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Terremoto finanziario, l'Italia finisce ai margini

Tra i tanti effetti devastanti dell’attuale emergenza Coronavirus ci sono certamente quelli finanziari. Le incertezze di questa fase storica così tanto delicata non sono da ricondurre soltanto al Covid-19 e alla crisi petrolifera, ma anche alla scarsa credibilità di cui gode il nostro Paese all’estero. Tiepida è stata sin qui la solidarietà dell’Unione europea nei nostri confronti.

Tra i tanti effetti devastanti dell’attuale emergenza Coronavirus ci sono certamente quelli finanziari. Se n’è avuta la riprova ieri, con una prevedibile giornata nera delle Borse. All’incertezza legata all’allarme sanitario si è aggiunto, come fattore destabilizzante, anche la guerra del petrolio, dovuta al mancato accordo tra Opec e Russia sui tagli alla produzione di greggio per sostenere il prezzo del barile.

L’Italia, come è noto, è il Paese al mondo con il maggior numero di contagiati da Covid-19 dopo la Cina e questo dato si è tradotto in un vero e proprio crollo a Piazza Affari, dove l’indice ha fatto registrare un ribasso teorico superiore ai 12 punti percentuali e poi un lieve recupero, pur restando inchiodato attorno al -11%. Si calcola che la Borsa milanese abbia bruciato 14 mesi di guadagni, proprio a causa della giornata di ieri, che resterà negli annali come una delle peggiori sedute di sempre.

Per ritrovare qualcosa di analogo bisogna riportare le lancette dell’orologio al 24 giugno 2016 quando, all'indomani del voto favorevole al referendum sulla Brexit, l'indice milanese perse il 12,46%.

Quando si seppe dei primi casi di Coronavirus, verso fine febbraio, si ebbero dei tonfi di 5-6 punti ma mai qualcosa di così rovinoso.
Più datato il tonfo dell’ottobre 2008 a seguito della crisi Lehman Brothers, che fece perdere a Piazza Affari l’8,24%. E, infine, come dimenticare l’11 settembre 2001, con gli attentati alle Torri Gemelle, che fecero cadere in picchiata di 7,5 punti la Borsa milanese.

Lo spread, nel frattempo, ieri è risalito sopra i 200 punti. Magra consolazione sta nel fatto che anche Francoforte, Londra e Parigi hanno perso tanto. Anche perché, come detto, il petrolio registra la performance peggiore dai tempi della Guerra del Golfo.

Ma allora non era il caso, come qualcuno aveva suggerito, di sospendere le contrattazioni di tutti i listini europei, o quanto meno le vendite allo scoperto di titoli? Fatto sta che, nonostante le smentite della Consob, che per ora ha escluso uno stop alle negoziazioni di titoli, l’ombra di attacchi speculativi si allunga sui mercati finanziari.

Le incertezze di questa fase storica così tanto delicata non sono da ricondurre soltanto al Covid-19 e alla crisi petrolifera, ma anche alla scarsa credibilità di cui gode il nostro Paese all’estero. Tiepida è stata sin qui la solidarietà dell’Unione europea nei nostri confronti. Eppure si è detto per mesi che il nostro premier poteva vantare solide relazioni con le cancellerie di mezza Europa e con i capi di Stato e di governo dei Paesi più influenti, nel Vecchio Continente e anche oltre Oceano.

Evidentemente non era così, anzi i tentennamenti di Giuseppe Conte e del suo governo nella gestione dell’emergenza attuale ne stanno appannando non poco l’immagine internazionale, al di là dei confortanti sondaggi sul suo gradimento su base nazionale.

Forza Italia già domenica aveva chiesto di fermare tutte le Borse europee. Commenta Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Oggi la Borsa andava chiusa. Che ci sarebbero stati seri problemi era evidente già ieri. Lo abbiamo chiesto a gran voce ed è stata una grave imprudenza aver aperto i mercati finanziari dato che era ampiamente prevedibile quello che è poi successo».

Il governo italiano avrebbe potuto pensarci, così come le autorità competenti, quindi la Consob. In verità anche Matteo Renzi, sempre domenica, aveva proposto, in un video su Facebook, di tenere chiusa la Borsa il giorno dopo, cioè ieri, proprio per allontanare lo spettro della crisi finanziaria

Anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva chiesto di «valutare se sospendere le contrattazioni di Borsa per dare modo di metabolizzare gli ultimi provvedimenti e frenare i comportamenti più irrazionali. Di certo vanno vietate le vendite allo scoperto».

Ma l’amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi non si era detto particolarmente entusiasta dell’ipotesi blocco delle contrattazioni: «Non c'è motivo di aspettarsi che gli scambi non continuino come al solito – aveva dichiarato - e il mercato italiano è già sceso in proporzione all'impatto del virus».

Lo scossone finanziario di ieri è stato certamente un’avvisaglia e rischia di provocare sconquassi all’intero sistema economico. La svalutazione del patrimonio industriale italiano è già in atto da tempo ma questa fase di tracollo può aprire la strada a una vera e propria svendita degli asset fondamentali del nostro Sistema Paese, preparata da attacchi speculativi e torbide manovre finanziarie internazionali.

Si sta probabilmente preparando un nuovo ordine mondiale, destinato a marginalizzare ulteriormente l’Italia nello scacchiere internazionale. Sperando che l’allarme sanitario si ridimensioni al più presto, ciò che risulterà più difficile da superare sarà proprio l’impoverimento progressivo della nostra economia, con tutto ciò che ne conseguirà in termini di assottigliamento della sovranità nazionale.