• A TEMA PURE GLI ANZIANI

Tra lavoro, crisi e migranti, il Natale nelle parole del Papa

I pastori sono stati al centro dell’omelia del 24 dicembre di Francesco, che ha fatto un appello contro le morti sul lavoro. Il 25, per la benedizione Urbi et Orbi, il Papa ha ricordato le maggiori crisi internazionali, tra cui quella del Myanmar. E poi i migranti e, nell’Angelus di ieri, l’importanza di «custodire la famiglia».

Anche quest’anno la Messa della Notte di Natale nella Basilica di San Pietro è stata anticipata alle 19 e 30. Lo stesso orario scelto lo scorso anno quando, però, in Italia era in vigore il coprifuoco a partire dalle ore 22. La prima Messa della Notte dell’attuale pontificato senza monsignor Guido Marini, nominato vescovo a Tortona e sostituito come maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie da monsignor Diego Ravelli.

Nell’omelia del 24 dicembre, Francesco si è soffermato sulla figura dei pastori (“erano i più semplici e sono stati i più vicini al Signore”), cogliendo l’occasione per fare un appello contro le morti e gli incidenti sul luogo del lavoro. “Dio - ha detto il Papa - stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro, ci ricorda quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro”. Il giorno successivo, nel tradizionale messaggio natalizio che ha accompagnato la benedizione Urbi et Orbi in piazza San Pietro, Bergoglio ha voluto ricordare alcuni degli scenari internazionali più complessi: dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen al Libano, dall’Afghanistan all’Ucraina, dall’Etiopia al Sahel, dal Myanmar al Sud Sudan. E proprio quest’ultimo dovrebbe essere la meta di una visita apostolica nel 2022 come testimoniato dal viaggio degli scorsi giorni compiuto in loco da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati.

Parlando del Myanmar, il Pontefice ha detto che “intolleranza e violenza colpiscono non di rado anche la comunità cristiana e i luoghi di culto, e oscurano il volto pacifico della popolazione”. Proprio in queste ore la Chiesa cattolica locale è in subbuglio dopo che il suo più alto e noto esponente, il cardinale Charles Maung Bo, è stato ritratto sorridente accanto al generale Min Aung Hlaing, autonominatosi primo ministro dopo il colpo di Stato di febbraio. L’arcivescovo ha ricevuto il comandante delle Forze armate giovedì scorso a Yangon per un incontro in vista del Natale e ha tagliato insieme a lui una torta. Le immagini hanno fatto scoppiare la rabbia e la delusione di buona parte della comunità cattolica birmana e sono state seguite da un comunicato del cardinale che ha parlato di “riconciliazione”. Di fronte alle proteste di chi gli ha ricordato le gravi violazioni dei diritti umani in corso nel Paese, Bo ha ribadito il concetto in un tweet con il quale si è chiesto retoricamente se la nazione possa permettersi di intraprendere ancora una volta “la strada della vendetta e dello spargimento di sangue”.

Oltre a soffermarsi sulle crisi specifiche, nel giorno di Natale Francesco non ha mancato di richiamare l’attenzione sul tema dei migranti i cui occhi - secondo il Papa - “ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi”. Nel messaggio natalizio, egli ha voluto menzionare anche problemi generalizzati come la solitudine degli anziani, il bullismo sui minori e la violenza sulle donne.

Su quest’ultimo tema è ritornato anche ieri, nel corso dell’Angelus del 26 dicembre, lamentando come dai “silenzi troppo lunghi” e gli “egoismi non curati” possano nascere conflitti tra le mura domestiche che a volte sfociano in “violenze fisiche e morali”. Nella Festa della Sacra Famiglia, Francesco ha chiesto alle famiglie odierne di “combattere la dittatura dell’io” e di non isolarsi con il telefonino a tavola. Infine, ha fatto appello a “genitori, figli, Chiesa, società civile” per sollecitare l’impegno a “sostenere, difendere e custodire la famiglia che è il nostro tesoro”.

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