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Il vizietto della sinistra

“Un'agenzia anti fake news”: prove di Ministero della verità in Senato

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Un emendamento di Italia viva al Ddl sicurezza ora in Senato introduce un'agenzia governativa per la sicurezza cognitiva e contro disinformazione e propaganda. La denuncia del deputato leghista Bagnai che alla Bussola dice: «Vocazione totalitaria della Sinistra, per certi attacchi dall'estero c'è già la nostra intelligence. In realtà serve a censurare il dissenso». 

Politica 06_06_2024

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio: la sinistra ha una voglia matta di controllare l’informazione, ma lo fa sempre per il nostro bene. In questo caso il nostro bene è la democrazia minacciata dagli attacchi informatici. Stavolta il controllo va sotto il nome quanto mai astruso e dai contorni orwelliani di “sicurezza cognitiva”, ma nei fatti dovrebbe essere un vero e proprio “Ministero della verità” capace di stroncare sul nascere gli attacchi alla sicurezza nazionale.

Nei giorni scorsi tre senatori di Italia Viva hanno depositato una proposta di modifica al Ddl 1143 (QUI), il cosiddetto decreto sicurezza, che dopo l’approvazione alla Camera è approdato al vaglio della IX Commissione permanente del Senato. A presentarlo il 29 maggio scorso sono Enrico Borghi, Ivan Scalfarotto e Dafne Musolino, tutti e tre di provata fede renziana.

L’emendamento si propone di istituire presso la Presidenza del Consiglio «l'Agenzia sulla disinformazione e la sicurezza cognitiva (ADISC), alla quale è affidato il compito di analizzare le informazioni diffuse tramite i mezzi di informazione, ivi incluse le piattaforme informatiche e i siti internet, al fine di individuare e segnalare attività di ingerenza nei confronti delle istituzioni e della vita democratica della Repubblica». Di che tipo di ingerenza parliamo? Ecco spiegato: «Tattiche di guerra ibrida volte al danneggiamento del corretto funzionamento dei processi democratici, nonché eventuali falsificazioni e campagne di disinformazione preordinate alla manipolazione dell'opinione pubblica e a pregiudicare il normale esercizio delle libertà democratiche».

Un ministero della verità in piena regola, capace di sguinzagliare i suoi segugi - leggi esperti adeguatamente selezionati dal Governo - alla caccia di fake news e falsificazioni propagandistiche. La scusa di partenza è sempre quella della minaccia russa, che ultimamente fa paura un po’ a tutti, ma sappiamo bene a che cosa mirano questi organismi: ad un controllo delle opinioni.

Infatti, lo stesso Borghi, intervistato dal portale key4biz.it, ne chiarisce i contorni cercando di scansare il sospetto che si tratti di un’agenzia della censura: «Dobbiamo agire per rafforzare gli anticorpi della società democratica, e per salvaguardare i valori della libertà, della democrazia e dei diritti umani che sono proprio quelli che vengono conculcati dalla disinformazione». Belle parole, ma che hanno un vizio di forma neanche tanto velato nelle parole dell’estensore dell’emendamento: «Identificare, analizzare, prevenire la disinformazione, la misinformazione, gli attacchi alla sicurezza cognitiva di istituzioni e cittadini, identificando quando dietro a queste attività vi sono minacce informative frutto di ingerenze straniere».

Con maglie così larghe chi ha una posizione velatamente critica sull’invio di armi in Ucraina rischia di essere messo sotto la lente dell’agenzia governativa. Le prove generali le abbiamo viste con le liste di proscrizione di giornalisti e intellettuali italiani sospettati di essere al soldo di Mosca. Accuse mai provate, anzi, vere e proprie fake news, queste sì, ma che hanno lasciato il segno.

Ma a rischiare è anche chi, esprimendo un pensiero totalmente difforme da quella che è la narrazione politica dominante su qualunque tema, ad esempio i vaccini, rischia di finire nella rete.

Ad accorgersi del potenziale inquietante dell’emendamento, che dovrà ora essere analizzato e votato dai componenti la Commissione, è stato il deputato leghista Alberto Bagnai che con un tweet su X ha lanciato l’allarme: «Eggnente! Questi la STASI, il Ministero della Verità, il KGB, o almeno il DSA, ce l’hanno nel DNA…». In effetti viste le premesse non c’è certo da stare tranquilli, e proprio perché gli estensori si sono subito affrettati a tranquillizzare, spiegare, gettare acqua sul fuoco.

Al telefono con la Bussola, l'esponente del Carroccio rincara la dose: «Dopo le due sconfitte subite con la Brexit e con l’elezione di Trump, la sinistra, che non è certo dotata di fair play, si è abbandonata alla sua vocazione totalitaria avviando la crociata contro le cosiddette “fake news”, cioè contro la propaganda politica degli avversari, dichiarando lecita solo la propria propaganda. Io lo scrissi sul Fatto già nel 2017, quando era chiaro che si andava in una direzione di una torsione totalitaria e repressiva che alla Sinistra serve per proteggere sé stessa».

Qualche esempio? «Nel 2011 alla vigilia del Governo Monti, dicevo che l’austerità non ci avrebbe salvato, oggi non potrei scriverlo perché mi direbbero che è una fake news, nel frattempo mi avrebbero censurato. Oppure prendiamo il sovranismo: oggi sarebbe a rischio qualunque pensiero in questo senso».

In effetti il tema è delicato e non privo di ricadute potenzialmente rischiose, ma da qui a farne un vessillo ce ne passa: «La nostra intelligence è più che sufficiente per individuare gli eventuali attacchi informatici ad opera di potenze straniere – prosegue Bagnai -, una struttura verticistica avrebbe mano libera nel leggere con lenti politiche qualunque forma di dissenso. E poi scusate, ma chi decide gli esperti? E chi li controlla?».

Già vediamo all'opera i siti di debunking, autoproclamatisi detentori della verità, che altro non sono che censori animati da un desiderio politico. Ora si vuole passare a un livello di controllo più istituzionale. 

Una deriva decisamente inquietante per mettere sotto controllo tutte le agenzie informative, soprattutto quelle più scomode. Andrà avanti? «Voglio sperare che non abbia alcun seguito – conclude Bagnai – e mi auspico che la destra voti da destra e non sia subalterna alla sinistra. È noto che una parte della destra viva nel lutto di non essere accolta nei salotti buoni che contano e così perde di vista queste battaglie valoriali su ciò che più ci sta a cuore, cioè la nostra libertà. E l’idea che sia il governo di turno a decidere che cosa sia la verità è un retaggio culturale da Ddr o da Corea del Nord».



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