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I RITI DI PASQUA

Un Papa stanco e indebolito invoca la pace

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Domenica di Pasqua un messaggio Urbi et Orbi in punta di diplomazia, per non scontentare alcuno. E ieri al Regina Coeli ancora un appello per le popolazioni stremate dalla guerra.

Ecclesia 02_04_2024

Una Settimana Santa impegnativa per il Papa ottantasettenne alle prese con diversi problemi di salute. Se venerdì ha prudentemente dovuto rinunciare alla Via Crucis al Colosseo, Francesco si è presentato sabato in Basilica per presiedere la Veglia pasquale. La sedia a rotelle, la voce stanca e la tosse a tratti: la debolezza fisica del Papa non è più un tabù, anche perché sarebbe sempre più difficile da nascondere. Tuttavia, Francesco ha dato anche una dimostrazione di resistenza con la lettura integrale dell'omelia incentrata sull'invito a non lasciarsi imprigionare nel sepolcro delle paure e delle amarezze e «a fare in modo che le sofferenze e gli aneliti di pace, spezzati dalla crudeltà dell’odio, non blocchino la via verso la gioia». 

Domenica, nella Messa di Pasqua da lui presieduta sul sagrato della Basilica di San Pietro, protagonista è stato il vento che ha scaraventato a terra l'immagine sacra del “Resurrexit" vicina alla postazione papale. Un episodio che ha mostrato in mondovisione il clima romano di questi giorni e dunque fornito più di una giustificazione alla decisione del Venerdì Santo di non presenziare alla Via Crucis al Palatino.
Dopo la Messa di domenica, Francesco si è concesso un bagno di folla sulla papamobile arrivando fino a via della Conciliazione. Subito dopo, il Pontefice è apparso dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, affiancato dai cardinali James Harvey e Lorenzo Baldisseri, per l'impartizione della tradizionale benedizione Urbi et Orbi.

Dal loggione di San Pietro, il Pontefice ha pronunciato il messaggio pasquale preparato per l'occasione e a cui non ha aggiunto alcunché a braccio, se non un rafforzativo sui bambini che vivono negli scenari di guerra ed hanno dimenticato come si sorride. Il testo, che com'è abitudine in questa circostanza ha affrontato i vari scenari di tensione nel mondo invocando pace, è stato scritto in punta di diplomazia, per non scontentare alcuno: c'era la richiesta di «garantire la possibilità di accesso agli aiuti umanitari a Gaza» ma subito dopo anche l'esortazione ad «un pronto rilascio degli ostaggi rapiti il 7 ottobre scorso». Il Pontefice ha chiesto «uno scambio generale di tutti i prigionieri tra Russia e Ucraina» ma ha formulato anche un «invito al rispetto dei principi del diritto internazionale».

Mentre i toni di alcuni governanti europei si fanno sempre più bellicisti, le parole del Papa vanno in ben altra direzione: il messaggio, infatti, ha implorato di non lasciare che «venti di guerra sempre più forti spirino sull’Europa e sul Mediterraneo» e che dunque «non si ceda alla logica delle armi e del riarmo» perché la «pace non si costruisce mai con le armi, ma tendendo le mani e aprendo i cuori».

Ma il Pontefice, «nel giorno in cui Cristo ci ha resi liberi dalla schiavitù della morte», ha rivolto il suo pensiero anche ai migranti e ai «bambini (che) non possono nemmeno vedere la luce» chiudendo proprio con un inno alla vita. Infatti, il Papa ha così chiosato: «Possa la luce della risurrezione illuminare le nostre menti e convertire i nostri cuori, rendendoci consapevoli del valore di ogni vita umana, che deve essere accolta, protetta e amata».

E Francesco è tornato a parlare di pace anche ieri, nella recita del Regina Coeli davanti a 12 mila fedeli. Francesco si è affacciato a piazza San Pietro nel Lunedì dell'Angelo. Quella che noi chiamiamo abitualmente Pasquetta, per la liturgia della Chiesa è l'occasione per far risuonare l'annuncio della risurrezione proclamato il giorno prima: "Cristo è risorto, alleluia!". Nel Regina Coeli di due anni fa, Francesco aveva commentato questa festività osservando che «i giorni nell’Ottava di Pasqua sono come un unico giorno in cui si prolunga la gioia della risurrezione». Quest'anno il Papa ha invocato pace per le «popolazioni stremate dalla guerra, dalla fame, da ogni forma di oppressione» ed ha invitato a non rinunciare alla gioia della resurrezione che è «nostra». perché «ci è stata donata nel giorno del Battesimo, e da allora possiamo incontrare il risorto ed egli ci dice 'non temete'».



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