• "HABEMUS PAPAM"

Un film da non prendere troppo sul serio

Presentata la pellicola di Nanni Moretti che racconta la storia di un Pontefice che crolla piscologicamente dopo la sua elezione.

habemus papam

Ogni film di Nanni Moretti è un evento, da celebrare con tutte le sue liturgie: black-out informativo e massima segretezza sul set, anticipazioni in pillole, conferenza stampa evento. Ogni film di Nanni Moretti – almeno quelli degli ultimi anni – ha un suo (vasto) zoccolo duro di fans e di oppositori, sia gli uni che gli altri per partito preso. È inevitabile che anche questo suo «Habemus Papam» - la storia dell’elezione di un Pontefice che crolla psicologìcamente subito dopo aver pronunciato il fatidico «accetto», e dunque si fa psicanalizzare – non sfugga a questa regola.

Diciamo subito che il film è abbastanza divertente, surreale in certi passaggi, tutto sommato rispettoso. Niente di più che una commedia, un po’ leggerina, con un conclave dove si descrivono i cardinali come simpatici e umanissimi nonnetti, avidi consumatori di tranquillanti e ansiolitici, tutti intenti a pregare che la scelta dello Spirito Santo non cada su di loro. Dopo la buona descrizione – in senso filologico – dell’elezione del Papa, un cardinale francese (l’attore Michel Piccoli è davvero bravo), si approda alla fantasia più sfrenata immaginando che un laico, il portavoce vaticano, riesca a far credere per tre giorni ai porporati che il nuovo Pontefice, canonicamente eletto ma non ancora affacciatosi per la prima benedizione ai fedeli, sia nei suoi appartamenti, mentre invece scorazza in borghese per Roma, ricercando a teatro la tranquillità perduta.

Certo, Moretti ha un’immagine della Chiesa alquanto datata, nemica della scienza e incapace di dialogare con essa. Ma il regista-attore non risparmia ironie anche alla psicanalisi e alla sua pretesa di spiegare ogni nostro problema con il «deficit di accudimento» diagnosticato al Pontefice. Come pure non risparmia descrizioni caricaturali del media system vaticanesco, con la macchietta dell’invadente giornalista televisivo pronto a mettere il microfono davanti alla bocca di un cardinale anche mentre i porporati entrano in conclave cantando il Veni Creator.

Alla fine il Papa che si è accorto di non sopportare il peso del papato si rivolge onestamente ai fedeli, senza nascondere la sua fragilità. Il momento più bello del film è quello in cui l’eletto in incognito partecipa alla messa in una parrocchia romana ascoltando l’omelia di un giovane prete che ricorda come siamo tutti bisognosi della misericordia di Dio e del suo aiuto. Parole che aiuteranno il Papa a compiere un gesto inaudito ma non senza precedenti in secoli lontani della storia della Chiesa.

Una commedia tutto sommato piacevole, senza cadute di stile. L’importante è non prendere il film e il suo autore troppo sul serio…


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