazione del diritto alla salute possa compromettere il valore della riservatezza e ferire a morte il concetto stesso di democrazia.

Nessuno ricorda che l’anno scorso di questi tempi, senza vaccini, la situazione epidemiologica era maggiormente sotto controllo rispetto a oggi e i dati di contagi, ricoveri e decessi erano pressoché irrilevanti. Giusto, quindi, sospendere il giudizio sull’insostituibilità dei vaccini, mantenendo per tutti la libertà di vaccinarsi e rispettando il diritto di chi non intende farlo, anche per ragioni legate a patologie pregresse. Criminalizzare i non vaccinati e scaricare su di loro la colpa della nuova escalation di contagi appare davvero un azzardo. Il diritto di dubitare e farsi delle domande è il sale della democrazia e deve alimentare quella virtuosa dialettica pluralista, che è agli antipodi del pensiero unico.

Sarebbe altresì diabolico dare la colpa della risalita dei contagi agli atteggiamenti “libertini” degli italiani che hanno tutto il diritto di tornare a vivere in libertà, rispettando le norme di contenimento laddove necessario, ma abituandosi a convivere con un virus che farà loro compagnia a lungo, continuando a mutare.

I festeggiamenti per la vittoria degli Europei di calcio verranno additati come la causa numero uno dell’incremento del numero di casi. Peccato, però, che le scene di giubilo per l’impresa degli azzurri abbiano coinvolto anche gli stessi protagonisti, cioè calciatori e dirigenti della nazionale, che nei caroselli di lunedì si sono assembrati esattamente come tutti gli altri, percorrendo via del Corso a Roma a bordo di un autobus che ha di fatto trascinato in strada migliaia e migliaia di tifosi. Cercare sempre e comunque in un’unica direzione il capro espiatorio della crescente diffusione del virus rischia di alimentare il vento dell’esasperazione e delle tensioni sociali. Anche quell'escalation è da tenere sotto controllo, prima che finisca per turbare la ritrovata unità nazionale propiziata dal miracolo calcistico.

L’emergenza dovuta alla pandemia ha vissuto varie fasi, tutte contrassegnate da una chiusura preconcetta ad ogni forma di incentivazione dell’uso di farmaci in grado di curare il Covid. Ora siamo in una fase ancora diversa dalle altre. Aumentano i casi, ma non si traducono in nuove ospedalizzazioni e in altri decessi. Per alcuni questo significa che i vaccini stanno facendo effetto, per altri che il virus è mutato e ora colpisce fasce d’età più resistenti sul piano delle difese immunitarie. I giovani prendono il Covid spesso senza accorgersene e sono in larga parte asintomatici. Dunque l’incremento dei casi non può destare allarme e, soprattutto, non può essere interpretato e gestito come nella seconda ondata, applicando quegli stessi parametri che hanno portato molte regioni a finire in zona gialla o addirittura arancione, con automatica chiusura e penalizzazione di moltissime attività.

Eventuali ritorni all’obbligo della mascherina all’aperto o ad altre misure restrittive delle libertà personali finirebbero per allontanare i turisti stranieri dall’Italia e per compromettere la stagione estiva. Occorre davvero contenere la diffusione di messaggi allarmistici che rischiano di produrre scossoni anche in campo economico-finanziario. Più che mai la comunicazione medico-scientifica deve ritrovare equilibrio e puntare sulle evidenze scientifiche anziché sulle esternazioni di virologi, immunologi e altri scienziati che legittimamente esprimono opinioni ma che non possono in alcun modo imporre verità e visioni precostituite delle azioni di contrasto alla pandemia.

Se la finale di calcio di domenica sera ha confermato che dagli inglesi abbiamo ben poco da imparare come stile e rispetto degli avversari, l’accelerazione di Macron sull’obbligo vaccinale non può non allarmare le coscienze sinceramente e autenticamente democratiche del nostro Paese.

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