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"Trattativa Stato-rave party". Il mondo alla rovescia

Pugno duro per tutti, quando i comuni cittadini non rispettano le regole anti-Covid, anche se irragionevoli nella loro rigidità. Ma quando 10mila persone si trovano per un rave party abusivo, violando una proprietà, ci scappa un morto e altri sono ricoverati, allora si ricorre alla trattativa fra lo Stato e i balordi. Un mondo alla rovescia.

Controlli di polizia

Guardare i telegiornali nelle ultime ore è assai istruttivo e dà la dimensione del mondo alla rovescia nel quale stiamo vivendo nell’era Covid. Diritti di libertà calpestati, soprusi all’ordine del giorno e incertezza permanente su cosa le autorità considerino bene pubblico.

Il commento ricorrente di fronte alle immagini della tragedia dell’Afghanistan è fin troppo banale: i talebani moriranno tutti di Covid visto che girano senza mascherina e senza alcun distanziamento; esattamente come gli afgani che scappano dal nuovo regime senza preoccuparsi dei contagi e puntando a fuggire dal loro Stato per paura di essere giustiziati. Quindi moriranno anche loro di Covid? Si vedrà nelle prossime ore quale impatto avranno avuto sulla salute di quelle popolazioni gli incalcolabili e costanti assembramenti di questi giorni.

Ma restando alla situazione italiana, si fa fatica a capire perché le autorità non siano riuscite a far nulla per far sospendere immediatamente il rave party iniziato nella notte tra il 13 e il 14 agosto vicino al lago di Mezzano, nel Viterbese. Il raduno abusivo, in spazi pubblici e privati, è durato ben sei giorni. I partecipanti, circa 10mila, si sono assembrati, hanno consumato alcool, hanno ballato e prodotto rifiuti lasciati poi nel terreno e c’è stato anche un morto, un ragazzo di 24 anni. Altri due partecipanti sono stati ricoverati in stato di agitazione negli ospedali di Pitigliano e di Grosseto. I medici stanno cercando di capire la causa clinica delle patologie. Ci sono state anche due denunce per violenza sessuale. Ma nel frattempo una domanda sorge spontanea: tra quei 10mila non c’erano positivi al Covid? Il Covid in quell’area non esisteva? Non esiste il rischio che ora i partecipanti possano portare il virus in tutta Italia e all’estero, visto che provenivano anche da altri Stati?

Surreale che si siano dovute fare addirittura delle trattative tra lo Stato e un gruppo di balordi sprezzanti delle leggi. Se l’emergenza Covid impone davvero sospensioni delle libertà democratiche per finalità superiori come la tutela della salute, non si capisce perché non si sia potuto sospendere fin da subito la libertà di riunione in un contesto certamente pericoloso per la salute e la sicurezza pubbliche.

Il ripristino della legalità non sarebbe dovuto avvenire dopo sei giorni ma immediatamente. L’area occupata andava sgomberata senza andare per il sottile. Tanto più che si trattava di un evento abbondantemente annunciato e che si ripete ogni anno. La salute pubblica e il rischio contagi avrebbero giustificato ogni intervento delle autorità. E invece il deflusso dei ragazzi è iniziato solo 5 giorni dopo, perché il cibo scarseggiava. Lo Stato di diritto ha perso un’altra occasione per poter riaffermare la sua autorevolezza.

Un episodio davvero riprovevole che rimanda ad altre situazioni paradossali, in particolare quella degli immigrati che continuano a sbarcare sulle coste italiane spesso senza i dovuti controlli anti-Covid, disperdendosi sul territorio italiano.

Il pugno di ferro, invece, le autorità lo usano con i cittadini che vorrebbero una ragionevole flessibilità nell’applicazione di alcune regole. E invece si ritrovano ad essere vessati per comportamenti che non hanno nulla di pericoloso per la salute pubblica. Il caos del green pass obbligatorio nelle mense ne è la riprova. Lavorare gomito a gomito in ufficio non comporta rischi di contagio, mentre consumare il pasto in mensa sì: questa sembrerebbe la logica delle assurde disposizioni vigenti, che finiscono per esasperare l’opinione pubblica.

La ricorrente e sistematica attitudine di chi governa a scaricare sui cittadini le inadempienze e le incapacità mostrate per mesi nella gestione della pandemia mette sempre seriamente a rischio il patto sociale e alimenta dubbi sulla efficacia delle scelte sin qui operate dalle istituzioni in materia di Covid.

D’altronde la cronistoria della pandemia ha sempre offerto perle di follia come la rincorsa ai runner sulla spiaggia con l’ausilio dei droni. La sensatezza delle disposizioni di legge le renderebbe più facilmente digeribili e applicabili e rafforzerebbe la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Al contrario, l’utilizzo miope del potere fondato sulla paura non produce frutti, neppure in termini di difesa della salute. L’evoluzione della pandemia evidentemente non ha insegnato ancora nulla.

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