Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Pentecoste a cura di Ermes Dovico
anniversario

Tolkien 50 anni dopo: la Compagnia prosegue il viaggio

Ascolta la versione audio dell'articolo

A mezzo secolo dalla morte del grande scrittore inglese non diminuisce il fascino suscitato dalle storie ambientate nella Terra di Mezzo in cui traspaiono una peculiare teologia della storia e una bellezza che è simbolo della grazia.

Cultura 01_09_2023

Il 2 settembre del 1973, cinquant’anni fa, moriva in Inghilterra John Ronald Tolkien. È trascorso mezzo secolo, e questo autore deve essere ormai considerato un vero e proprio classico della Letteratura. L’opera di Tolkien ha continuato a conoscere un grande successo di pubblico, incrementato dalle versioni cinematografiche dei suoi libri.

Sono finiti i tempi degli ostracismi ideologici nei confronti del professore di Oxford, e anzi si tenta di darne nuove letture politicamente corrette. Tentativi che lasciano il tempo che trovano, perché Tolkien si staglia con la sua opera al di sopra di ogni lettura riduttiva. La chiave interpretativa per comprendere tutta la bellezza offerta dal Signore degli Anelli, dallo Hobbit, dal Silmarillion, è quella religiosa. Tolkien era un cattolico inglese, perfettamente consapevole della storia religiosa del suo Paese, dai monaci santi del Medioevo ai Martiri che avevano reso la loro testimonianza fino al sangue sotto Enrico VIII, sotto Elisabetta I, sotto Cromwell.

Tolkien rivela nitidamente una propria teologia della storia, che riprende la concezione agostiniana delle due città: la Città terrena, opera degli uomini in cui agisce il male, e la Città di Dio, meta verso la quale indirizzare attese, sforzi e speranze. È da sottolineare che sant'Agostino si trovò a vivere al confine tra il crepuscolo di un mondo antico un tempo grandioso e l'alba di una nuova era dai contorni ancora incerti, e insegnò che la storia è guidata dalla Provvidenza e che quindi ogni avvenimento – dalla piccola vicenda personale alle grandi svolte dell'umanità – possiede un significato che dissipa l'oscurità e sorregge le forze dell'uomo. Le rovine, i numerosi segni di civiltà cresciute, ascese a grandezza e poi irrimediabilmente finite e dimenticate costellano ovunque la Terra di Mezzo, ricordandoci la caducità della Città terrena.

Se la storia è questa, è necessario affrontarla con eroismo, secondo la concezione che ne offre Tolkien: non è quello della forza e dell'orgoglio, ma dell'amore e del sacrificio. Riecheggiano in questa via  le parole di uno degli autori più cari al professore di Oxford, G.K.Chesterton: «È assolutamente necessario essere un uomo buono: avere il senso dell'amicizia e dell'onore e una tenerezza profonda. Soprattutto è necessario essere apertamente e indecorosamente umani, confessare appieno tutte le pietà e le paure primordiali di Adamo». Oltre all’eroismo, Tolkien ci invita a cercare la bellezza, che è segno visibile della grazia.

La bellezza trova la sua origine e la sua consistenza in Dio, e rende presente nelle realtà create la bellezza divina. Nella teologia medievale la bellezza sensibile era considerata un riflesso, una traccia di Dio che ne può favorire la percezione. Tolkien riprende questa concezione della bellezza come luce della forma e splendore della verità. Nella contemplazione dello spettacolo di un bosco, dei fiori, delle montagne, degli alberi tanto cari al professore di Oxford, nell’ammirazione per le cose ben fatte dei nani o degli hobbit, c’è l’amore per questa bellezza che ci può ricondurre a Dio e salvare il mondo. Questa bellezza, che come dimostra la tanta sofferenza che percorre la Terra di Mezzo, la fatica del cammino di rinuncia di Frodo, la dura condizione dell’esilio di Aragorn e la sua lotta per la giustizia e il diritto, non prescinde dal problema del male, è visibile e presente come grazia.

È grazia la sensazione che si prova di fronte alle cose per la loro naturale armonia, per la loro delicatezza, per la loro semplicità; è grazia la gradevolezza del creato con i suoi sapori e profumi; è grazia la leggiadria degli elfi, in particolare di Galadriel, la Regina, figura che – come Tolkien stesso aveva confermato all’amico padre Murray – fu inspirata dalla Vergine Maria, Colei che per definizione è la piena di grazia.   

Ancora è grazia l’amabilità, la gentilezza negli atti della vita quotidiana, l’assenza di sgarbo e di grossolanità; la grazia è così nel regale Aragorn, nel nobile Faramir, nel sapiente mago Gandalf, così come nel giardiniere Sam Gamgee. È grazia la gratitudine, la riconoscenza, la magnanimità, che non mancano mai nei personaggi tolkieniani, così come il loro contrario, ovvero l’avarizia, l’ingratitudine, l’avidità insaziabile sono i segni distintivi del rifiuto della grazia, della caduta.

Segno di questa grazia è infine Gandalf, il grande protettore dei piccoli hobbit e dei fragili uomini, il cui ruolo assomiglia a quello dell’Angelo Custode: illuminare le menti con i suoi saggi consigli, custodire le vite in pericolo dei suoi amici, reggere i loro sforzi e le loro fatiche, governare sulle loro coscienze, affinandole e tenendo desto e pronto il loro spirito.

Tolkien, 50 anni dopo, continua ad indicare la strada ad una compagnia sempre in viaggio.



GLI ANELLI DEL POTERE

Tolkien secondo Amazon: solo fantasy senza epica

15_09_2022 Paolo Gulisano

La serie appena iniziata, che vuol essere un prequel de Il Signore degli Anelli, lascia l’impressione che manchi qualcosa di sostanziale rispetto al legendarium del grande autore inglese: l’afflato religioso, l’anelito al Dio nascosto, il problema del male e la bellezza “tolkieniana” intesa come riflesso della grazia.

IL RACCONTO

Tolkien, le trincee, l'Epifania e la Befana

06_01_2021 Silvana De Mari

La festa dell'Epifania letta in parallelo al libro Lo Hobbit di Tolkien, Bilbo Baggins e Bard accostati ai Magi, la Prima guerra mondiale, la morale sull'economia, i ricordi personali e la leggenda della Befana. Una storia bellissima per il giorno dell'Epifania, scritto dalla più nota scrittrice italiana di Fantasy.

BIOPIC A METÀ

Il film su Tolkien? C’è una grande assenza: la sua fede

05_08_2019 Rino Cammilleri

La pellicola sull’autore del Signore degli Anelli ha attori di prima scelta ma presenta la pecca di sorvolare sulla fede cattolica di Tolkien, per lui fondamentale sia nella vita quotidiana che per l’ispirazione delle sue opere. Il film descrive poi solo il Tolkien giovane (il resto è lasciato ai titoli di coda) e lo presenta come un tormentato, mentre in realtà non lo fu affatto.