a cura di Benedetta Frigerio
  • Induismo

Un pastore evangelico è accusato in India di conversioni forzate

La falsa accusa di conversioni forzate rivolta ai cristiani in India è una forma di persecuzione diffusa. È una minaccia incombente che limita la libertà di religione, crea un senso doloroso di insicurezza, alimenta tensioni e diffidenza nei confronti dei cristiani. All’inizio di luglio gli estremisti indù di Kulgada, un villaggio del Jharkhand, India, hanno accusato un Pastore evangelico, Aescel Tirkey, di aver costretto a convertirsi al cristianesimo 23 dalit, fuori casta. Tutto è incominciato con la denuncia di due genitori secondo cui il Pastore ha convertito a forza i loro figli e sta facendo altrettanto con altre tre famiglie. Il consiglio del villaggio si è quindi riunito il 5 luglio per ordinare ai convertiti di abiurare e, in caso di rifiuto, per chiedere a Shakar Bhuiyan, il padre di uno dei giovani, di diseredare il figlio. I convertiti hanno ha rifiutato e allora sono intervenuti gli Hinduvta, i nazionalisti indù. Hanno attaccato i cristiani, riferisce Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians, li hanno insultati. I vicini di casa e gli abitanti di altri villaggi si sono uniti a loro. È dovuta intervenire la polizia. Il padre di uno dei ragazzi, Shakar Bhuiyan ha effettivamente minacciato di rinnegare il figlio, diseredarlo e mandarlo via di casa. Secondo Sajan K George, riporta l’agenzia AsiaNews, “i cristiani sono gravemente stressati e sotto pressione a Jharkhand.  Accuse di conversione sono costruite e usate per fare pressione sulla fragile comunità di Dalit. In questo caso, questi erano Dalit, che sono già schiacciati dall’oppressivo sistema delle caste, sono costretti a seguire i dettami della casta superiore. Spesso vengono fatte false accuse di conversione per impossessarsi di proprietà dei Dalit. Shankar Bhuiyan è costretto a diseredare i suoi figli”.