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REPORTAGE

Tra velo e libertà. Le due facce del nuovo Iran

Per cercare di capire cos’è oggi l’Iran sono utili due fotografie: quella dei bus pubblici di Teheran con la zona anteriore riservata agli uomini e quella posteriore riservata alle donne. E quella della ricostruzione di un vecchio caravanserraglio nel bazar di Shiraz, ai tempi un ampio porticato usato per la sosta delle carovane. 

Esteri 24_06_2015
Donne di Teheran

Da un paio d’anni l’Iran, settantasette milioni d’abitanti e il più grande produttore di pistacchi del mondo, e dove c’è una delle pochissime fabbriche di preservativi del Medio Oriente, ha aperto le porte ai turisti, italiani compresi. Con meno di duemila euro si va a Parsepoli, Isfahan, Pasagrande e Qom, il classico giro di una settimana della Persia, dopo l’arrivo a Teheran, città brutta e grigia. 

Per cercare di capire cos’è oggi l’Iran – e non è facile – sono util due fotografie: quella dei bus pubblici di Teheran con la zona anteriore riservata agli uomini e quella posteriore riservata alle donne, un po’ come negli Anni ‘60 in America, i bianchi divisi dai neri; e quella della ricostruzione di un vecchio caravanserraglio nel bazar di Shiraz, ai tempi un ampio porticato usato per la sosta di cavalli e carovane che attraversavano il deserto: propone comodi divanetti in tessuto locale ad hoc per i turisti. I quali oltre che in riyal, la moneta locale, e in euro, possono pagare in dollari: ma l’America non è il grande Satana? Con le carte di credito invece non si paga neppure negli hotel. Piccolo particolare: non c’è molto da comprare per noi occidentali. Gli Stati Uniti sono il grande nemico eppure nelle scuole, fin dai primi anni, si studia l’inglese. Nelle zone turistiche gli abitanti vogliono dialogare, e guardiamo curiosi gli stranieri: Welcome in Iran, Where are you from?, What’s your name?, e chiedono di fare una fotografia. Soprattutto le donne, tutte – ma proprio tutte – con il velo e il vestito lungo fino ai piedi, il novantacinque per cento nero a far morire di  caldo dalla primavera all’autunno. Il velo fin dagli undici, dodici anni, ma bianco per le bambine. Lo dico per esperienza diretta, in un viaggio in Iran ho dovuto coprirmi la testa sempre: non posso credere che le donne non abbiano voglia di toglierselo e di vestirsi all’occidentale, sotto i lunghi vestiti neri spesso i jeans, i visi spesso truccati: l’Iran è chiuso ma comincia a essere aperto. 

Politicamene è chiuso, nelle campagne e nelle zone rurali si continua praticamente a vivere come cent’anni fa, ma la mentalità nelle città vuole essere aperta. In parte ci riesce e guarda al mondo democratico, anche se la paura c’è, le guide che parlano italiano – e alcune anche bene – non rispondono alle domande sul nucleare e l’accordo con Obama. Come nessuno risponde alle domande su Facebook, oscurato come altri siti, impossibile connettersi anche negli alberghi a quattro stelle; ma, ed ecco un’altra discrepanza tra le anime dell’Iran, c’è una pagina Facebook della Guida Suprema della rivoluzione islamica, con l’invito a mettere un “mi piace” in italiano, e piace a 118mila persone. Incredibilmente c’è anche il suo sito ufficiale www.khamenei.ir, in inglese, francese, tedesco e altre lingue oltre che in arabo. Si resta confusi. Naturalmente la situazione tra le città e le campagne è profondamente differente, in Iran la Porsche è uno dei desideri dei giovani, e la casa automobilistica negli ultimi tre anni ha venduto più automobili che in qualsiasi altro Paese. Come dicono gli osservatori interni e come sicuramente il presidente iraniano Hassan Rouhani sa, i turisti portano aria di libertà e la libertà per un regime teocratico e dittatoriale è dannosa. Nel frattempo l’Iran dà una mano nell’offensiva anti Isis nella città natale di Saddam, nonostante la guerra Iran-Iraq dall’80 all’88.

«Ritengo che l’attuale governo voglia dare una nuova rotta al Paese», ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera Fariba Hachtroudi, scrittrice iraniana che vive a Parigi. «I falchi sembrano ciechi e sordi… fanno di tutto per bloccare le riforme e l’apertura. Noi donne saremo sempre penalizzate finché ci sarà la legge islamica, ma la loro battaglia nella società civile e in una certa misura negli ambienti di potere dimostra che in Iran le donne e i giovani rifiutano la sharia. Tuttavia non riescono a sfuggire alla legge islamica». Nelle città le donne appartenenti alla ricca borghesia cercano di lottare e cercano un ruolo nella società, un sogno per le donne che vivono, lavorano e soffrono nelle campagne e nelle aree rurali e che sono totalmente sottomesse. A padri, fratelli, mariti. Anche un bambino di undici anni ha il potere sulla sorella maggiore. Eppure, nonostante tutto questo, l’Iran è uno dei pochi Paesi islamici in cui ci si può sposare temporaneamente. Se una donna nubile deve fare un viaggio con un uomo, che non sia un fratello o il padre, si sposa con lui, per divorziare appena arriva alla meta: la legge specifica soltanto che il matrimonio deve durare almeno un’ora. Ed è sostenitore della pianificazione familiare: per tenere sotto controllo la crescita della popolazione Il tasso di natalità è dell’1,7 per cento; in Italia dell’1,4 per cento.

Quanto è povero l’Iran? Il Pil pro capite è di 7.200 euro, in Italia di quasi 40.000; lo stipendio medio in Iran è di circa 400/500 dollari, oggi i ricchi sono gli avvocati, i notai, i medici. Povero e ricco, l’Iran è comunque uno dei Paesi che ospitano un insieme di popolazioni di rifugiati più alto del mondo: in questo è sicuramente democratico come la vecchia Europa. Ma il cammino verso la libertà sarà ancora lunghissimo, nonostante i turisti portino un vento, e una voglia, di libertà.