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L'ANALISI

"Demos II", invito a tornare al cuore della religione cattolica

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Un altro documento del samizdat ecclesiale che esprime un senso di sconforto spirituale per l'attuale situazione della Chiesa. E per questo indica la strada del futuro che dovrà essere qualcosa d'altro rispetto a questo pontificato.

Ecclesia 29_02_2024

Un altro documento di un anonimo cardinale, che parla come portavoce di altri, sul pontificato di Francesco valutato come disastroso. Era già accaduto con la denuncia firmata “Demos” e intitolata “Il Vaticano di oggi”, il cui autore, ritenuto sconosciuto per parecchio tempo, fu poi identificato nel cardinale Pell. Questa seconda fase si chiama “Demos II” e si intitola “Il Vaticano di domani”, a connotare una chiara continuità con la precedente.

Una nuova puntata di comunicazione clandestina, un testo underground, una specie di samizdat ecclesiale e cardinalizio, pervaso, tra l’altro, da un profondo senso di tristezza proprio per la costrizione all’anonimato. Il motivo è desolatamente richiamato alla fine: «I lettori si chiederanno giustamente perché questo testo sia anonimo. La risposta dovrebbe essere ovvia per chiunque conosca l’attuale ambiente romano. La sincerità non è bene accetta e le sue conseguenze possono essere spiacevoli».

Questo senso di sconforto e desolazione pervade tutto il documento. Non si tratta di un sentimento psicologico ma spirituale, come quando ci si trova di fronte ad un malessere diffuso che colpisce le anime. Questo triste sconcerto emerge dalle righe di questo testo almeno a due livelli distinti. Il primo riguarda gli atteggiamenti di Francesco, la sua prassi pontificia, dipendente certamente dal suo carattere personale ma anche connessa con il suo modo di vedere la realtà, compresa quella del papato. I suoi metodi autoritari, impositivi e perfino, si legge nel documento, «vendicativi». La sua insistenza a seminare dubbi che mettono in difficoltà lo “stare” nella fede, creano divisioni e conflitti il cui risultato è oggi «una Chiesa più fratturata che in qualsiasi altro momento della storia». Il puntare su «nuovi paradigmi» e «nuovi sentieri inesplorati», l’inseguimento del nuovo per il nuovo. L’ambiguità delle sue affermazioni, l’uso di slogan privi di contenuto teologico e di una nuova retorica sentimentale e immaginifica ricca di «sfumature ambivalenti». Le purghe nella curia, le nomine politiche dei suoi affezionati e la protezione dei propri amici e sostenitori, il disprezzo per il diritto che spesso viene aggirato, gli eccessivi legami con la Compagnia di Gesù. L’incapacità di ascoltare e la fretta di demolire in un attimo quanto costruito e insegnato dai predecessori. Pianificare novità spesso dirompenti senza darne adeguata giustificazione. L’utilizzo di tatticismi politici.  La mancata convocazione dei cardinali ormai da ben dieci anni, le decisioni prese in solitudine, gli atti di intemperanza. Il tragico abbassamento del livello del magistero sia pontificio che vaticano.

Tutti questi segni denotano una crisi diffusa e profonda, suscitano tristezza e negativo stupore, manifestano sconcerto e confusione spirituale. Però potrebbero essere anche collegati a particolari tratti temperamentali di Francesco, attribuiti alla sua storia personale e magari controbilanciati da altri atteggiamenti come la «compassione per i deboli», la «solidarietà verso i poveri», la «preoccupazione per le questioni ambientali». Potrebbe non trattarsi di modi di essere e di fare preoccupanti e non significherebbero molto più di certi limiti personali. Il precedente documento “Demos” era stato perfino più analitico ed ampio nell’elencare i discutibili comportamenti di Francesco, discutibili in relazione al pontificato da lui esercitato. Questo “Demos II” ne accenna ma non ne fa il centro della critica, che invece verte su questioni di principio. Per questo motivo si può dire che esso risulta più accusatorio del precedente, appunto perché più concentrato sulle questioni decisamente essenziali.

Questo è appunto il secondo livello di analisi condotta da questo testo. I rimproveri qui rivolti a Francesco riguardano il cuore della religione cattolica. Il ruolo del papato viene trasformato e da garanzia della conferma dei fratelli nella fede diventa «modello di ambiguità nelle questioni di fede». L’esasperazione della misericordia di Dio a danno della sua giustizia. La storicizzazione delle «verità oggettive e immutabili sul mondo e sulla natura umana». Un’ermeneutica stravagante della Parola di Dio contenuta nelle Scritture. La revisione del concetto di peccato. Le riserve sulla missione evangelizzatrice della Chiesa. Una implicita interpretazione del Vaticano II come estranea alla continuità. La visione problematica del sensus fidelium deformata dalla lente della «teologia del popolo». La tendenza a modificare gli insegnamenti per adattarsi al mondo. La sottovalutazione del contenuto delle verità credute e la visione della dottrina come rigida ed astratta. Il disprezzo per il diritto canonico. Il documento insiste in modo particolare sui difetti dell’antropologia di papa Francesco, in particolare il suo allontanamento dalla «teologia del corpo» e da una «convincente antropologia cristiana» … «proprio in un momento in cui si moltiplicano gli attacchi alla natura e all’identità umana, dal transgenderismo al transumanesimo”.

I due livelli qui ricordati, quello degli atteggiamenti personali, indigesti ma attribuibili al carattere, e quello dottrinale, sono però integrati tra loro nel “Demos II”. Niente accade per caso in questo pontificato e non esistono incidenti di percorso, eccessi di carattere o retaggi sudamericani. Anche le contraddizioni hanno il loro motivo per nulla contraddittorio. Per questo il «Vaticano di domani» dovrà essere qualcosa d’altro. Parola di “Demos II”.