a cura di Anna Bono
  • Somalia

Un progetto dell’Oim per migliorare le condizioni di vita degli sfollati in Somalia

In Somalia, paese instabile dal 1991, i profughi interni sono oltre 2,6 milioni, in fuga da conflitti, siccità e inondazioni. Per lo più si tratta di persone che lasciano le aree rurali e raggiungono i centri urbani dove sperano di trovare assistenza umanitaria e mezzi di sussistenza. Ma nelle città vanno  quasi tutti a ingrossare il numero già insostenibile dei poveri urbani creando non pochi problemi, motivo per cui le amministrazioni delle città principali ne ordinano periodicamente l’espulsione. Spesso inoltre gli sfollati non vengono bene accolti dai residenti. Nella sola area della città di Baidoa, 250 chilometri a nord ovest della capitale Mogadiscio, si stima che vivano 252.000 famiglie di sfollati, distribuite in 371 campi, molte delle quali sono lontano da casa da anni a causa della siccità e dei conflitti. La maggior parte delle famiglie è sistemata in centri al di sotto degli standard. Dall’11 dicembre 2018 l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha iniziato la distribuzione di generi non alimentari di prima necessità, come attrezzi da cucina, coperte, taniche, teli di plastica, legname e attrezzi da lavoro, utili a rendere un po’ meno disagevole la vita di 8.560 famiglie residenti in 153 campi. La distribuzione, tra le altre cose, di lanterne solari non solo ha migliorato le condizioni di vita, ma anche la sicurezza. Nei campi infatti manca la luce elettrica e gli sfollati dopo il tramonto avevano paura e non osavano uscire dalle abitazioni. Il programma mira a raggiungere almeno 7.700 famiglie. È reso possibile grazie a fondi forniti dalla ECHO, European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations, un organo dell’Unione Europea.