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Ungheria: fine emergenza. Non è diventata una dittatura

Il governo ungherese ha annunciato che il prossimo 20 giugno finirà lo stato di emergenza per l’epidemia. Secondo quanto avevano dichiarato numerosi esponenti dell’Ue, rilanciati da gran parte dei media e dei commentatori politici, l’Ungheria era ormai diventata una dittatura. Questa è invece la dimostrazione che non è una dittatura. 

Viktor Orban

Il governo ungherese ha annunciato che il prossimo 20 giugno finirà lo stato di emergenza per l’epidemia. Secondo quanto avevano dichiarato numerosi esponenti dell’Ue, rilanciati da gran parte dei media e dei commentatori politici, l’Ungheria era ormai diventata una dittatura. Quindi stiamo assistendo alla fine annunciata di una dittatura?

Il 30 marzo, con 137 voti contro 53, il Parlamento ungherese aveva conferito al governo poteri speciali, per un periodo non ancora definito da una data di scadenza. Questi poteri speciali erano legati all’emergenza coronavirus, non un assegno in bianco, in base ai quali l’esecutivo avrebbe potuto legiferare per decreto. A spaventare oppositori e osservatori era l’assenza di una data di fine dei poteri speciali. Orban si era difeso sostenendo che nessuno può sapere quando finirà la pandemia, ma c’era abbastanza materiale per costruire l’allarme dittatura. Altre contestazioni riguardavano l’ampio spettro di settori in cui il governo avrebbe potuto legiferare per decreto, inclusa la libertà di espressione e di stampa.

È bene ricordare, alla luce dell’annuncio sulla fine dello stato di emergenza, cosa si dicesse, a inizio aprile, della sua adozione. “L’Ungheria è già governata come una democrazia illiberale – scriveva il commentatore politico ungherese Zoltan Cegledi – La volontà del governo di distruggere, limitare o sfiancare la democrazia è continua. Le sue vittime future saranno quelle poche che restano autonome (…) Anche prima della minaccia della pandemia, (il governo, ndr) ha provato ad assediare le istituzioni culturali e i loro esponenti, mentre attaccava l’indipendenza della magistratura”.

Il 31 marzo, il gruppo dei parlamentari liberal-democratici europei, dichiarava che la legge di emergenza dell’Ungheria fosse “incompatibile con l’appartenenza all’Ue”. L’eurodeputata olandese Sophie in’t Veld: “Viktor Orban ha completato il suo progetto volto a uccidere la democrazia e lo Stato di diritto in Ungheria. Chiaramente, le azioni del governo ungherese sono incompatibili con l’appartenenza all’Ue”. Dacian Çiolos, già primo ministro rumeno e commissario europeo, a capo del gruppo parlamentare liberale: “è una vergogna che lo spaventoso coronavirus venga sfruttato in questo modo”. La vicepresidente della Commissione Europea Vera Jourova riteneva che la legge ungherese non fosse in linea con le norme dell’Ue e ha avvertito sul “crescente rischio per la democrazia”.

Oltre oceano, i Democratici americani si erano fatti sentire. Eliot Engel, deputato del Partito Democratico, presidente della commissione Esteri della Camera: “Una palese presa del potere di fronte alla peggior crisi globale nella storia recente. Questa legge emargina il parlamento ungherese e permette al primo ministro Orban di governare per decreto, come un dittatore”.

Anche la stampa aveva assunto gli stessi toni. Con articoli di analisi come quello di Paolo Valentino, del Corriere della Sera: "[...] Il premier magiaro, fedele alla sua mistica dell’uomo forte, vuol prendere per mano l’Ungheria per condurla, ben oltre la «democrazia illiberale» a lui cara, verso una compiuta dittatura. Non stiamo esagerando. Il disegno di legge presentato da Orbán lunedì in Parlamento non serve solo a dare al suo governo i poteri necessari a una gestione centralizzata dell’epidemia di Covid-19, che in Ungheria rimane almeno ufficialmente contenuta con 167 casi di contagio e 7 decessi. Molto di più, è una delega in bianco al premier a governare a tempo indeterminato senza il controllo dell’Orszàggyulés (parlamento ungherese, ndr) e i contrappesi costituzionali”.

E quindi? In Ungheria non c’è una nuova dittatura e fra meno di un mese finirà lo stato d’emergenza.Per altro le misure restrittive applicate dall’Ungheria sono state meno severe di quelle italiane. Stando ai dati raccolti dal Google aggiornati al 16 maggio 2020, si nota molta meno riduzione della mobilità dei cittadini rispetto all’Italia: mobilità per scopi di ricreazione -29% (contro il -61% dell’Italia), verso mercati e farmacie -7% (contro il -26% dell’Italia), +38% nei parchi (contro il -37% dell’Italia), -24% sui trasporti pubblici (contro il -53% dell’Italia), -10% verso i posti di lavoro (contro il -34% dell’Italia). Contrariamente all’Italia, in Ungheria non sono mai state chiuse per decreto le maggiori attività produttive. E i risultai si vedranno, stando alle stime dell’Ue. La previsione di perdita del Pil ungherese è del -7%, inferiore alla media nell’area euro (-7,7%) e molto inferiore a quel che si prevede per l’Italia (-9,5%).

In tutto, in Ungheria, si sono registrati 505 morti, contro i 33.072 dell’Italia. In proporzione alla popolazione, sono 52,28 per milione di abitanti contro i 545 in Italia.