• LA RICHIESTA DI SORGE&CO

Un sinodo sulla Chiesa italiana? C’è poco da stare allegri

Diversi segnali indicano come possibile la convocazione di un sinodo della Chiesa italiana nel 2020. Padre Spadaro lo chiede da tempo, papa Francesco dice che “il rumore è arrivato fino a Santa Marta” e loda padre Sorge per un articolo sulla Civiltà Cattolica. Dove il novantenne gesuita immagina un sinodo in funzione anti-Salvini. E lo stesso Sorge, in un’intervista, se la prende con san Giovanni Paolo II.

Il 2020 sarà l’anno della convocazione di un sinodo nazionale della Chiesa italiana? Molti indizi sembrano andare verso questa direzione. Della necessità di un simile appuntamento parla da tempo padre Antonio Spadaro, supportato dalle penne di punta della ‘sua’ Civiltà Cattolica. Papa Francesco non ha nascosto di guardare con favore a un simile scenario e già lo scorso maggio, nel discorso per l’apertura dell’Assemblea Generale della Cei, aveva definito “probabile” un sinodo per la Chiesa italiana, scherzando sul fatto che “il rumore è arrivato fino a Santa Marta”.

Un altro segnale il pontefice lo ha dato la scorsa settimana ricevendo in udienza i collaboratori della rivista Aggiornamenti Sociali e lodando pubblicamente un articolo comparso il 21 settembre sulla Civiltà Cattolica e scritto da padre Bartolomeo Sorge, il gesuita che fu uno degli ispiratori della Rete di Leoluca Orlando e che recentemente ha riconquistato la ribalta mediatica paragonando il movimento delle cosiddette Sardine ai primi cristiani, e Matteo Salvini a Benito Mussolini. Bergoglio, nel discorso a braccio pronunciato il 6 dicembre nel Palazzo Apostolico, dopo aver ricordato la comune esperienza nella XXXII Congregazione Generale della Compagnia di Gesù (1974), ha ringraziato padre Sorge e lo ha invitato a non perdere coraggio “perché poco tempo fa ho letto qualcosa di una chiarezza che ha fatto tremare, non dico la politica italiana, ma sicuramente almeno la Chiesa italiana!”.

Come successivamente spiegato da padre Spadaro su Twitter, quel “qualcosa” era proprio l’articolo-manifesto con cui il suo predecessore nella direzione della Civiltà Cattolica aveva dettato le sue linee guida del “probabile Sinodo della Chiesa italiana”. L’indirizzo auspicato per quest’eventuale assise ecclesiale appare piuttosto chiaro: padre Sorge vi individua l’occasione per un “intervento autorevole” della Chiesa italiana “sul fatto che milioni di fedeli - non esclusi sacerdoti e consacrati - condividano, o quanto meno appoggino, concezioni antropologiche e politiche inconciliabili con la visione evangelica dell’uomo e della società”.

Nelle intenzioni del religioso e politologo novantenne, un sinodo nazionale dovrebbe servire in funzione anti-Salvini, come ha più chiaramente spiegato nel corso di un’intervista concessa a Marco Damilano, non a caso una delle penne più famose provenienti dal mondo del cattolicesimo democratico. Al direttore dell’Espresso, padre Sorge ha spiegato che la convocazione di un sinodo sarebbe l’occasione per la Chiesa di alzare la voce contro la “natura anti-evangelica dell’antropologia politica, oggi dominante, fondata sull’egoismo, sull’odio e sul razzismo, che chiude i porti ai naufraghi”, non mancando di fare menzione di quella che ha definito “assurda strumentalizzazione politica dei simboli religiosi, usati per coprire l’immoralità di leggi che giungono addirittura a punire chi fa il bene e salva vite umane”.

Nulla di nuovo, dunque, rispetto alle prese di posizione pubbliche di tanti prelati, con un particolare in più, però: padre Sorge - e chi la pensa come lui - vorrebbe che questa linea sia sancita dalle conclusioni di un sinodo, con la pretesa che queste siano poi considerate “vincolanti”. Un’intenzione non ridotta soltanto al campo dell’antropologia politica: l’altro grande argomento da mettere in agenda, infatti, sarebbe quello dei presunti attacchi al pontefice regnante. Secondo padre Sorge, la Chiesa italiana, per riprendere il cammino di rinnovamento tracciato dal Concilio Vaticano II, dovrebbe porsi il problema di “cosa fare dinanzi agli attacchi, violenti e frequenti, contro papa Francesco, provenienti in gran parte dal suo stesso interno, che giungono persino all’assurda richiesta delle sue dimissioni”. Il sinodo dovrebbe servire a produrre “un atto ufficiale e solenne” per far fronte a quelle che vengono bollate come le “reazioni violente” dei presunti critici di Bergoglio.

La necessità di legittimare il più possibile queste indicazioni da dare alla Chiesa italiana ha spinto padre Sorge e i sostenitori della sua tesi a preferire la convocazione di un sinodo - che “ha una sua propria autorità teologica e disciplinare” - a quella di un semplice convegno ecclesiale con “valore consultivo”. Con la richiesta di “tradurre il Concilio in italiano” e l’invito a “riprendere il cammino del rinnovamento”, inoltre, viene esplicitata la convinzione che l’appuntamento sia chiamato a far voltare pagina alla comunità ecclesiale nazionale rispetto a quanto fatto e visto fino ad oggi.

Non a caso, nell’intervista a Damilano, padre Sorge, si è anche speso in un sorta di ricostruzione storica sull’attuazione del Vaticano II dal suo punto di vista. In essa, il gesuita non ha fatto mistero di credere che con l’elezione di san Giovanni Paolo II “nella Chiesa italiana il clima cambiò visibilmente” e “la visione wojtyliana di una Chiesa ‘forza sociale’, apertamente schierata in difesa dei ‘valori non negoziabili’, prese il sopravvento”.

Nel porre la questione in questi termini, non pochi avvertono il rischio che un sinodo così pensato e impostato possa diventare lo strumento con cui archiviare definitivamente quell’eredità ancora viva lasciata alla Chiesa italiana dal grande papa polacco. Padre Sorge, nel colloquio con il direttore dell’Espresso, se l’è presa con il cardinale Ruini, colpevole di aver ‘aperto’ anche al dialogo con Salvini e la Lega, definendolo “l’ultimo epigono autorevole della stagione di papa Wojtyla” e lasciando quindi intendere che di quella stagione non dà un giudizio benevolo. Sarebbe veramente “salutare” per la Chiesa italiana uno scossone che la privi di quell’impronta wojtyliana che uomini come l’ex presidente della Cei hanno contribuito a darle?