• FASE 2

Una ripartenza con il freno a mano. Economia a rischio

Lockdown solo parzialmente allentato. Riaprono le aziende ritenute strategiche ma la vacuità delle misure del governo Conte, che appare diviso, rischia di compromettere la ripresa. Più coraggiose alcune regioni come Friuli, Liguria e Veneto. Rimane l’obbligo dell’autocertificazione. Via libera, con cautela, agli incontri con i familiari più stretti. Ancora sospese le Messe con i fedeli.

Il lockdown non è più sostenibile. L’Italia lo ha proclamato per prima e lo allenta per ultima. Ma piano piano, e con il freno a mano. Il sistema produttivo è in ginocchio e, nonostante il virus sia ancora minaccioso, il governo decide che è il momento di ripartire. Una scelta obbligata per impedire la catastrofe socio-economica. Tuttavia, la prudenza nelle riaperture e la vacuità dei propositi dell’esecutivo rischiano di compromettere l’effetto sperato. E su questo punto la stessa maggioranza di governo appare divisa.

Si segnalano, peraltro, prese di posizione anche energiche da parte di sindaci dem come quello di Bergamo, Giorgio Gori, che mostrano di non gradire la paura di Palazzo Chigi nel ridare fiducia al sistema produttivo e nel consentire alle imprese di tornare a produrre, sia pure in sicurezza.

Ieri sera il premier ha parlato agli italiani e ha annunciato i contenuti del nuovo decreto riguardante l’avvio della fase 2, quella di convivenza col virus, fondata sull’allentamento delle misure di contenimento e il riavvio delle attività di molte imprese, sia pur nel rispetto di rigorosi protocolli di sicurezza. Ma molti di loro saranno rimasti delusi. Anzitutto gli imprenditori, visto che, al di là di promesse generiche, nulla ha detto Giuseppe Conte su come l’esecutivo intenda sostenere gli sforzi di ripartenza da parte delle imprese.

Neppure artigiani, commercianti e liberi professionisti fanno i salti di gioia dopo le esternazioni attendiste del premier, che di fatto continua a non dare certezze su cosa intenda fare il governo per “riaprire” il Paese. E in generale gli italiani hanno ricavato la percezione che se il contagio tornerà a salire la colpa sarà stata la loro, perché non avranno rispettato le norme di contenimento, mentre se la situazione medico-sanitaria migliorerà sarà stato per merito delle scelte “illuminate” dell’esecutivo. Un paternalismo sfacciato e imbarazzante, quello di Conte, che umilia gli sforzi che gli italiani stanno portando avanti con generosità da mesi.

Nonostante il premier abbia dettato linee guida valevoli per l’intero territorio nazionale, alcune regioni stanno già agendo autonomamente per accelerare la ripresa. Il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e la Liguria, tutte guidate da esponenti di centrodestra, sono sembrate quelle più dinamiche e coraggiose nelle riaperture: via libera alla vendita di cibo "take away", ma anche alle attività motorie individuali.

Intanto oggi, su base nazionale, riaprono le aziende ritenute strategiche, dai cantieri dell’edilizia pubblica al manifatturiero per l’export. Dal 4 maggio riaperture estese ad altri settori, tra cui il commercio all’ingrosso funzionale a queste filiere. Il commercio al dettaglio invece riaprirà il 18 maggio, così come luoghi d’arte e musei. Ma bar, ristoranti, estetisti e parrucchieri potranno riaprire solo a partire dal 1° giugno. La scuola riaprirà a settembre, mentre per la maturità si punta a un colloquio in presenza.

Rimane l’obbligo dell’autocertificazione. Si potrà circolare nel comune di residenza, ma sempre giustificando i motivi dello spostamento. C’è solo un’apertura rispetto alla possibilità di ricongiungimenti famigliari, anche fuori regione. Ma gli altri spostamenti fuori regione rimangono ancora vietati.

Unica bella notizia data da Conte riguarda i prezzi delle mascherine chirurgiche. Dovranno costare 0,50 centesimi e presto verrà adottato un provvedimento per eliminare l’Iva su di esse.

Dunque, in base all’ultimo decreto del governo, gli incontri con i familiari più stretti (anche anziani, ma indossando la mascherina) saranno possibili, così come la ripresa delle attività motorie a distanza e il rientro nel luogo di domicilio o residenza di chi è rimasto bloccato dal lockdown nelle città in cui studia o lavora. Sarà possibile tornare a celebrare i funerali, ma soltanto alla presenza dei familiari più stretti (non più di 15 persone). Per riprendere le Messe con i fedeli bisognerà aspettare ancora.

Il presidente del Consiglio non ha chiuso alla possibilità che vengano completati i campionati di calcio e delle altre discipline, sospesi nei mesi scorsi a seguito dello scoppio dell’emergenza.

Nel frattempo, proprio ieri, il neo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, è tornato a chiedere chiarezza al governo circa il metodo delle riaperture. Non bastano le date, occorre trasmettere l’idea di una strategia per la ripartenza. In particolare, per quanto riguarda il settore turistico che, direttamente o tramite il suo indotto, movimenta il 13% della ricchezza nazionale, non ci sono orientamenti chiari nelle politiche governative. E questo rischia di compromettere la stagione estiva.

La conferenza stampa di ieri sera di Conte è la certificazione dell’attualità di Soren Kierkegaard: «La nave è ormai in mano al cuoco di bordo. Ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani».