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VANZAGO

Una vendita sospetta fa luce sul prete "no mask" rimosso

I giornali hanno parlato di lui come del parroco no mask rimosso. Ma può essere stata una comoda scusa accettata dal pandemicamente corretto per nascondere altro. Un giornale locale spiega che il motivo dell'allontanamento improvviso di don Diego Minoni da Vanzago (MI) risiederebbe nella vendita di una piscina da parte della parrocchia. E l'avvocato Maggioni rivela alla Bussola: «Don Diego si era opposto alla svendita, sfavorevole economicamente alla parrocchia». Ma anche lui subisce la rimozione: «La curia di Milano mi ha appena tolto l'incarico di difensore della parrocchia». La scusa del prete no mask però ha retto per un mese nonostante fosse un pretesto per allontanare un prete scomodo. Ormai, per un prete, essere contro mascherine e distanziamento, è un'infamia che vale l'allontanamento senza appello.

Ecclesia 10_05_2021

La notizia del suo allontanamento aveva fatto clamore, ma qualche cosa non tornava. Don Diego Minoni aveva lasciato in tutta fretta la parrocchia di Vanzago, provincia e diocesi di Milano, per motivi non dichiarati pubblicamente. I giornali avevano scritto di lui, in particolare Il Giorno, di quel prete così “ribelle” che dal pulpito invitava i genitori a ribellarsi ai tamponi settimanali per il rientro a scuola dei figli e che a Messa non era così ligio nel rispetto della mascherina. Don Diego, “il prete no mask” lo avevano ribattezzato e quando pochi giorni dopo, sempre il Giorno riportò la notizia del suo allontanamento, fu automatico pensare che don Diego fosse stato allontanato proprio perché non si adeguava al pandemicamente corretto che impone le sue regole anche in chiesa. I giornali lo insinuarono e la curia di Milano non fece nulla per smentirlo.

Per la verità ha fatto comodo a molti far credere che il motivo del suo allontanamento fossero le sue sparate contro «il Covid che ci nega tutte le libertà» e per certi versi è convenuto anche a lui. Infatti, il sacerdote ha sempre rifiutato qualunque intervista, anche alla Bussola, chiudendosi dietro un no comment che però celava invece qualcos’altro.

La sua storia era stata così archiviata con un’alzata di spalle. Ma dato che la verità prima o poi affiora a galla, stanno emergendo nuovi elementi sulla sua rimozione da amministratore parrocchiale (essendo un oblato, non aveva propriamente il titolo di parroco). Che sono da ricercare su una vicenda di una compravendita di una piscina di proprietà della parrocchia.

Il quotidiano locale Settegiorni Bollate da qualche tempo sta approfondendo alcune piste che vedono don Diego come un ostacolo nella trattativa tra la parrocchia e gli acquirenti dell’impianto, dismesso dal 2012. In sostanza il prete si sarebbe opposto a concedere agli acquirenti un ulteriore sconto sulla vendita dell’immobile grazie una dichiarazione di inagibilità dell’immobile. Avrebbe fatto gli interessi della Chiesa e per tutta risposta avrebbe ottenuto una rimozione senza neanche preavviso. In tempi di svendita del patrimonio ecclesiastico ci sarebbe da fargli un monumento, ma la Chiesa povera è maestra anche nel non comprendere il concetto di interesse economico per sostenere le Opere di Dio.

Prove di questa opposizione non ce ne sono, ma solo piste, molto concrete. Oltre alle dichiarazioni dell’avvocato della parrocchia raccolte in esclusiva dalla Bussola e a quelle che Settegiorni chiama «coincidenze».

Andiamo con ordine. Settegiorni, venerdì, presenta ai lettori la vicenda col titolo più che esaustivo: “Ma quali mascherine, don Diego cacciato perché dava fastidio”. Nell’articolo, firmato da Stefano Giudici si ricostruisce una vicenda ignota alla stampa: «Finalmente possiamo affermare che le mascherine non sono il vero motivo dell’allontanamento del sacerdote». E quali sarebbero, dunque? Il giornale parla di «strane coincidenze».

Ad esempio, quella per cui ad essere la causa dell’allontanamento sia proprio la vicenda della piscina di Mantegazza di proprietà della parrocchia. Tutto ruoterebbe attorno all’annullamento dell’agibilità della piscina da parte del comune fatto dopo la partenza di don Diego (17 giorni dopo). E poi una lettera della curia alla parrocchia – riferisce l’articolo – datata 26 aprile, prima dell’annullamento dell’agibilità dello spazio natatorio. Nella missiva, in possesso del giornale, si invita l’avvocato della parrocchia Giuliano Maggioni «ad evitare rapporti di contrapposizione con l’autorità comunale». Il Comune, infatti, è coinvolto per la concessione dell’inagibilità, indispensabile per la vendita a un prezzo più basso della piscina.  

Contemporaneamente il Comune, per bocca del sindaco, nella stessa pagina, ha inviato un lungo comunicato per ricostruire l’annosa vicenda, ma dichiarando esplicitamente che «in questo periodo di pandemia le idee personali di don Diego sul Coronavirus hanno purtroppo creato profonde divisioni all’interno della comunità ed esacerbato gli animi. Ringrazio l’arcivescovo Delpini per aver confermato che da settembre arriverà un nuovo parroco tra noi». Fin qui il sindaco di Vanzago, che lascia accreditata la motivazione di un annullamento per la ritrosia del prete al pandemicamente corretto e al rispetto delle normative.

Ma sembra proprio che quella delle mascherine sia una scusa, abilmente preparata da campagne di stampa. A confermarlo alla Bussola è lo stesso legale della parrocchia, l’avvocato Giuliano Maggioni. Anzi, ex avvocato dato che proprio da venerdì, la curia non gli ha rinnovato l’incarico. Il motivo c’entra con don Diego? Sembra proprio di sì, ma lui dice: «Diciamo che mi ha appena invitato ad astenermi dall’occuparmi della faccenda».     

Ma di che cosa si tratta? Maggioni ci spiega che «don Diego, con la faccenda delle mascherine, può aver prestato il fianco ai suoi detrattori, questo è innegabile, ma è altrettanto innegabile che i suoi detrattori abbiano utilizzato questa debolezza per altri scopi».

La piscina? Chiediamo.

«Sì – prosegue l’avvocato - è evidente». Ma chi sarebbero i detrattori? «Io lo so ma non posso dirlo», però aggiunge: «La struttura, costruita negli anni ’70 è stata abbandonata nel 2012 dal gestore che non era più in grado di adeguarla alle nuove normative. Dopo varie vicissitudini la parrocchia decide di venderla. Il 24 ottobre 2018 il parroco di allora annuncia che la piscina era stata venduta. O meglio, si era arrivati a un compromesso di vendita».

D’accordo, ma come si arriva ai giorni nostri?

«I promissari acquirenti hanno iniziato a sollevare una serie di eccezioni per poter acquistare a un prezzo più basso. Come, ad esempio, la dichiarazione di inagibilità. Ecco, don Diego, sette mesi fa si è opposto a questo, alla vendita del bene ad un prezzo più basso di quello convenuto».

Anche il legale ha condiviso l’opinione di don Diego e ha fatto presente che il compromesso di vendita parlava chiaro: il prezzo non si abbassa. Ma guarda caso, ora che don Diego è stato allontanato, è arrivata la tanto agognata dichiarazione di inagibilità.

E la tesi del prete no mask come scusa per allontanarlo? «Non posso dirlo con certezza, ma la concatenazione dei fatti che poi hanno portato all’allontanamento ci fa approdare lì: come diceva Agata Christie, tre indizi fanno una prova.

È dunque verosimile che la curia sia entrata in scontro con don Diego per la vertenza della piscina e che abbia approfittato del clamore mediatico suscitato dai suoi comportamenti contro le misure per la pandemia per allontanarlo? «La curia ha mantenuto una posizione strana: sembra voler accettare tutte le posizioni che vengono assunte dai promissari acquirenti, ivi compresa la posizione per la quale è nato tutto questo, cioè ottenere un ulteriore sconto sul corrispettivo di compravendita», conclude l’ormai ex legale della parrocchia.

La vicenda è comunque significativa: se le ricostruzioni di Settegiorni Bollate e le dichiarazioni del legale dovessero trovare conferma, la curia di Milano dovrà spiegare per quale motivo e a vantaggio di chi ha svenduto un suo bene. Ma l'episodio è comunque significativo: non importa se sei un bravo prete, se confessi e celebri Messa regolarmente e se sei un santo uomo per le tue pecorelle. E nemmeno se cerchi di difendere la Chiesa da eventuali vendite improvvide. Se sgarri dalle regole ecclesiali a proposito di pandemia rischi il posto. Solo questo importa, solo questo fa di te un prete con la P maiuscola.