Un cimitero cristiano conteso in Pakistan
Viene contestata la proprietà del cimitero anche se la comunità cristiana può esibire documenti risalenti al 1987 e la controversia è stata affidata ai giudici
C’è un aspetto particolarmente doloroso dell’intolleranza e della persecuzione di cui i cristiani sono vittime in alcuni paesi nei quali sono minoranza ed è l’accanimento a disturbare persino i loro funerali e a impedire che possano seppellire i loro morti. È quello che sta succedendo a Islamabad, in Pakistan, dove la comunità cristiana possiede da molti anni un terreno che utilizza come cimitero. Il primo attestato di proprietà risale al 1987. Ma da qualche tempo, specialmente da quando lo sviluppo urbano ha raggiunto l’area in cui sorge il cimitero, i diritti di proprietà sono stati messi in dubbio, sono state chieste delle verifiche e le autorità hanno disposto dei sopraluoghi. La comunità cristiana sostiene che l’area riservata alle sepolture deve essere rispettata perché sua legittima proprietà, come prova una documentazione che risale a decenni addietro. Una ispezione fatta a settembre ha confermato l’esistenza di tombe nell’area, ha dimostrato il suo utilizzo a fine di sepoltura risalente nel tempo. Quindi ha ammesso che la parte di terreno ancora libera deve essere tutelata da occupazioni abusive o sviluppi edilizi non autorizzati. La controversia però si è aggravata quando alla fine di settembre la polizia ha tentato di impedire la sepoltura di una donna cristiana. Dei membri della comunità cristiana hanno pubblicato il fatto sulle reti social, illustrandolo nei dettagli, e la notizia si è diffusa rapidamente. Tutta la vicenda è un ennesimo esempio di come le proprietà delle minoranze in Pakistan siano facilmente oggetto di contestazione. Il risultato è stato il ricorso al tribunale. È già stata avviata una procedura e adesso toccherà ai giudici pronunciarsi, ma l’interrogativo che si pone è quanto le minoranze religiose possano fare affidamento sui giudici e se possano davvero aspettarsi un trattamento equo da parte dei tribunali pakistani.

