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il caso a milano

Trasfusioni da non vaccinati Covid, una vittoria di libertà

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Milano. Accordo tra un ospedale e un paziente in vista di un'operazione chirurgica: il paziente ha ottenuto la possibilità di avere sacche di sangue "dedicate" da donatori compatibili e non vaccinati Covid, senza la spike vaccinale. I giuristi di Arbitrium: «Vittoria di libertà, che stabilisce un principio nel corretto uso dell'autodeterminazione». 

Attualità 06_07_2024

Nel corso degli ultimi tempi si è aperto un vivace dibattito, soprattutto nell’ambiente medico, sul tema trasfusioni di sangue da soggetti vaccinati covid. Nonostante le rassicurazioni di chi ha a che fare con il complesso tema delle donazioni di sangue e alcuni articoli di giornale “negazionisti” del problema, il dibattito è rimasto sottotraccia nell’ambiente medico. L’argomento è importante: non è infrequente nella storia, infatti, che proprio da trasfusioni “difettose” si siano verificati veri e propri scandali sanitari, come recentemente ammesso dal governo inglese.

Ebbene, il punto di caduta del dibattito è se la spike del vaccino, che, come recenti ricerche scientifiche hanno attestato, è più duratura nell’organismo rispetto alla spike “naturale” del virus, si trasmetta anche nel sangue che viene donato.

Il dibattito ha portato alcune persone non vaccinate a interrogarsi seriamente sull’opportunità di avere non solo maggiore chiarezza sul sangue eventualmente ricevuto, ma anche se ci sia un minimo rischio per la salute che la spike “passata” tramite trasfusione in un soggetto non vaccinato possa alterare il suo sistema immunitario.

Questa storia che viene da Milano e che si è conclusa positivamente con un accordo stragiudiziale, fissa un principio, per lo meno di ragionevolezza, tra il paziente e l’autorità sanitaria.

Un paziente non vaccinato ha ottenuto dall’ospedale di predisporre per lui delle sacche dedicate di sangue di soggetti non vaccinati. L’uomo, infatti, avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico salvavita non urgente, ma che avrebbe potuto prevedere, nel caso di complicazioni, una trasfusione di sangue.

Così si è rivolto all’Associazione Arbitrium Pronto Soccorso Giuridico di cui fanno parte la presidente Valeria Panetta, la vice Manola Bozzelli e altri legali come Francesco Golinelli, Vera Balsimelli e Cecilia Cusi.

Dapprima l’associazione ha intavolato con l’ospedale – il Policlinico di Milano – una trattativa per farsi autorizzare la cosiddetta donazione autologa, ossia la donazione di sangue dello stesso soggetto che poi dovrebbe ricevere il sangue, ma la trattativa è stata rifiutata dall’ospedale, anche perché la legge che disciplina questa particolare donazione è molto stringente e prevista per casi eccezionali difficilmente adattabili all’esigenza in questione.

Così ha provato successivamente la strada della donazione dedicata, ossia quel particolare tipo di donazione eterologa, che si ha quando si riceve sangue da soggetti con determinate caratteristiche previe, ovviamente nel rispetto del gruppo sanguigno.

«Tra tanti ostacoli che hanno comportato lo slittamento dell'intervento di parecchi mesi, con l'assistenza giuridica dell'associazione Arbitrium PSG e la grande determinazione dell'assistito, rivelatasi fondamentale, si è giunti ad ottenere l'importante risultato di poter effettuare donazioni dedicate di sangue per l'associato, presso l'ospedale, in vista dell'intervento».

Ottenuto il via libera dell’ospedale, che ha messo a disposizione il suo centro trasfusionale per la raccolta del sangue, è partito un tam tam tra gli iscritti dell’associazione che ha portato diverse persone compatibili a recarsi a Milano per donare il sangue con le caratteristiche richieste. Una «gara di solidarietà tra i "resistenti" del nuovo millennio» - ha spiegato l’Associazione nel comunicato stampa - che ha coinvolto cittadini italiani venuti persino dalla Svizzera, pur di donare una parte di sè per una così nobile causa che ha rappresentato una battaglia per tutti: un sangue, questo, che racconta una storia: la storia delle discriminazioni che hanno coinvolto certa parte della popolazione italiana, delle esclusioni dalla vita di relazione e persino delle sospensioni dal lavoro, una storia amara che  di colpo si è addolcita di fronte alla concreta possibilità di vincere la battaglia di un singolo che di colpo è diventata battaglia di tutti».

Secondo l’avvocato Bozzelli si tratta di «un precedente importantissimo che riapre le speranze di tutti coloro che, non avendo accettato di essere sottoposti alla vaccinazione anti Covid-19 - possono sperare di vedere rispettata la propria scelta attraverso questo fondamentale riconoscimento all'autodeterminazione rispetto ai trattamenti sanitari in materia trasfusionale».

L’operazione si è svolta il 20 giugno e l’uomo non ha poi avuto bisogno di trasfusioni sanguigne, ma il principio è comunque stabilito.

In questo caso l’autodeterminazione, che significa sostanzialmente libertà, viene utilizzata per uno scopo nobile e non in senso assoluto per darsi la morte (eutanasia) o togliere la vita ad altri (aborto). In quanto all'ospedale, poi, se ci fossero stati ostacoli di natura scientifica o morale, non ci sarebbe stata nemmeno una trattativa e questo fa ben sperare per il futuro. 

Così, non essendo vietata ex lege la possibilità di ricorrere alle trasfusioni dedicate, «l'associazione Arbitrium PSG ha fatto leva proprio sul rispetto del diritto di autodeterminazione in relazione ad atti che coinvolgono il proprio corpo e le proprie aspettative di salute e di vita, anche supportate da risultanze scientifiche quali quelle prodotte dagli studi del dott. Mauro Mantovani».

Interpellato dalla Bussola sull’argomento, il dottor Mantovani, pur non esprimendosi sul caso in oggetto che non conosce, ha confermato che «ormai è acclarato che la spike è una tossina e dunque questo ragionamento va ben oltre il discorso vaccinato o non vaccinato. La notizia in questione mi sembra oggettivamente rilevante».

Rilevante, e per certi versi innovativa. Si tratta di un corretto svolgimento di quell’alleanza medico paziente che nel corso della pandemia è venuta meno sia sul fronte delle cure che su quello della somministrazione del vaccino. E che ci richiama al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione.



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