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Twitter Files: conservatori censurati a loro insaputa

Bari Weiss, ex editorialista del New York Times, ha pubblicato la seconda parte delle rivelazioni dei segreti di Twitter, dopo che Elon Musk, nuovo proprietario, ha deciso di aprire gli archivi. Il social network praticava lo shadow banning contro i conservatori: impediva la diffusione dei loro contenuti, senza che loro ne fossero al corrente. 

La sede di Twitter a San Francisco

Un pozzo senza fondo: dagli archivi di Twitter, che il suo nuovo proprietario Elon Musk ha deciso di aprire, sta emergendo una realtà che supera le teorie del complotto. Questa volta i segreti del famoso social network, sono stati affidati, per la loro divulgazione, a Bari Weiss, ex editorialista del New York Times ed ora direttrice di The Free Press. La Weiss, in questo secondo lotto di “Twitter Files” rivela che il successo o l’insuccesso di un utente e dei suoi tweet potesse essere decretato a tavolino da un gruppo ristretto di amministratori. Se non eri gradito, a tua insaputa, potevi essere inserito in una lista nera e i tuoi post non sarebbero mai stati visti, letti o trovati da nessuno.

Chi meglio di Bari Weiss per rivelare questo sistema di censura? L’editorialista di origine ebraica era stata presa di mira dai colleghi più “woke”, per il suo modo di essere di sinistra liberal, considerato ormai troppo moderato, per la sua opposizione alla censura ideologica dei conservatori e per il fatto stesso di essere ebrea e attenta ai temi riguardanti Israele. Stanca di essere oggetto di mobbing da parte dei colleghi e di non essere difesa dai superiori aveva rassegnato le dimissioni e aveva pubblicato una lettera aperta all’editore, in cui spiegava a che punto era arrivata la radicalizzazione in uno dei primi quotidiani d’America. Con The Free Press, un “nuovo media fondato sui valori che un tempo erano alla radice del giornalismo americano”, la Weiss può parlare di libertà, non solo di stampa, ma anche politica, scientifica, ecc…

La sua pubblicazione di questo secondo lotto dei Twitter Files smentisce quel che i dirigenti del social network avevano dichiarato, sotto giuramento, di fronte al Congresso. Nel 2018, Vijaya Gadde aveva dichiarato che la sua compagnia, per motivi politici, non praticava lo “shadow banning”, una forma di censura sottile in cui tu, utente, puoi continuare a scrivere e pubblicare come sempre, non sei sospeso né bannato, ma non sai che quel che scrivi e pubblichi non viene letto da nessuno, perché qualcuno lo sta oscurando. Ebbene, a decidere chi potesse essere letto o no, chi potesse diventare un utente di tendenza o limitato a un piccolo pubblico, era deciso proprio da lei, Vijaya Gadde, da Yoel Roth e da un nucleo ristretto di dirigenti e impiegati inquadrati in un dipartimento speciale, lo “Strategic Response Team – Global Escalation Team” semplificato nell’acronimo Srt-Get. Il gruppo passava in rassegna, in media, 200 casi al giorno.

Punti di vista non conformisti sul Covid potevano essere oscurati, come è stato nel caso del professore di Stanford Jay Bhattacharya, secondo il quale il lockdown sarebbe stato nocivo per la salute dei bambini. Twitter lo ha subito inserito nella sua “lista nera delle tendenze” per limitare la diffusione dei suoi post. Il commentatore televisivo conservatore Dan Bongino, per le sue idee politiche è stato inserito nella “lista nera delle ricerche” così che fosse più difficile per gli altri utenti ritrovare quel che scriveva.

Come ha successivamente ammesso un dipendente di Twitter: «Noi controlliamo abbastanza la visibilità [di un utente, ndr]. E controlliamo l’amplificazione dei tuoi contenuti. La gente comune non sa quanto lo facciamo».

La settimana appena conclusa è stata molto turbolenta per il social network con base a San Francisco. Elon Musk ha licenziato in tronco Jim Baker, ex consulente legale dell’Fbi coinvolto direttamente nell’indagine su Donald Trump “Russiagate” (finita poi in un nulla di fatto) e poi assunto nel 2020 da Twitter come proprio avvocato. Perché non c’erano conflitti di interesse politici… Baker è stato licenziato, dopo la pubblicazione dei primi Twitter Files, la settimana scorsa, perché stava controllando i file interni dell'azienda che Musk intendeva rendere pubblici. Ed c’era il sospetto fondato che li volesse insabbiare o alterare.

Nella prima tranche dei Twitter Files, risultava anche il coinvolgimento diretto della Convention Nazionale Democratica nell’indicare chi dovesse essere censurato. C’è anche il sospetto che, una volta eletto Biden presidente, gli ordini di censura siano partiti direttamente dal governo. La Casa Bianca nega: Karine Jean-Pierre, la portavoce, dichiarava ieri che l’amministrazione fosse estranea, «Spetta a una compagnia privata prendere questo tipo di decisioni». Anche se, l’anno scorso, l’allora portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, diceva che l’amministrazione Biden fosse in “contatti regolari” con i social network, perché «fin dall’inizio, questa amministrazione se ne è occupata, perché sappiamo dal principio che la mala informazione e la disinformazione e come si diffondono nel mondo, stanno diventando una sfida». La stessa attuale portavoce, la Jean-Pierre, all’indomani dell’acquisto di Twitter da parte di Musk, aveva dichiarato che, per evitare la diffusione di disinformazione, l’amministrazione avrebbe tenuto il social network “sotto controllo”.

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