• PRESIDENTE COMBATTIVO

Trump attacca Greta e si oppone all'impeachment

In una giornata campale, il presidente degli Stati Uniti ha sfidato praticamente tutti. A Davos ha risposto per le rime al consueto discorso ecologista apocalittico di Greta, accusando i falsi profeti di sventura. Intanto, in patria, inizia il processo definitivo di impeachment in Senato. Ed è il team legale della Casa Bianca a mettere sotto accusa gli accusatori.

Donald Trump

Martedì 21 gennaio potrebbe essere ricordato come il giorno campale di Donald Trump. Il presidente degli Usa era a Davos, al World Economic Forum, dove ha pronunciato un discorso che va direttamente contro il sentir comune di tutti i capi di Stato presenti: contro il pessimismo degli ecologisti e in difesa del sistema economico americano. Contemporaneamente, a Washington, iniziava il processo definitivo per il suo impeachment in Senato. In entrambi i casi il presidente appare sotto attacco, ma avvantaggiato nei numeri ed è probabile che, nei prossimi giorni, riporti una vittoria su tutti e due i fronti.

L’affondo di Donald Trump contro l’ecologismo ideologico, procede in senso opposto rispetto al tema dominante del Forum. Persino la nuova presidente della Bce, Christine Lagarde, che nulla c’entra con l’energia, i trasporti o qualunque settore produttivo che possa produrre CO2, ha comunque dichiarato di voler porre la lotta al cambiamento climatico in cima all’agenda. Una presa di posizione da banca etica perfettamente in linea con le priorità ecologiste dell’Ue: la nuova presidente di Commissione Ursula von der Leyen ha illustrato per la prima volta l’agenda sulla lotta al riscaldamento globale. Trump è entrato a gamba tesa nella discussione proprio dopo il consueto memento apocalittico di Greta Thunberg, che ha lanciato la “fase due” della sua campagna: chiedere ai governi provvedimenti concreti. Il presidente americano l’ha rintuzzata: “Dobbiamo respingere i profeti perenni della sventura. Questo non è il momento del pessimismo. Questo è il momento dell'ottimismo”. Ha ridicolizzato in poche parole le profezie oscure dell’ideologia ecologista, dal Club di Roma ad oggi: “Dobbiamo dimenticare quelli che ieri ci prospettavano un futuro buio e cupo. Hanno previsto crisi per sovrappopolamento negli Anni '60, carestie di massa negli Anni ’70 e la fine del petrolio negli Anni '90”. Ma “noi non lasceremo che succeda”.

Non è solo una polemica politica, ma un cambio di paradigma: per migliorare l’ambiente che lo circonda, l’uomo deve essere più produttivo, non deve ridurre la sua presenza sulla Terra. L’aria, ha detto Trump, “non è mai stata così pulita negli ultimi 40 anni”. E “siamo impegnati a proteggere la maestà del creato e la bellezza naturale del nostro mondo”.

Trump ha poi esaltato il sistema americano e i risultati ottenuti finora dalla sua politica. Contrariamente a chi riteneva che i dazi avrebbero provocato una crisi negli Usa, il presidente americano rivendica apertamente la vittoria nella guerra commerciale con la Cina. Sottolinea che negli Stati Uniti l’economia stia vivendo “un boom per i colletti blu” (cioè per gli operai e la classe media). “Il sogno americano è tornato, più grande, migliore e più forte che mai. Nessuno ne beneficia meglio della classe media”. E avverte gli interlocutori europei: “L’Ue ha trattato gli Usa in modo molto iniquo, per molto tempo – ha confidato agli inviati del Wall Street Journal – Sanno (gli europei, ndr) che applicherò tariffe contro di loro, se non scendono a patti”. Ha definito l’ultimo accordo con la Cina e il precedente con Messico e Canada come “un nuovo modello per le regole del commercio nel XXI Secolo”.

Dall’altra parte dell’oceano, intanto, si discuteva (in assenza di Trump) sulla sua possibile deposizione, a seguito del processo di impeachment. Ieri pomeriggio (sera, per l’Italia) è iniziata l’ultima fase in Senato. Anche su questo fronte, la Casa Bianca è passata subito all’offensiva. Con una nota di 171 pagine, presentata lunedì, il team dei legali di Trump chiede al Senato una rapida assoluzione, perché considera i due capi di accusa incostituzionali. I due articoli, Abuso di Potere e Ostruzione del Congresso, secondo i legali del presidente “sono palesemente un atto politico dei Democratici alla Camera che deve essere respinto”. Secondo il team, guidato da Pat Cipollone, l’accusa di Abuso di Potere va respinta perché arbitraria, considerabile alla stregua di un disaccordo sulla politica estera. Non potrebbe essere considerata come un reato degno di impeachment, poi, per il semplice fatto che la vittima non ritiene di essere tale. Si basa sul sospetto che Trump abbia fatto pressione sul presidente ucraino Zelensky, per spingerlo a indagare sul figlio del candidato democratico Joe Biden, ma la presunta parte lesa, Zelensky, ha sempre negato di essere vittima di un ricatto, o di essersi trovato sotto pressione. Quanto alla Ostruzione del Congresso, il team di legali ritiene che il presidente non fosse obbligato a collaborare con il processo, a meno di non voler calpestare il principio fondamentale della separazione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario)

L’offensiva del team legale della Casa Bianca è stata assecondata fin da subito dalla maggioranza repubblicana in Senato, che mira a celebrare un processo breve, in appena due giornate, con sessioni di 12 ore l’una. (Nel processo a Clinton, nel 1998, le sessioni erano state 4). Il capogruppo repubblicano in Senato, Mitch McConnel, ha ottenuto l’appoggio della maggioranza, costituita da 53 Repubblicani, a cui si oppongono 47 Democratici. Il capogruppo dei Democratici, Charles Schumer considera questo regolamento alla stregua di una “disgrazia nazionale”. A suo avviso la maggioranza repubblicana, vorrebbe solo: “che i fatti chiave vengano presentati nelle ore piccole semplicemente perché non vuole che vengano ascoltati dal popolo americano”. In ogni caso, è difficile che i Democratici ottengano la maggioranza qualificata, necessaria a destituire il presidente.