a cura di Anna Bono
  • Lutto nella Chiesa

Uccise due suore nel Sudan del Sud

 

Il 16 agosto nel Sudan del Sud degli uomini armati hanno teso un agguato a un autobus a bordo del quale viaggiavano nove suore della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù. È successo lungo l’autostrada che collega la capitale Juba a Nimule, una cittadina vicina al confine con l’Uganda. Le sorelle stavano tornando a Juba dopo aver partecipato alle celebrazioni per il centenario della parrocchia dell’Assunzione di Nostra Signora. Quando i malviventi hanno attaccato l’automezzo, le sorelle e gli altri passeggeri sono scappati e hanno cercato di nascondersi tra i cespugli, ma due suore e tre civili sono stati individuati e uccisi a sangue freddo. Numerosi altri sono stati feriti. Le sorelle uccise sono suor Mary Daniel Abut, direttrice della Usra Tuna School di Juba, e suor Regina Roba, tutor e amministratrice del Catholic Health Training Institute che si trova nella diocesi cattolica di Wau. L’arcidiocesi di Juba ha decretato quattro giorni di lutto, dal 17 al 20 agosto, giorno dei funerali delle due sorelle. Inoltre fino al mattino del 23 agosto resteranno chiuse tutte le istituzioni ecclesiali cattoliche (università, seminari, colleghi, asili, scuole primarie e secondarie). Ad annunciarlo è stato il segretario generale dell’arcidiocesi, don Samuel Abe. L’arcivescovo di Juba è monsignor Stephen Ameyu Martin Mulla che nel marzo del 2020 ha preso il posto del missionario comboniano Paolino Lukudu Loro, messo a riposo all’età di 79 anni. Come si ricorderà, la nomina di monsignor Mulla è stata vivamente contestata da una parte della popolazione e del clero della diocesi. In una lettera alla Santa Sede, firmata da tre sacerdoti e cinque laici, monsignor Mulla era definito indegno della carica, accusato tra l’altro di poligamia, e si diceva che mai sarebbe stato accettato come vescovo della capitale. Ma il fattore scatenante dell’ostilità nei suoi confronti era il tribalismo. Juba è territorio dell’etnia Bari, alla quale appartiene il suo predecessore, mentre monsignor Mulla è di etnia Madi. Il tribalismo è all’origine anche dell’attentato lo scorso aprile a monsignor Christian Carlassare, a un mese dal suo insediamento alla guida della diocesi di Rumbek. Il religioso, gravemente ferito alle gambe, assumerà la carica al termine della lunga convalescenza che lo vede al momento in Italia, nella sua città natale, Schio. Rumbek è la capitale dello stato dei Laghi, abitato in maggioranza da gente di etnia Dinka, mentre monsignor Carlassare ha lavorato per molti anni in territorio Nuer.