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The Renegade: che giustizia sia fatta

Black 47, in italiano è diventato The renegade. Solo adesso è uscito doppiato in italiano e lo ri-consiglio perché è davvero bello. Il film narra di Martin Feeney, un irlandese che, per mangiare, si è arruolato nell’esercito britannico e ha combattuto in Afghanistan e in India. Torna a casa nel 1847, l'anno che è «nero» e...

In Italia siamo abituati all’eversione dei titoli di film stranieri, ma di solito si tratta di traduzioni strampalate o di autentiche levate d’ingegno (il massimo lo si raggiunse col Jeremiah Johnson diventato Corvo rosso non avrai il mio scalpo, del 1972, di Sidney Pollack con Robert Redford, da subito un cult). Ma questa volta si sono superati: Black 47 è diventato The renegade. Sempre inglese e col merito di non far capire più niente. Il «rinnegato», infatti, è proprio l’opposto, e diciamo subito perché.

Il film narra di Martin Feeney, un irlandese che, per mangiare, si è arruolato nell’esercito britannico ed ha combattuto in Afghanistan e in India. Torna a casa nel 1847 anno che è «nero» (Black 47) per due motivi. Gli occupanti inglesi, che trattano gli irlandesi papisti come feccia, hanno introdotto la tassa sugli affitti, che i lord latifondisti  intendono scaricare sugli affittuari. Così, chi non può pagare viene sfrattato. La cerimonia consiste nello scoperchiare i tetti di paglia rendendo le case (già catapecchie) inabitabili. Per giunta, in quel fatale anno, la malattia delle patate, principale quando non unico alimento di quel disgraziato popolo, aggiunge la morte per fame. Si calcola un milione di morti e altrettanti emigrati in America. Mentre il poco grano che c’è viene dirottato verso l’Inghilterra.

Il nostro reduce trova sua cognata e i figlioletti scalzi in pieno inverno (non hanno neanche le scarpe), sua madre è morta di febbri perché senza medicine, suo fratello è stato impiccato in quanto cercava di opporsi allo sfratto. Qualcuno a questo punto ricorderà che questo film l’avevo già recensito qui due anni fa, quando uscì. Ma allora avevo dovuto vederlo in lingua originale e fare acrobazie di interpretazione perché nel film gli irlandesi parlano tra loro in gaelico (cosa che autorizza un giudice inglese a condannare uno che neanche sa di cosa lo si incolpa). Solo adesso è uscito doppiato in italiano e lo ri-consiglio perché è davvero bello. Tra i protagonisti c’è Hugo Weawing, già Elrond re degli Elfi ne Il Signore degli Anelli e anche, con la maschera del papista Guy Fawkes, in  V for vendetta), che è stato compagno d’armi del reduce e ora, da poliziotto, deve dargli la caccia. Infatti, quando Feeney trova la cognata e i suoi nipotini morti assiderati nella casa privata del tetto, capisce che deve farsi giustizia da solo.

In una scena si vede un funerale con bara “ecologica”: per risparmiare legno, i morti di serie B (cioè gli irlandesi) vengono portati sulla fossa comune in una bara il cui fondo si apre lasciando cadere il cadavere e può essere riutilizzata. Questa cosa è storica e non avveniva solo in Irlanda, ma perfino nell’impero austriaco dell’«illuminato» Giuseppe II. In un’altra scena gli affamati (cioè i più) possono lucrare di una scodella di zuppa calda offerta da un pastore protestante. A patto che prima recitino l’atto d’abiura nei confronti del cattolicesimo, sennò nisba.

Anche il nostro Sud, col Risorgimento, subì trattamenti del genere e qualche film nostrano lo ammette. Salvo, però, mostrare che le ragioni e i torti devono essere equamente divisi, e via salvando la mitologia nazionale. Nel film irlandese no: i cattivi sono solo gli inglesi senza se senza ma. Perché è questa la verità, e i numeri della loro emigrazione parlano chiaro. Solo quelli della nostra non parlano affatto, e i sudisti devono continuare ad applaudire una forma statale che per loro è stata solo una camicia da forza. Gli irlandesi sono riusciti a sfilarsi la loro perché non hanno mai dimenticato di averla. Vabbè, pace. Ma non perdetelo, il film, è davvero bello.

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