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Usa: i Democratici vogliono cambiare le regole del gioco

Nelle ultime settimane di campagna elettorale, i Democratici alzano il tiro. Benché tutti i sondaggi diano vincente il loro candidato Joe Biden, non escludono di cambiare le regole del gioco, per impedire a Trump di governare nel caso vinca ancora. Nancy Pelosi invoca il 25mo emendamento, per esautorare il presidente per motivi di salute. E nessuno esclude che la Corte Suprema possa essere riformata.

Nancy Pelosi illustra il 25mo emendamento

I sondaggi danno per vincente Joe Biden, con ampi margini. Ma i democratici stanno preparandosi a non perdere, in ogni circostanza, anche se le elezioni dovessero riservare sorprese, anche a costo di cambiare le regole del gioco. Le due proposte che potrebbero mutare il volto alla democrazia americana sono, nell’immediato, il ricorso al 25mo emendamento, dunque la rimozione di un presidente non più in grado (per motivi fisici o mentali) di ricoprire la sua carica. Nel lungo periodo, è invece la possibilità di riforma della composizione della Corte Suprema.

Partendo dai sondaggi: i Democratici, in teoria, dovrebbero dormire sonni tranquilli. Stando agli ultimi rilevamenti (12 ottobre), la media dei sondaggi effettuata da Real Clear Politics, dà Biden in vantaggio di 10,2 punti nel voto popolare (su scala nazionale) e di 4,7 punti, in media, nel voto degli Stati in bilico, che potrebbero determinare la vittoria o la sconfitta del candidato. Proprio negli Stati in bilico, Biden registra un vantaggio sostanzialmente analogo a quel che era attribuito alla Clinton 4 anni fa. Se sbagliarono allora, potrebbero sbagliarsi anche oggi nella previsione del voto negli Stati in bilico? Dev’essere questo aspetto che non permette ai Democratici di restare troppo tranquilli e che spiega l’iper-attivismo di queste settimane. Iper-attivismo dei media e dei politici del Congresso, non certo di Biden che sta continuando la sua campagna a bassissimo profilo, con pochi discorsi, nessuna apparizione dal vivo, mascherina sempre indossata.

La bordata sparata da Nancy Pelosi, speaker della Camera, è sicuramente dirompente: ha chiesto di discutere ufficialmente l’invocazione del 25mo emendamento, cioè trasferimento dei poteri del presidente in caso di malattia o incapacità di intendere e di volere. Il 25mo emendamento, nella storia recente, non è mai stato invocato in questo modo dal Congresso, in opposizione ad un presidente in carica. Fu invocato dai presidenti stessi, nel momento in cui erano incapacitati di esercitare le loro funzioni, per trasferire temporaneamente il potere ai loro vicepresidenti, oppure dal Congresso per sostituire presidenti già dimissionari (per sostituire Nixon con Ford e per nominare Rockefeller vicepresidente di quest’ultimo).

Qui la situazione è completamente differente perché Trump è in carica, è stato dichiarato guarito dai medici dell’ospedale Walter Reed che lo hanno curato dal Covid-19 (da ieri non è neppure più ritenuto contagioso) non ha alcuna intenzione di cedere i poteri al suo vicepresidente. Tecnicamente si tratterebbe di un golpe bianco, dunque: un tentativo della Camera di esautorare il presidente contro la sua volontà. Il tentativo di invocare il 25mo emendamento non ha, comunque, sortito alcun effetto pratico. E difficilmente si farà qualcosa, considerando che i Democratici hanno la maggioranza solo alla Camera. Ma dopo il tentativo di impeachment, finito con un nulla di fatto nel gennaio scorso, questa è la dimostrazione che Nancy Pelosi, alla guida della maggioranza Democratica alla Camera, vuole comunque esautorare il presidente e sta usando tutti i mezzi legali per farlo. Pur sapendo di non avere i numeri, sta minando la legittimità della prossima, eventuale, amministrazione Trump. Se dovesse essere rieletto, il presidente Repubblicano avrebbe comunque alle sue spalle una procedura di impeachment e il dubbio (legale) che non sia in grado di esercitare la sua funzione. E’ una destabilizzazione deliberata delle istituzioni che potrebbe ritorcersi contro gli stessi Democratici, qualora dovessero esprimere loro il presidente.

Ma il tentativo di destabilizzazione più grande è quello che pende sulla composizione della Corte Suprema. La prospettiva di una super-maggioranza conservatrice, con la nomina della giudice cattolica Amy Coney Barrett (per la quale sono incominciate ieri le audizioni in Senato), ha spinto senatori democratici, a partire dal leader del loro gruppo, Chuck Schumer, a proporre un’espansione del numero dei giudici della Corte Suprema. Anche in questo caso si tratta di una mossa quasi senza precedenti: occorre risalire al 1937 quando Franklin Delano Roosevelt, per contrastare il potere dei giudici supremi più anziani, propose una legge per espandere l’organo supremo della magistratura fino a 15 membri, invece dei 9 canonici. L’idea è stata rilanciata da Alexandria Ocasio Cortez in pubblico e su di essa Joe Biden sta giocando in modo ambiguo la sua campagna elettorale. Nel corso del dibattito televisivo presidenziale con Donald Trump, non ha risposto alla domanda se avesse realmente intenzione di riformare la Corte. Nel successivo dibattito, fra vicepresidenti, neppure Kamala Harris ha risposto. Venerdì scorso, incalzato dai giornalisti (“la gente ha diritto di conoscere le sue intenzioni sulla Corte Suprema”), Biden ha risposto candidamente che: la gente non ha diritto di sapere quali siano le sue intenzioni. Dunque tutte le opzioni sono sul tavolo: una volta vinta la Casa Bianca e l’eventuale maggioranza in entrambe le camere del Congresso, il nuovo presidente democratico potrebbe benissimo decidere di aumentare il numero dei giudici della Corte Suprema. Solo in questo modo, i giudici conservatori potrebbero essere messi in minoranza e non potrebbero più influire sulle sentenze che riguardano anche tutti i principi non negoziabili, a partire dal diritto alla vita dei nascituri. Kamala Harris e Biden, abortisti convinti, non vogliono permetterlo. E se il popolo dovesse ancora scegliere Trump, allora cambieranno il popolo?