• Controsensi

Usa, passaporti con "genere X"

Negli USA è stato emesso il primo passaporto con "genere X" per persona "intersessuale". Un controsenso: infatti il passaporto serve per identificare la persona, non per lasciarla anonima.

Suggestiva, a tal proposito, la riflessione di Rossello Gesa su IFN: “Il passaporto è un documento di identità che serve a rendere le persone riconoscibili a chi non le conosca, specificamente pensato per spostamenti e transazioni che riguardino l’estero dando garanzie di sicurezza. Non serve a null’altro che a questo. Non serve, cioè, a testimoniare al mondo come il possessore e portatore si percepisca quanto alla propria sessualità”. I passaporti servono “per far riconoscere le persone riportandovi dati fisici materialmente riscontrabili e non opinioni soggettive. E che biometria sarebbe, altrimenti?”

“Se chi verifica un passaporto per riconoscerne il possessore e portatore non è messo in grado di appurare una caratteristica essenziale per il riconoscimento dell’altro da sé qual è il sesso di quest’ultimo, il passaporto è inutile”.

“Si dirà che la nuova opzione «X» sui passaporti statunitensi inerisca al gender e non al sesso, ma resta ugualmente una scemenza totale. Infatti, ammessa e non ancora concessa la separabilità fra gender e sesso cara al mondo LGBT+, se sul passaporto si riporta una caratteristica inerente al gender che non corrisponda a un dato sessuale materialmente riscontrabile, e dunque indispensabile per il riconoscimento dell’altro da sé, il passaporto risulta ancora una volta sempre e solo inutilizzabile”.