a cura di Benedetta Frigerio
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Un appello per Asia Bibi dai partecipanti alla conferenza dedicata alla memoria di Asma Jahangir

Il 13-14 ottobre si è svolta a Lahore, Pakistan, la prima conferenza dedicata alla memoria di Asma Jahangir, l’avvocato cofondatore e presidente della Human Rights Commission of Pakistan deceduta lo scorso febbraio. All’evento, intitolato “Giustizia, chiave per l’emancipazione”, hanno partecipato anche difensori dei diritti umani provenienti dall’India e dallo Sri Lanka. I convenuti hanno chiesto alle autorità pakistane di mettere fine all’intolleranza religiosa e liberare Asia Bibi. L’8 ottobre i giudici della Corte suprema hanno emesso un verdetto che però hanno deciso di non rivelare. Sembra quindi che abbiano assolto Asia Bibi dall’accusa di blasfemia e temano però la reazione violenta degli estreministi islamici che ne vogliono la morte. Ai giudici il partito estremista musulmano Tehrik-e-Labaik ha promesso una “fine orribile” nel caso abbiano deciso di liberarla e ha già rivolto una petizione all’Alta Corte di Islamabad chiedendo di impedire ad Asia Bibi di lasciare il paese se esce dal carcere. Nimalka Fernando, dello Sri Lanka, presente alla conferenza, ha commentato: “La religione non può divenire causa di violenza, perché in questo modo la si distrugge. L’Asia meridionale è piena di casi in cui l’interpretazione legale di un credo religioso diventa materia di vita o di morte, per donne e bambini. Questo è sbagliato”. Kamla Bhasi, femminista indiana, ha evidenziato le responsabilità dei governi: “Io credo – ha detto – che oggi le cose in India vadano peggio che mai. Continuiamo a chiedere al nostro governo di mantenere un atteggiamento laico nelle sue funzioni pubbliche, ma la violenza continua a scoppiare. Una soluzione può essere quella di insistere sui diritti costituzionali”.