• COMUNE DI LONIGO

Un caso unico: la "mozione per la vita" unisce la giunta

Non si tratta di un "Iseo 2" poiché la proposta dell'opposizione è stata fatta propria anche dalla maggioranza. Molto importante è l’approvazione del principio della tutela della vita fin dal concepimento e in ogni sua fase e le possibilità di intervenire ad evitare l’aborto. Il caso dice che i temi etici sono il terreno più adatto per mozioni su cui incontrare tutti, ma la partita non è chiusa.

Vita e famiglia: buone pratiche arrivano del profondo Veneto ma possono essere replicate anche altrove. Giovedì 17 dicembre il consiglio comunale di Lonigo, cittadina di 16 mila abitanti tra Vicenza e Verona, ha approvato una mozione dal titolo “Sostegno alla vita nascente”. La mozione è stata proposta dai consiglieri di minoranza Francesca Dovigo ed Edoardo Bonato (Lega) ma è stata votata anche dalla maggioranza, il che rende interessante questa operazione di politica locale dal significato non solo locale.

Cosa diceva la mozione, approvata con qualche piccola modifica? Ecco alcuni stralci: “Riconoscimento dell’alto valore della maternità e paternità”; “tutela delle funzioni genitoriali e della libertà educativa”; “rimozione degli ostacoli di ordine sociale, culturale ed economico che impediscono le nuove nascite”; “tutela e promozione della vita fin dal concepimento e in tutte le sue fasi”; “interventi volti a prevenire e a rimuovere le difficoltà economiche, sociali e relazionali che possono indurre all’interruzione di gravidanza”; “contrastare l’emergenza economica che sembra minacciare come fattore primario la natalità”; nuova denominazione di Assessorato alla famiglia; istituzione nel territorio comunale e in forma ufficiale della “Giornata della Vita”.

Non si tratta di un “Iseo 2”, dato che il quadro degli interventi a cui la mozione consigliare chiama la giunta sono ad ampio spettro e, se coordinati tra loro, possono veramente fare la differenza rispetto al passato. Molto importante è l’approvazione del principio della tutela della vita fin dal concepimento e in ogni sua fase. La denominazione poi di Assessorato alla famiglia permette di superare di considerarla come interessante solo i Servizi sociali. Molto interessanti anche le possibilità che ora si aprono per intervenire ad evitare l’aborto.

Il caso Lonigo ha un significato più ampio di quello di politica locale e va ben oltre l’ambito della cittadina veneta, adagiata mollemente sotto i Colli Berici e con alle spalle una storia di tutto rispetto. Prima di tutto, la mozione riprende una legge regionale (la n. 20 del 28 maggio 2020) dedicata a “Interventi a sostegno della famiglia e della natalità” che istituisce fondi, organismi rappresentativi, strumenti di sostegno e incentivi vari in promozione della vita e della famiglia. Si sa che le leggi regionali possono anche rimanere disattese se i Comuni non le utilizzano sul campo e si può pensare che molti di essi non ne siano nemmeno a conoscenza. Ecco perché il caso di Lonigo può fare da battistrada e di esempio per altri Comuni veneti nella valorizzazione di questa legge regionale e provocare un effetto a catena nei prossimi tempi. In altre parole: un caso pilota.

Secondariamente, sul terreno più strettamente politico, il caso è interessante poiché la proposta è venuta dall’opposizione ma è stata fatta propria anche dalla maggioranza. Si tenga presente che a Lonigo ci sono state solo nello scorso maggio le elezioni comunali e il clima politico è ancora acceso. Ciononostante, l’intero consiglio ha votato la mozione. La cosa produce un duplice insegnamento di buone pratiche. Il primo è che la minoranza non deve demordere su questi (ed altri temi) dal valore etico non negoziabile, anzi deve agire convinta che su questi argomenti ha la possibilità di attirare dalla propria parte anche consiglieri di area diversa, dato che la ragione non viene mai completamente coperta dall’ideologia o dagli interessi politici: il colpo di coda della coscienza capace di guardare in fondo a se stessa è sempre possibile. Il secondo è che se il voto esprime sempre motivazioni varie e quindi la maggioranza può aver votato anche per opportunità, oppure con la riserva mentale di non dare poi attuazione a quanto deciso, o per non andare contro una legge regionale, tuttavia nelle persone c’è un deposito di buona volontà e un significativo residuo di legge naturale che rende possibile un voto libero dalle direttive di partito. I temi etici fondamentali, più che quelli più strettamente amministrativi, sono il terreno più adatto per mozioni sulle quali fare incontrare tutti, o almeno molti. L’azione della minoranza in consiglio comunale di Lonigo ha dimostrato questa intelligenza e il suo esempio può essere seguito altrove.

C’è infine un terzo aspetto a conferire al caso una dimensione più ampia. La giunta comunale potrà anche insabbiare la cosa, inventare altre priorità, lamentare impedimenti ad operare in quel senso. Non va dimenticato che solo qualche settimana fa quella stessa maggioranza ha approvato una mozione a favore della legge Zan, anche se il sindaco si è esplicitamente pentito del fatto in un inatteso fuori onda. Inoltre, dare corso ad una Giornata della Famiglia o della Vita (o di qualsiasi altra denominazione) sotto la pressione dei movimenti arcobaleno non sarà cosa facile. La legge Cirinnà stabilisce che per famiglia o genitorialità si deve intendere anche quella fra persone dello stesso sesso, sicché a beneficiare della mozione potrebbero essere anche situazioni non in linea con le intenzioni dei proponenti. Per questo servirà controllo e mobilitazione continua. La mozione di Lonigo non ha chiuso la partita, l’ha aperta. E così dovrà essere in ogni esperienza che vorrà rifarsi a questa.