• IL VERTICE EUROPEO

Un successo a parole, sul Recovery fund non c'è accordo

Se è vero che sullo scacchiere dell’accordo europeo Italia, Spagna e Francia sembrano alleati, è altrettanto vero che la Germania non ha alcuna intenzione di cedere alle loro pretese. Come sarà finanziato il Recovery Fund? Con sussidi o con prestiti? La risposta al quesito è decisiva, anche perché il fondo sarà collegato al bilancio europeo per i prossimi sette anni. La mutualizzazione del debito non incontra il gradimento di tedeschi, olandesi e austriaci e quindi non si farà.

Il premier italiano canta vittoria. La verità è che la ricostruzione europea è un capitolo ancora tutto da scrivere e non è chiaro chi lo scriverà e con quali strumenti.

I leader dell’Unione europea, ieri, durante la tanto attesa riunione del Consiglio europeo, hanno incaricato la Commissione di presentare una proposta sul Recovery Fund legato al bilancio Ue entro il 6 maggio. La Commissione riceve, quindi, un mandato esplicito dall’organismo che riunisce i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell’Unione. Il Recovery Fund è un fondo per la ricostruzione e il rilancio degli investimenti, basato su titoli comuni Ue. Ma occorrerà nelle prossime ore delinearne i contorni e le condizioni, affinchè si possa capire se riuscirà a finanziare la ripresa negli Stati più indebitati e più in difficoltà come l’Italia.

Rischia, infatti, di rimanere un contenitore vuoto perché esistono profonde divisioni tra i partner del Vecchio Continente sulle modalità del suo finanziamento. Si tratta di ben 1.500 miliardi. Ma da dove arriveranno? Ufficialmente dal potenziamento del bilancio pluriennale dell’Unione. E chi metterà quelle risorse nel bilancio Ue?

Se è vero che sullo scacchiere dell’accordo europeo Italia, Spagna e Francia sembrano alleati, è altrettanto vero che la Germania non ha alcuna intenzione di cedere alle loro pretese. Olanda e Austria sono peraltro sulle posizioni tedesche. Come sarà finanziato il Recovery Fund? Con sussidi o con prestiti? L’Italia preme per prestiti a fondo perduto, ma la Germania non intende cedere su questo punto. La risposta al quesito è decisiva, anche perché il fondo sarà collegato al bilancio europeo per i prossimi sette anni. La mutualizzazione del debito non incontra il gradimento di tedeschi, olandesi e austriaci e quindi non si farà.

Dunque sul contenuto e le modalità della solidarietà europea si scontrano due filosofie. C’è chi vorrebbe limitarla a prestiti condizionati e chi invece preme per aiuti senza condizioni.

Tutto rinviato al 6 maggio, ma il tempo stringe, la ricostruzione urge e il rischio di contraccolpi sui mercati finanziari, dovuti alle prolungate incertezze relative alle ricette che l’Europa metterà in campo, è molto elevato. In più rimane sullo sfondo il possibile utilizzo di strumenti già varati prima della pandemia. Tra questi il tanto dibattuto Mes, che divide la politica italiana e spacca in due sia la maggioranza che l’opposizione. I prossimi giorni serviranno a capire.

L’Italia è davvero messa male. Le opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia e Lega, sono state molto dure ieri sera nei confronti del premier Conte, bocciando le sue reazioni entusiaste e parlando di “buco nell’acqua” (Giorgia Meloni) e di “conferma del Mes e sudditanza a Bruxelles e Berlino” (Matteo Salvini).

Al di là della propaganda, restano le riserve sull’orientamento che l’Europa sta prendendo per finanziare la ripresa post-Covid 19. Si creeranno due velocità? I Paesi più colpiti dall’epidemia resteranno indietro se il Recovery Fund non sarà affiancato da strumenti basati sul debito comune tra gli Stati?

Arrivano peraltro dati allarmanti sul nostro Paese. Gli ampi pacchetti di bilancio per far fronte all’emergenza coronavirus e le deboli entrate fiscali faranno probabilmente salire il deficit dell’Italia all’8-10%. Lo prevede Moody’s. L’agenzia prevede anche una “severa contrazione” dell’economia italiana nei primi sei mesi dell’anno in corso, seguita da una ripresa nel terzo trimestre da un forte rimbalzo nel 2021.

Ed è stato rimandato a oggi o domani il Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto approvare ieri lo sfondamento del bilancio di quasi 55 miliardi. Con il rapporto debito/Pil che sale al 155% e il Pil che scende dell’8%. Il governo deve approvare un Def, il documento di economia e finanza con le previsioni sullo stato dell’economia del Paese nei prossimi mesi, che prevede un nuovo ulteriore scostamento del deficit fino a 55 miliardi per finanziare le prossime misure finalizzate a combattere l’emergenza e dare un po’ di ossigeno alle categorie produttive un po’ in tutti i settori.

Per il governo sono ore cruciali. Avrà il consenso sufficiente, in Parlamento e nel Paese, per affrontare questa tempesta? Basterà il soccorso già assicurato da Silvio Berlusconi per avviare la ripresa economica? Il Cavaliere conferma di essere all’opposizione di questo esecutivo ma di voler supportare gli sforzi del governo italiano nel dialogo con l’Europa. Una posizione responsabile che anche al Quirinale viene molto apprezzata. Però all’accordo europeo dovranno seguire i fatti. La liquidità dovrà arrivare in tempi stretti se non si vuole correre il rischio di dover assistere alla chiusura di massa di migliaia di piccole e medie imprese in tutti i settori. E la burocrazia dovrà fare un passo indietro. Se ne parla poco, ma se i tempi degli adempimenti formali dovessero far perdere altro terreno al sistema Paese, tutto si complicherà maledettamente.