a cura di Benedetta Frigerio
  • Iraq

Un Comitato per restituire le proprietà sottratte ai cristiani iracheni

La persecuzione dei cristiani assume molte forme, tutte esecrabili. Per quelli che tornano in Iraq dall’esilio, alle altre difficoltà di reinserimento nella vita economica e sociale del paese si aggiunge in molti casi quella di ricuperare case e terreni dei quali sono stati abusivamente espropriati durante la loro assenza. I casi di espropri abusivi di beni immobiliari di proprietà di cristiani sono numerosi e si sono verificati in diverse regioni del paese. A gennaio è stato pertanto costituito il Comitato per la tutela di terreni e case sottratte in maniera illegittima ai cristiani, una commissione speciale proposta dal leader sciita iracheno Muqtada al Sadr con il mandato di raccogliere e verificare le denunce di tali abusi. In pochi giorni di denunce ne sono già state presentate dozzine. Il vice presidente della Camera dei rappresentanti, Hassan al Kaabi, che fa parte della stessa coalizione politica di Muqtada al Sadr, ha assicurato che il Comitato ha già dato inizio ai lavori per smaltire la notevole mole di lavoro. Sono state avviate le prime verifiche sul campo: sopralluoghi e raccolte di testimonianze dalle comunità locali per arrivare all’accertamento degli espropri illeciti. Ai mass media il leader sciita ha inoltre spiegato che il Comitato intende tutelare, oltre ai diritti lesi dei “fratelli cristiani”, anche quelli dei “fratelli mandei”, una minoranza religiosa che ha chiesto di essere anch’essa tutelata. La sottrazione illegale di beni immobiliari di proprietà di cristiani è stata possibile anche grazie alla complicità di funzionari corrotti. Si è intensificata con l’esodo di massa dei cristiani dal paese, specialmente a partire dal 2014, con l’affermazione dell’Isis, lo Stato Islamico, e la creazione del Califfato. Tanti truffatori si sono allora appropriati di case e terreni rimasti incustoditi contando sul fatto che i proprietari non sarebbero tornati a reclamarne la proprietà.